19 ottobre 2008

Il Pbc sui terreni «L’avevamo detto»
Continua la lotta portata avanti dalla lista civica “Per il bene comune” contro la realizzazione del nuovo ospedale nella Piana. Questa volta però la polemica si sposta sul terreno in cui dovrebbe sorgere il nuovo presidio ospedaliero a Palmi, e in particolare sulla sua gratuità. Lo stessoPbc, dopo aver appreso che «al posto di terreni gratis si incomincia a parlare di cessione a prezzi irrisorio», attacca ancora una volta la scelta «antidemocratica e fortemente campanilistica». Già in precedenza aveva sollevato la questione definendo la gratuità del suolo di Palmi «un falso». «Per queste dichiarazioni – affermano il coordinatore del Pbc di Gioia Tauro, Iacopo Rizzo, e il coordinatore regionale, Renato Bellofiore – siamo stati derisi, oggi non siamo quindi stupiti ma non possiamo non essere preoccupati perché questa è un’ulteriore dimostrazione di come non si rispettino i cittadini e si continui in maniera strumentale a prenderli in giro». Non si dicono sorpresi ma molto turbati quindi i due coordinatori che mettono pure in evidenzia «la probabile chiusura e la conseguente probabile perdita del posto di lavoro per i 150 dipendenti dell’istituto agrario. Si vuole quindi semplicemente distruggere una scuola – scrivono in una nota – che ha quasi 100 anni di storia senza neanche preoccuparsi delle possibili conseguenze economiche e sociali». Quello a cui non si tiene in considerazione, secondo il Pbc, sono inoltre i vantaggi dati dal risparmio dell’energia elettrica, se la struttura ricadrà nel suolo di Cannavà di Rizziconi, «in base a una convenzione tra la centrale turbogas e il comune di Rizziconi, verrà concessa gratuitamente con evidenti vantaggi gestionali per il nuovo nosocomio». Dal Pbc arrivano comunque ancora segnali di fiducia per il buon esito della vicenda che continuerà ad «opporsi agli interessi di pochi politici che vanno a danno della collettività e a tali atteggiamenti, perché ritiene sia immorale continuare a mentire e andare avanti su questa strada senza spiegarne le motivazioni, senza prendere in considerazione le perplessità più volte sollevate e soprattutto la volontà popolare e il buon senso».

Da Calabria Ora del 18.10.08.Il Pbc sui terreni «L’avevamo detto»


Il Pbc sui terreni «L’avevamo detto»
Continua la lotta portata avanti dalla lista civica “Per il bene comune” contro la realizzazione del nuovo ospedale nella Piana. Questa volta però la polemica sisposta sul terreno in cui dovrebbe sorgereil nuovo presidio ospedaliero a Palmi, e in particolare sulla sua gratuità. Lo stesso Pbc, dopo aver appreso che «al posto di terreni gratis si incomincia a parlare di cessione a prezzi irrisorio», attacca ancora una volta la scelta «antidemocratica e fortemente campanilistica». Già in precedenza aveva sollevato la questione definendo la gratuità del suolo di Palmi «unfalso». «Per queste dichiarazioni – affermano il coordinatore del Pbc di Gioia Tauro, Iacopo Rizzo, e il coordinatore regionale, Renato Bellofiore – siamo stati derisi, oggi non siamo quindi stupiti ma non possiamo non essere preoccupati perché questa è un’ulteriore dimostrazione di come non si rispettino i cittadini e si continui in maniera strumentale a prenderli in giro». Non si dicono sorpresi ma molto turbati quindi i due coordinatori che mettono pure in evidenzia «la probabile chiusura e la conseguente probabile perdita del posto di lavoro per i 150 dipendenti dell’istituto agrario. Si vuole quindi semplicemente distruggere una scuola – scrivono in una nota – che ha quasi 100 anni di storia senza neanche preoccuparsi delle possibili conseguenze economiche e sociali». Quello a cui non si tiene in considerazione, secondo il Pbc, sono inoltre i vantaggi dati dal risparmio dell’energia elettrica, se la struttura ricadrà nel suolo di Cannavà di Rizziconi, «in base a una convenzione tra la centrale turbogas e il comune di Rizziconi, verrà concessa gratuitamente con evidenti vantaggi gestionali per il nuovo nosocomio». Dal Pbc arrivano comunque ancora segnali di fiducia per il buon esito della vicenda che continuerà ad «opporsi agli interessi di pochi politici che vanno a danno della collettività e a tali atteggiamenti, perché ritiene sia immorale continuare a mentire e andare avanti su questa strada senza spiegarne le motivazioni, senza prendere in considerazione le perplessità più volte sollevate e soprattutto la volontà popolare e il buon senso ».

15 ottobre 2008

Dal Quotidiano della Calabria del 15 ott. '08.No al rigassificatore Pbc: «Piana zona meno indicata per impianto»



No al rigassificatore

Pbc: «Piana zona meno indicata per impianto»



di VIVIANA MINASI

GIOIA TAURO - La notizia del via libera del Governo alla costruzione dell'impianto di rigassificazione nella Piana, non è stata ben accolta sostenitori della lista civica “Per il bene Comune”, che tanto stanno facendo per difendere il territorio e la salute dei cittadini. «L'area circostante la Piana di Gioia Tauro - dicono Bellofiore e Rizzo - è la meno indicata ad ospitare simili impianti. È un'area verde, da proteggere, un vero e proprio anfiteatro terrestre naturale». Preoccupa inoltre l'elevata sismicità della zona, già soggetta a violenti terremoti nel passato, con epicentro proprio nella zona individuata per l'edificazione del rigassificatore. Dunque, una duplice

lotta quella del “Pbc”: per la tutela della salute e per la salvaguardia del territorio. «E' la prova che Loiero e la sua Giunta tengono sempre meno a questa bellissima area, considerandola come zona nemica», prosegue ancora Bellofiore. Che rivendica il diritto dei cittadini di poter decidere sul loro futuro: «La decisione finale spetta alla popolazione locale, la vera vittima sacrificale qualora si dovessero verificare incidenti, non a Loiero o agli imprenditori che vivono a centinai di migliaia di chilometri da Gioia Tauro». Per la Comunità Europea, un impianto del genere è ad altissimo rischio di esplosione, con effetti devastanti fino a 30/50 chilometri di distanza. Basterebbe solo questo dato a far desistere chiunque avesse anche un po' di rispetto per il territorio in cui vive e di amor proprio. Dunque, sarebbe più opportuno costruire un impianto simile in una zona lontana da centri abitati e in cui non c'è folta vegetazione, o colture di oliveti ed agrumeti. «Vogliamo sì uno sviluppo per la nostra Regione, ma uno sviluppo vero e sano - dicono ancora Bellofiore e Rizzo -basato sul nostro gas, quello che ci appartiene e che purtroppo stiamo perdendo di giorno in giorno; quello che è sotto i nostri piedi ed è parecchio». La mancanza di grosse industrie, rende la Calabria una delle zone meno inquinate d'Italia; la presenza di impianti come quello che è in programma di costruire, causerebbe un aumento dell'inquinamento dell'aria, oltre che una dispersione di micro particelle tossiche, altamente nocive per la salute. «Per questi e per tanti altri motivi, diciamo no al rigassificatore e difendiamo la nostra salute». Prosegue così la lotta per la salute promossa dalla lista civica “Per il bene Comune”, rincuorata anche dal fatto che nei giorni scorsi la terna commissariale di Gioia ha risposto ai tanti telegrammi inviati da Bellofiore e Rizzo, per ringraziarli dell'impegno messo a tutela di salute e ambiente.

13 ottobre 2008

Pbc: obiettivo raggiunto riaperto il reparto di "Cardiologia" all'Ospedale Giovanni XIII.


Da Gazzetta del Sud del 13 ottobre 2008 - Gioia Tauro eseguito dal municipio un primo intervento sulle infiltrazioni in Cardiologia
Impegno della Commissione straordinaria per «il normale funzionamento dell'ospedale»
di Vincenzo Toscano
GIOIA TAURO
«Questa Commissione Straordinaria nel riconoscere l'importanza della grande opera di sensibilizzazione che la lista civica "Per il Bene Comune" sta portando avanti in materia di sanità pubblica e di tutela del diritto alla salute per i cittadini gioiesi e calabresi, garantisce il massimo sostegno a tutte le iniziative finalizzate a dare attuazione ai principi di salvaguardia e di rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo». È il testo iniziale della missiva che la Commissione straordinaria del Comune di Gioia Tauro composta dal dott. Mario Fasano, dal rag. Gerardo Bisogno, e dal dott. Domenico Rocco Galati ha fatto pervenire ai coordinatori regionale e locale del movimento politico di Bellofiore e Rizzo, e all'Asp 5, in risposta all'esposto che i coordinatori di Pbc avevano inviato al Comune, relativo alla messa in sicurezza dell'ospedale di Gioia Tauro e al ripristino del reparto di Cardiologia.
«La precarietà in cui versa l'intera struttura sanitaria calabrese – si legge, riprendendo il testo della Commissione straordinaria del Comune – rappresenta una realtà che non può e non deve essere relegata nell'ombra. A tal fine, ed a fronte della grave situazione di disagio denunciata, il Comune di Gioia Tauro è intervenuto prontamente, e già in data 18 settembre 2008 i tecnici incaricati geom. Vincenzo Speranza e Antonio Toscano, congiuntamente al responsabile degli operai Salvatore Ranieri, hanno effettuato un primo sopralluogo presso il reparto di cardiologia dell'ospedale Giovanni XXIII. A seguito di tale ispezione è stata disposta l'esecuzione di piccoli lavori di saldatura della guaina bituminosa non perfettamente saldata, motivo delle infiltrazioni di acqua. Riferiscono peraltro gli addetti ai lavori che sul luogo era già presente una squadra di tecnici che, operando sotto la direzione dell'Ufficio tecnico dell'Asp 5, stava predisponendo il montaggio di un tetto di protezione al solaio di copertura». «Per tali motivi, questa Commissione straordinaria nel garantire la massima vigilanza sull'evolversi della vicenda sollecita a codesta Azienda sanitaria tutti gli interventi atti a ristabilire le condizioni di salubrità necessarie al normale funzionamento della struttura ospedaliera Giovanni XXIII».
«Siamo, naturalmente, molto soddisfatti dell'intervento immediato ed autorevole della Commissione straordinaria del Comune, che servirà a porre rimedio ai gravissimi danni causati dagli organismi istituzionali preposti – hanno detto Bellofiore e Rizzo – organismi sui quali pesa come un macigno la gravissima responsabilità dell'incredibile "abbandono al suo destino" per lunghissimi anni ed a tempo indeterminato, della importantissima e logisticamente frubile struttura ospedaliera posta nel "cuore" della Piana».
«Il ruolo che avrebbe dovuto svolgere questo presidio ospedaliero – proseguono i due dirigenti di Pbc – è stato letteralmente ignorato e messo nelle condizioni di non funzionare, senza tenere conto – e secondo noi questo è un "avvenimento" che solo ed esclusivamente in quest'area poteva verificarsi, come, purtroppo, si è verificato – che alla sue spalle esiste una "polveriera" infortunistica di enormi proporzioni. E su questa "polveriera" sono "transitati" presidenti di Regione, assessori alla Sanità, manager e direttori generali che sembra non si siano mai resi conto dei pericoli incombenti sulla "forza lavoro" anche quando, in un solo ed unico evento, al Pronto soccorso del Giovanni XXIII sono stati trasportati d'urgenza ben 28 (ventotto) lavoratori del Porto. Di conseguenza, è fin troppo chiaro che nessuno, agli alti, medi e bassi livelli, si è reso conto e ha "sorvolato" sulla estrema necessità di rendere altamente funzionale questa strategica struttura ospedaliera . Siamo quindi grati ai tre commissari che guidano il Comune di Gioia Tauro – hanno concluso Bellofiore e Rizzo – perché finalmente sentiamo che c'è qualcuno che dimostra interesse per questa città dimenticata e penalizzata specialmente dalle istituzioni regione e provincia che arrivano anche a fiancheggiare assurde pretese di minoranze e campanili ai suoi danni, con risvolti negativi e anzitutto nei confronti dei lavoratori».

11 ottobre 2008

RIGASSIFICATORE A GIOIA TAURO PERICOLO COSTANTE PER LE POPOLAZIONI E DISTRUZIONE DELLA MITICA COSTA VIOLA DI PLATONE.

Gioia Tauro, 11.10.08

“PER IL BENE COMUNE” CONTRARIO AL VIA LIBERA DEL GOVERNO AL RIGASSIFICATORE IMPOSTO SUL TERRITORIO ED AI SUOI ABITANTI DA UNA REGIONE CALABRIA NEMICA DI GIOIA TAURO E DELLA PIANA.

Che il manufatto che si vuole costruire sia una spada di Damocle pendente sull’estremo lembo meridionale della Calabria è sicuro.

Che il verde della “piana” di Gioia Tauro, polmone d’Italia, con i suoi abitanti, i suoi 1.060.000 m2 a colture specializzate e le sue seconde foreste d’Italia dell’Aspromonte in caso d’incidente possano volatilizzarsi è altrettanto certo.

Questo sito di Gioia è il meno adatto a costruire impianti ad alto rischio, perché poggiante sulla frattura della crosta terrestre soggetta a violenti fenomeni sismici con epicentro spesso nello stretto e nella fascia aspromontana coinvolgendo tutta la costa e l’interno, interessando anche la costiera ionica in corrispondenza con i rilievi della Sila.

All’elevatissima sismicità con terremoti del 10° della scala Mercalli, con maremoti e onde alte quindici metri quanto un palazzo di 5 piani, come quello del 28 dicembre 1908, scatenatosi alle 5,21 del mattino della durata di 2 minuti, quale impianto contenente addirittura 12 miliardi di mc di gas pericoloso (come il ragassificatore di Gioia Tauro) può resistere ?

Oggi, purtroppo, imprenditori e politici spesso fanno scelte moralmente condannabili, specie quando si tratta della vita di centinaia di migliaia di esseri umani costretti a vivere in perenne ansia per un possibile incidente.

Otre al pericolo elevato ci sono le bellezze paesaggistiche tutelate da leggi della Comunità Europea che in Italia non contano nulla. In Calabria men che meno .

Un anfiteatro terrestre naturale, con ai lati gli antichi siti di Medma e Metauro, incastonate in mare dalle mitiche isole dello Stromboli, Vulcano, Lipari, Panarea, Saline per citarne alcune.

In mezzo a questo paradiso terrestre ,vogliono costruire un mostro che solo mente umana avida e degenerata può partorire.
Se non è paesaggio da tutelare questo ,dove passò la storia dell’Occidente ,quale altro al mondo meglio di questo?
Il mare di cui il filosofo naturalista, Platone, avvicinandosi alle nostre coste 2500 anni fa, descriveva le stupende visioni serali cangianti, con sfumature dal color viola, da cui la costa prese il nome. Ricordate ? “Ogni cosa si tinge con le diverse tonalità del colore viola, dando vita ogni sera con i suoi spettacolari riflessi, ad una visione sempre nuova.”
Si vuole scientemente attentare a questo dipinto unico, che madre natura rinnova giornalmente fin dalla sua creazione, cioè da sempre! Stiamo parlando di un megarigassificatore da 12 miliardi di mc di gas, unico nel suo genere, che imprenditori e politici interessati vogliono imporre alle popolazioni ignare di tutte le infauste conseguenze che incomberanno sulle loro teste.
Se la Comunità Europea, considera questo’impianto ad altissimo rischio esplosione con effetti devastanti fino a 30-50 km dei seri motivi devono pur esserci.
Basterebbe questo e ne avanza a fare desistere chiunque avesse un minimo di amor proprio.
Se esistesse la vera politica quest’impianto verrebbe relegato nella migliore delle ipotesi in zone desertiche a migliaia di km dai siti urbani.

Per l’imprenditore De Benedetti e C., politici come l’ex presidente del consiglio Prodi o l’attuale governatore della Calabria Loiero e la sua giunta non esistono pericoli di alcun genere.
Anzi , stando alle loro versioni , vi è progresso per l’Europa , per l’Italia e occasione storica di sviluppo per la Calabria. Dal momento che può immagazzinare il 10% del consumo italiano di gas e quindi vi è interesse per tutti .

Peccato, moltissima gente non crede alle favole e noi tra essi.

Per esempio , crediamo a fatti concreti e preoccupanti , come la distruzione sistematica del territorio,i suoi tesori ,quali ,acqua ,fauna marina , mare , isole ,vegetazione. In una parola l’ambiente ,che se alterato ,si perde per sempre!
I cittadini vogliono quello che hanno ereditato dalle generazioni passate . Desiderano il mare viola come lo è sempre stato e balneabile .
Soprattutto non vogliono rischi apocalittici incombenti per le popolazioni.
Se sviluppo ci deve essere ,vogliamo quello vero.
Quel progresso basato sul nostro gas ,quello che ci appartiene e che stanno depauperando di giorno in giorno . Quel gas che è sotto i nostri piedi ed è parecchio . Immettiamo in rete gas per il 27% del consumo italiano ,quota che viene estratta in Calabria nello jonio. A Loiero e a tutti quelli che ci hanno amministrati fino ad oggi chiediamo, questi enormi profitti dove vanno? Basterebbe questa risorsa economica per eliminare i problemi della Calabria ,compresa l’endemica disoccupazione dei giovani e meno giovani .Visto che siamo appena due milioni di abitanti. I nostri politici smettano di fare la questua a Roma per avere impianti inquinanti e pericolosi che nessuno vuole e considerino il territorio bene primario da tutelare quale fonte di vera ricchezza .
Fa ancora più male constatare, in una regione come la Calabria, che non ha industrie vedersi inquinata da impianti che sono dissipatori di risorse economiche e di nessuna utilità per il territorio e quel che è peggio dannosi alla salute dei cittadini( vedi centrali Enel,turbogas ,elettrodotti , biomasse ,inceneritori ,megadiscariche ,megadepuratori ecc. ecc.).
In questo momento Loiero è ansioso di avere il rigassificatore a Gioia T.
Adamo e Oliverio , scalpitano ,dicono di volere vantaggi per l’intera Calabria .
Sicuramente si riferiscono ai 400 milioni di entrate fiscali che andranno a Catanzaro mentre solo briciole rimarranno sul territorio della Piana ed a quei Comuni che sopportano il rischio di un’esplosione.
Come “Meridiana Gas” società che dovrebbe avere i 300 milioni di mc di gas a prezzi particolari .
O le società per l’utilizzo della catena del freddo. O l’acquisto del 30% del capitale societario ecc .ecc. Tutto questo bel po’ di roba va gestito a livello di alta politica (Catanzaro). Mentre ai tre comuni del territorio (le cenerentole Gioia Tauro, Rosarno e San Ferdinando), come si diceva, in cui ricadrebbe il manufatto, darebbero 10 milioni (su 400) di euro a partire dal 2013.
A questo punto è bene mettere in chiaro una cosa fondamentale .
Il rigassificatore che si intende costruire è un manufatto a elevato rischio esplosione i cui danni , con l’aggravante dell’alta sismicità del territorio.
Queste eventuali calamità provocate non interessano i tre comuni ma l’intero territorio. Da considerare inoltre che le persone non sono minimamente informate sulla pericolosità dell’impianto.
Pertanto , se l’opera andrà fatta o meno non lo devono decidere gli imprenditori o meno, né Prodi, né Loiero e c., le cui abitazioni distano centinaia e migliaia di km da Gioia T.
La decisione finale, spetta alle popolazioni locali , che sarebbero le vere vittime sacrificali in caso di incidenti.
Poi,solo poi si può discettare o meno dell’utilità del manufatto ,come le entrate fiscali,le società e quant’altro di utile da far rimanere nella fascia di pericolo dei cittadini dove c’è il rischio reale, non altrove dove il rischio è nullo.
Membro Coordinamento Regionale Pbc
Giuseppe Rizzo

LA SCUOLA ASSASSINA

gio 16 ott. h. 21.00 presso la sede nazionale di PER IL BENE COMUNE P.le Stazione 15 - Primo Piano, Ferrara.



“Ho visto un pomeriggio, una notte e un giorno tirar fuori bambini dalle macerie: vivi e morti. Li ho poi visti dentro le loro bare bianche ordinate nella palestra ai piedi del paesino, ancora da inaugurare, eppure usata come obitorio. Ho ascoltato il pianto angosciante, tremendo, e la rabbia dei genitori, le parole dei tecnici, esperti e magistrati. (…) I volti di quei bimbi- o in qualche caso quel poco che ne era rimasto – dopo averli visti non si possono dimenticare. E nessuno può dire che li abbia uccisi una scossa di terremoto.” (dall’Introduzione de La scuola assassina, Ed. Paoline, 2003)Il 31 ottobre 2002 si consuma una strage a San Giuliano di Puglia (CB): muoiono 27 bambini e una maestra per il crollo di una parte di scuola appena interessata da un intervento di sopraelevazione. Una serie lunghissima di normative non rispettate, i timori del dirigente scolastico, le scosse di terremoto, e poi una sentenza emessa da un giudice monocratico che abbandona la Camera di Consiglio per alcune ore, per poi tornarsene con una sentenza che ha ben poco a che fare con la giustizia: gli imputati sono assolti perché “il fatto non sussiste”. Nell’attesa dell’apertura del processo d’appello, l’obiettivo è quello di non dimenticare ciò che è avvenuto, affinché simili episodi non abbiano mai più a ripetersi, affinché la sicurezza degli edifici scolastici possa essere garantita ai bambini, ai ragazzi e ai genitori. Il 16 ottobre alle ore 21, presso la sede nazionale di “Per il bene comune”, in Piazzale Stazione 15 a Ferrara (1° piano), Monia Benini e Renato Bellofiore di PBC apriranno la presentazione-dibattito, che avrà come protagonisti l’autore del libro La scuola assassina, Pino Ciociola, e il presidente del Comitato Vittime della Scuola di San Giuliano, Antonio Morelli. La partecipazione è aperta a tutti; i presenti potranno ottenere il Libro Bianco sulla vicenda processuale e potranno acquistare il libro di Ciociola. Durante l’iniziativa “Per il bene comune” coglierà l’occasione per presentare alcune proposte,a perte all’integrazione da parte del pubblico, tese a migliorare l’attuale legislazione in materia di sicurezza dell’edilizia scolastica.

Informazioni sull’autore:

Pino Ciociola lavora dal 1991 nella redazione romana di Avvenire e si occupa di problemi sociali e cronaca. Nel dicembre 2002 gli è stato assegnato il “Premio Giornalistico Dino Buzzati” per i reportage sul terremoto in Molise, e nel 1998 ha vinto il premio “Natale UCSI – Giuseppe Faccincani” di giornalismo sociale.

10 ottobre 2008

Da Gazzetta del Sud del 10 ottobre '08 - Pbc : salviamo l'Istituto tecnico agrario di Palmi



Gioia Tauro
Intervento del coordinatore di "Per il bene comune"
Bellofiore: salviamo l'Istituto tecnico agrario di Palmi

di Vincenzo Toscano
GIOIA TAURO
Un affondo del movimento "Per il bene comune" che in un comunicato stampa, dal titolo "Salviamo l'Istituto tecnico agrario di Palmi a rischio chiusura, con conseguente perdita di 150 posti di lavoro", è finalizzato – secondo quanto affermano i due coordinatori, locale e regionale, Iacopo Rizzo e Renato Bellofiore - a «mettere in chiaro la problematica del terreno "vincolato" e che si vorrebbe "svincolare" per la realizzazione dell'ospedale nuovo».
«La decisione campanilistica imposta al territorio della Piana di costruire il nuovo ospedale a Palmi, sui terreni adiacenti e a servizio dell'Istituto Tecnico Agrario di Palmi in località Trodio – si legge nel comunicato – metterà a rischio la sopravvivenza di questa scuola d'eccellenza, dalle tradizioni centenarie, unica in tutta la provincia. E avrà come probabile prima e immediata conseguenza la perdita di numerosi posti di lavoro. L'azienda agricola dell'Istituto è composta da terreni coltivati a frutteto, agrumeto (di tutti i tipi), vigneto e uliveto, da una cantina, una distilleria, un pollaio, una stalla, da serre, un terreno seminativo per la produzione di fieno biologico. Essa viene gestita in modo da realizzare un modello di agricoltura sostenibile, adottando tecniche e fattori di produzione non problematici dal punto di vista agronomico e poco impattanti dal punto di vista ambientale».
Per come riferito a "Pbc" dal preside Carmelo Libero Cacciamo la scuola agraria «non ha senso di esistere senza l'azienda. Nè avrebbe senso la proposta avanzata dalla politica di sopperire a tale mancanza con un sito alternativo, distante dalla scuola, per tutta una serie di ragioni: costi ulteriori per tali trasferimenti e costruzione della nuova azienda; pericolosità di dover spostare quotidianamente numerosi alunni per raggiungere i terreni necessari per le attività didattiche. Ciò comporterebbe – prosegue la nota – nella migliore delle ipotesi, la perdita di circa il 40% del tempo a disposizione per l'apprendimento, il blocco immediato di tutta la produzione biologica in corso, come il vino e l'olio che vengono annualmente commercializzati dalla scuola e i cui utili vengono reinvestiti in attività per gli studenti».
Pbc rende poi noto l'organico "a rischio" dell'Ita: «All'interno dell'azienda e dell'Istituto agrario oggi lavorano 70 insegnanti, 4 addetti tra assunti di ruolo e ad incarico annuale, 3 tecnici assistenti di azienda, 3 cuochi, 28 collaboratori scolastici, 13 tecnici assistenti ai laboratori, 7 unità amministrative, 1 segretario; senza considerare poi che la scuola per la cura dei terreni e dell'azienda si serve pure di manodopera esterna». Concludendo, Pbc esprime «profonda preoccupazione perché fino ad oggi è stata fatta un'analisi superficiale di questi e altri problemi ai quali nessun politico ha inteso dare ufficialmente la giusta importanza e le giuste risposte».

Da il Quotidiano della Calabria del 9.10.08:Pbc: «Così ci saranno 150 posti di lavoro a rischio»


La scelta della nuova struttura a Palmi confermata alla Rai dal prefetto Giuseppe Zannini «Ospedale unico? Troppi soldi» Pbc: «Così ci saranno 150 posti di lavoro a rischio»
di FRANCESCO CONDOLUCI
TACE LA Regione, sull'Ospedale Nuovo della Piana di Gioia Tauro. Dall'ultima riunione tra l'assessore alla Sanità Vincenzo Spaziante e i sindaci ormai è passato quasi un mese. Le ultime parole ascoltate sono state che «per dare risposta alla domanda sanitaria della Piana, verrà costruito un nuovo ospedale di riferimento, e sarà mantenuto quello di Polistena ». Sulla localizzazione del nuovo nosocomio, le bocche, in quell'occasione, sono rimaste rigorosamente cucite. Come se la scelta su dove ubicare la struttura che verrà costruita con 57 milioni di euro (ma in origine erano 61), fosse ancora aperta a qualunque soluzione. Ma in questo mese trascorso dalla trasferta di Spaziante a Palmi, le voci sulla decisione di costruirlo a Palmi -come ormai si è capito da un pezzo - hanno cominciato a farsi sempre più insistenti. E se la Regione continua a tacere, evitando accuratamente ogni ufficialità, il silenzio lo ha interrotto qualche giorno fa davanti alle telecamere di una trasmissione televisiva il prefetto Giuseppe Quirini Zannini, delegato da Spaziante per la costruzione del Nuovo Ospedale. Il quale, rispondendo alle domande del giornalista Rai Franco Di Mare, ha praticamente ammesso che la struttura sorgerà a decine di chilometri da Polistena, perché costruirla in un altro punto più vicino significherebbe «tagliare fuori l'utenza della fascia tirrenica più bassa della Piana». Un modo diplomatico per confermare che sarà Palmi ad ospitare il programmato nosocomio da 300 posti di letto. E che nonostante i 40 anni alle spalle di fallimenti (e tragedie) della parcellizzazione dell'offerta sanitaria sul territorio - la cui più vivida testimonianza sono i 7, anzi attualmente i 5 «mezzi ospedali» della Piana - a Catanzaro intendono proseguire ostinatamente su questa strada del decentramento, con due presidi che, come tutti tengono a sottolineare, «non saranno due ospedali-fotocopia». Giustappunto. E tutto questo per salvaguardare l'ospedale di Polistena, difeso con le unghie e con i denti dai professionisti della politica del campanile e riconvertire il desolato “Papa Giovanni XXIII” di Gioia Tauro (allo stato solo due reparti aperti, con 150 dipendenti per 8 posti letto) e l'altro vecchio nosocomio di Palmi. E poi, perché, del resto, come Zannini ha confessato a microfoni spenti, «per costruire un Ospedale Unico, ci sarebbero voluti 130 milioni di euro». A sentire la Regione (anzi, ad interpretarne il pensiero, visto che non parla), questa sarebbe insomma «l'unica soluzione possibile». Che, con ogni probabilità verrà ufficializzata magari, il giorno prima che il Piano Sanitario Regionale approdi in consiglio regionale. Nel frattempo il territorio annaspa tra le posizioni ondivaghe dei sindaci che stanno alla finestra e la cocciuta ostinazione dal Comitato pro-Ospedale Unico formato da associazioni e movimenti politici, che si batte «senza se e senza ma» contro la linea dei due mezzi ospedali. Ieri ad esempio, la lista «Per il Bene Comune», uno dei soggetti più attivi del fronte, ieri ha tirato fuori un allarme finora inedito. «La decisione di costruire il nuovo Ospedale a Palmi, sul Parco dell'Istituto Tecnico Agrario in località Trodio, metterà a rischio la sopravvivenza di questa scuola, unica in tutta la provincia e comporterà la perdita di numerosi posti di lavoro -hanno rilevato Renato Bellofiore e Jacopo Rizzo di Pbc - come riferitoci dal preside Carmelo Cacciamo la scuola agraria “non ha senso di esistere” senza l'azienda che svolge attività produttive e di trasformazione, ma esercita anche un ruolo di supporto per le attività sperimentali, didattiche e dimostrative. Nè ha senso la proposta avanzata dalla politica “interessata” di sopperire a tale mancanza con un sito alternativo distante dalla scuola. Ciò per i costi ulteriori per tali trasferimenti e costruzione della nuova azienda e la pericolosità di dover spostare quotidianamente numerosi alunni. Dove andranno gli oltre 450 alunni della scuola qualora l'Istituto dovesse chiudere? All'interno dell'azienda oggi lavorano 150 persone: qualcuno si è chiesto se potranno essere mantenuti tutti, a fronte dello svuotamento dell'Istituto Agrario?».

8 ottobre 2008

Da il Quotidiano della Calabria del 8 ottobre 2008: Opposizione al raddoppio del sito USA





Dalla Piana di Gioia Tauro a Vicenza «No alla base»

Proteste contro la base Usa



di VIVIANA MINASI

GIOIA TAURO - E' grande la soddisfazione espressa da Renato Bellofiore, coordinatore regionale della lista civica nazionale “Per il bene Comune”, e Iacopo Rizzo, coordinatore della sezione di Gioia Tauro dello stesso movimento politico, per i risultati ottenuti in seguito alla consultazione popolare, avvenuta domenica scorsa a Vicenza, in merito alla questione concernente la costruzione della nuova base militare statunitense. econdo i dati forniti dal notaio del comitato dei garanti dei dati, 24.094 cittadini hanno espresso il loro voto, e di questi, 23.050 hanno espresso parere sfavorevole sulla nuova base militare statunitense.

Si tratta di un buon 95,66% della popolazione. «Una grande fetta di popolazione ha detto no alla base militare - ha commentato Bellofiore - e lo ha fatto utilizzando una forma pacifica e democratica, rivendicando con il voto il diritto dei cittadini a decidere il proprio futuro».

Un ottimo risultato, considerando anche che la consultazione è stata organizzata in tempi da record dopo la pronuncia negativa del Consiglio di Stato. Dunque, anche dalla Piana arriva il no alla base Usa.

Pbc: Salviamo l’Istituto tecnico agrario di Palmi, a rischio la chiusura della scuola e 150 posti di lavoro.


Gioia Tauro, 8 ottobre 2008
COMUNICATO STAMPA

Pbc: Salviamo l’Istituto tecnico agrario di Palmi, a rischio la chiusura della scuola e 150 posti di lavoro.

La decisione campanilistica imposta al territorio della Piana di costruire il nuovo Ospedale a Palmi, sui terreni adiacenti ed al servizio dell’Istituto Tecnico Agrario di Palmi, località Trodio, metterà a rischio la sopravvivenza di questa scuola d’eccellenza, dalle tradizioni centenarie, unica in tutta la provincia di RC, ed avrà come probabile prima ed immediata conseguenza la perdita di numerosi posti di lavoro.

L’azienda agricola dell’Istituto TECNICO AGRARIO di PALMI è composta da terreni coltivati a frutteto, agrumeto (di tutti i tipi), vigneto e uliveto, da una cantina, da una distilleria, da un pollaio, una stalla, da serre, da un terreno seminativo per la produzione di fieno biologico. Essa non svolge solo attività produttive e di trasformazione, ma esercita anche un ruolo di supporto per le attività sperimentali, didattiche e dimostrative condotte dagli altri centri dell’Istituto.
L’azienda agricola viene gestita in modo da realizzare un modello di agricoltura sostenibile, adottando tecniche e fattori di produzione non problematici dal punto di vista agronomico e poco impattanti dal punto di vista ambientale. Tutte le scelte vengono effettuate cercando di posizionare l’azienda in maniera attiva e propositiva nel contesto agricolo calabrese e nel rispetto dei fondamentali criteri di qualità, razionalità ed economicità.

Per come riferito a Pbc dal Preside Prof. Carmelo Libero Caccamo:”La scuola agraria non ha senso di esistere senza l’azienda”. Nè avrebbe senso la proposta avanzata dalla politica “interessata” di sopperire a tale mancanza con un sito alternativo distante dalla scuola. Ciò per tutta una serie di ragioni tra le quali: i costi ulteriori per tali trasferimenti e costruzione della nuova azienda; la necessità e pericolosità di dover spostare quotidianamente numerosi alunni per raggiungere i terreni necessari per le attività didattiche, ciò comporterebbe nella migliore delle ipotesi la perdita di circa il 40% del tempo a disposizione per l’apprendimento; il pericolo di possibili incidenti automobilistici sempre in agguato; il blocco immediato di tutta la produzione biologica in corso, come il vino e l’olio che vengono annualmente commercializzati dalla scuola ed i cui utili vengono reinvestiti in attività per gli studenti. Solo nell’ultimo anno dalla vendita del vino biologico la scuola avrebbe ricavato circa €. 15.000 che si perderanno se sol si pensa che un nuovo vigneto ha bisogno di circa tre anni per entrare in produzione.
Quale genitore manderà d'ora in avanti i propri figli alla scuola agraria di Palmi se rimarrà senza azienda?
Dove andranno gli oltre 450 alunni della scuola agraria (le uniche alternative sono Rossano e Catanzaro) qualora l’Istituto dovesse chiudere?
E considerato che all’interno dell’azienda e dell’Istituto agrario oggi lavorano : n. 70 insegnanti; n. 4 addetti tra assunti di ruolo e ad incarico annuale; n. 3 tecnici assistenti di azienda; n. 3 cuochi; n. 28 collaboratori scolastici; n. 13 tecnici assistenti ai laboratori (di chimica, di informatica ecc); n. 7 unità amministrativi; n. 1 segretario, senza considerare poi che la scuola per la cura dei terreni e dell’azienda si serve pure di manodopera esterna a seconda delle esigenze, chi è in grado oggi di garantire - e non a parole ma con atti scritti – che i 150 posti a rischio saranno mantenuti di fronte ad uno svuotamento dell’Istituto Agrario?
E constatato che sui terreni della scuola sussiste una servitù attiva dell’Enel relativa ai tralicci dell’alta tensione elettrica - i quali sussistendo nel terreno non possono essere ignorati ne facilmente spostati – quanto, la risoluzione di tutto ciò, inciderà sulla realizzazione del nuovo Ospedale in termini di lungaggini di tempo e di costi ulteriori?
Alla luce di quanto sopra esposto Pbc esprime profonda preoccupazione perché fino ad oggi un’analisi superficiale di questi ed altri problemi, ai quali nessun politico ha inteso dare ufficialmente la giusta importanza e le giuste risposte, aggraverà e complicherà una situazione già risolta e pacifica, che derivava dalla decisione democratica assunta da 24 sindaci su 29 lo scorso ottobre 2007, allorquando gli stessi decisero per l’Ospedale Unico a Cannavà.
Lista Civica Nazionale "Per il Bene Comune" - Calabria

7 ottobre 2008

7 Ottobre 2008 Gioia Tauro, torna attivo l'Ospedale: la soddisfazione del movimento "Per il Bene Comune"



COMUNICATO STAMPA
Gioia Tauro, 07 ottobre 2008

La Lista Civica Nazionale “Per il Bene Comune” esprime viva soddisfazione per la ripresa dei lavori all’Ospedale Giovanni XXIII di Gioia Tauro, che consentiranno all’importante nosocomio di poter fornire assistenza sanitaria adeguata al cittadini del comprensorio. Un plauso particolare va espresso ai Commissari Straordinari del Comune di Gioia Tauro sia per l’attenzione particolare prestata alle segnalazioni del Movimento Politico “Per il Bene Comune”, circa l’emergenza creatasi nei reparti di Cardiologia e Chirurgia dell’Ospedale gioiese; sia per la tempestività con la quale sono intervenuti prontamente per risolvere la grave situazione di disagio e pericolo denunciata da Pbc.

Il Movimento Politico Lista Civica Nazionale "Per il Bene Comune


Gioia Tauro, 7 ottobre 2008

COMUNICATO STAMPA

La Lista Civica Nazionale “Per il Bene Comune” esprime viva soddisfazione per il risultato raggiunto dalla consultazione popolare tenutasi a Vicenza sul “Dal Molin”.

Secondo i dati ufficiali forniti dal notaio del comitato dei garanti hanno votato ben 24.094 cittadini, ovvero il 28,56% degli iscritti alle liste elettorali, esprimendo ben 23.050 voti favorevoli all’acquisizione da parte del Comune di Vicenza dell’area destinata alla Ederle 2.

Ciò significa che il 95,66% dei votanti ha detto “no” alla nuova base militare statunitense, e per farlo ha utilizzato una forma assolutamente pacifica di democrazia diretta, rivendicando, con il voto, il diritto dei cittadini a decidere del proprio futuro.

Un successo senza uguali anche in considerazione del fatto che la consultazione autogestita è stata allestita in tempi record dopo la pronuncia negativa del Consiglio di Stato.

Ufficio Stampa PBC

"Per il Bene Comune" esprime soddisfazione per referendum Vicenza










COMUNICATO STAMPA

La Lista Civica Nazionale “Per il Bene Comune” esprime viva soddisfazione per il risultato raggiunto dalla consultazione popolare tenutasi a Vicenza sul “Dal Molin”.

Secondo i dati ufficiali forniti dal notaio del comitato dei garanti hanno votato ben 24.094 cittadini, ovvero il 28,56% degli iscritti alle liste elettorali, esprimendo ben 23.050 voti favorevoli all’acquisizione da parte del Comune di Vicenza dell’area destinata alla Ederle 2.

Ciò significa che il 95,66% dei votanti ha detto “no” alla nuova base militare statunitense, e per farlo ha utilizzato una forma assolutamente pacifica di democrazia diretta, rivendicando, con il voto, il diritto dei cittadini a decidere del proprio futuro.

Un successo senza uguali anche in considerazione del fatto che la consultazione autogestita è stata allestita in tempi record dopo la pronuncia negativa del Consiglio di Stato.

Ufficio Stampa PBC

Da Gazzetta del Sud del 7 ott. 2008: continua la raccolta di firme di "Per il Bene Comune", chiesta audizione alla III Commissione Regionale Sanità


Gioia Tauro continua la raccolta di firme di "Per il bene comune"
Sanità nella Piana occorre «un reale salto di qualità»
di Vincenzo Toscano
GIOIA TAURO «Mentre assistiamo impotenti al proliferare delle "morti bianche" sul lavoro qui, nel cuore della Piana, si distrugge l'ospedale di Gioia Tauro, prossimo al Porto e il più raggiungibile ai lavoratori delle aree "calde"». Ad affermarlo è il coordinatore regionale di "Per il Bene Comune" avv. Renato Bellofiore, il quale aggiunge che «si calpesta la chiarissima e schiacciante indicazione dei sindaci del comprensorio che si sono espressi per l'area di Cannavà. nel mentre si "stira" il territorio della Piana fino a Scilla e oltre». Il predetto movimento politico, per le ragioni suesposte «ha – prosegue l'avvocato Bellofiore – inviato una richiesta di audizione urgente sulla proposta di legge di iniziativa della Giunta regionale sul Piano sanitario regionale, indirizzandola al presidente del Consiglio della Regione Calabria Bova, al presidente della III commissione consiliare Attività sanitarie Giamborino, al vicepresidente III commissione consiliare attività sanitarie Aiello, al segretario III commissione consiliare attività sanitarie Chiarella». Si legge nella richiesta: «Il movimento politico-lista civica nazionale "Per il Bene Comune" - facente parte del Comitato spontaneo di cittadini "Pro ospedale unico" e promotore nella Piana di Gioia Tauro di una petizione popolare a favore dell'ospedale unico della Piana e contro ogni campanilismo, ossia per un'unica struttura con tutti i reparti medici e sanitari concentrati e per il rispetto della decisione assunta, lo scorso ottobre 2007 da 24 primi cittadini della Piana su 29, in occasione della conferenza dei sindaci sulla sanità ex Asl 10, quando una maggioranza schiacciante dei sindaci decise che l'ospedale Unico fosse costruito in una posizione baricentrica rispetto a tutti i Comuni della Piana, e precisamente nell'area geografica di Cannavà di Rizziconi - a seguito dei gravi e crescenti malcontenti degli abitanti residenti nella Piana che a migliaia accorrono per sottoscrivere, con acquisizione di documento di identità, una petizione popolare "Pro Ospedale Unico della Piana" contro ogni campanilismo, i quali vogliono, tramite la petizione che il cosiddetto "presidio di riferimento rappresentato dal nuovo ospedale della Piana" sia un ospedale con tutti i reparti, le attrezzature sanitarie, il personale specializzato, i macchinari concentrati in un'unica struttura d'eccellenza in maniera tale da far fare, realmente, un salto di qualità alla Sanità nella Piana di Gioia Tauro, chiede di poter essere urgentemente udito per spiegare le conseguenze che deriveranno a carico della salute pubblica dei cittadini della Piana dall'attuazione del Piano sanitario regionale che, sulla scorta delle dichiarazioni rilasciate dall'assessore alla Sanità della Regione Calabria, Spaziante, a Palmi, lo scorso agosto 2008, e riferite da articoli di stampa, mai smentite, e da dichiarazioni di primi cittadini, prevede la costruzione di un ospedale nuovo a Palmi complementare con quello di Polistena. Ossia, di fatto, due mezzi ospedali». Nell'occasione dell'audizione «si avrà modo di spiegare dettagliatamente, anche con il supporto di prove documentali – conclude Renato Bellofiore –, il perché delle ragioni di un ospedale unico e non di uno "nuovo" e si produrranno le migliaia e migliaia di firme ad oggi raccolte a favore del presidio unico e contro ogni campanilismo».

6 ottobre 2008

PBC contro la riforma Gelmini

Maestro unico, contratti di lavoro differenziati e chiamata diretta per gli insegnati e personale Ata, tagli devastanti al personale e alle risorse, privatizzazione dell'istruzione pubblica e trasformazione degli istituti statali e delle Università in fondazioni private: sono solo alcuni dei principi su cui si basa la riforma scolastica messa in campo dalla maggioranza tramite il suo Ministro Maria Stella Gelmini. Pbc non ci sta e ritiene che questa riforma darà il colpo di grazia definitivo alla scuola pubblica.

“Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci).



Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.”



Era il 1951 quando Calamandrei si esprimeva così...

Eppure sono parole di un'attualità sconcertante.



Dopo il pessimo risultato di Fioroni e il disastro di Mussi per qunto riguarda l'università e la ricerca, con lo scorso governo, ora l'attacco di Tremonti, Brunetta, e Gelmini si abbatte vigorosamente sulla scuola (per la serie, non c'è limite al peggio!). E così, la "scuola", da bene comune, diventa strumento nelle possibilità di pochi privilegiati.


L'aumento di ragazzi per ogni classe, la riduzione di offerta culturale, la soppressione del recupero a vantaggio delle scuole private vanno a ripercuotersi sull'intelligenza degli studenti, mortificandola. Anche i più giovani diventano quindi "merce", gestita e manovrata all'interno di un settore - appunto quello scolastico - che il governo considera come fonte di spreco, come una voce di bilancio rispetto alla quale fare economia (anzichè investirvi in modo lungimirante).


E il fatto singolare è che la Gelmini, mentre taglia sulla scuola pubblica (ne sanno qualcosa anche i docenti ed il personale ATA), si esprime sull'opportunità di stanziare finanziamenti per buoni alle famiglie che scelgono gli istituti privati, violando così di fatto l'articolo 33 della nostra Costituzione [se si trattasse di non conoscenza della Costituzione, il Ministro Gelmini dovrebbe quanto meno essere rinviata a settembre!].


Per il bene comune pensa che indebolire l'istituzione scolastica significa privare le future generazioni di quegli strumenti civici necessari ad esercitare appieno i diritti di cittadinanza, senza calcolare che la debolezza della scuola non potrà che rivelarsi una voragine per il futuro della repubblica democratica (ammesso e non concesso che ancora la si possa definire così).









5 ottobre 2008

Dal Quotidiano del 5 ottobre 2008 - Appello con richiesta di risposta scritta di Pbc al Presidente della Pronvincia ed ai Commissari di Gioia Tauro





Pbc: «Gioia, non chiuda il Centro per l’impiego»

di VIVIANA MINASI

GIOIA TAURO -

Renato Bellofiore e Iacopo Rizzo, coordinatori della lista civica “Per il bene Comune”, appresa la notizia della possibile chiusura dell'Ufficio Centro per l'Impiego di Gioia Tauro, si sono subito prodigati affinché i Commissari straordinari di Gioia e il Presidente della Provincia di Reggio Calabria, Giuseppe Morabito, chiedendo di intervenire al più presto, per evitare che la città perda anche questo importante ufficio. Dopo la chiusura dei reparti di Cardiologia e Chirurgia dell'ospedale “Giovanni XXIII”, Gioia rischia di vedere chiuso anche il Centro per l'Impiego. «Questo ufficio rappresenta il fiore all'occhiello della Provincia di Reggio e per la nostra città spiega Bellofiore - essendo una struttura offre lavoro a diverse decine di persone. La chiusura del Centro per l'Impiego di Gioia Tauro avrà senza alcun dubbio ricadute negative sul personale, sulla Piana e sulla città». Si tratta di una struttura che da ormai 30 anni serve i Comuni dell'intero comprensorio pianigiano, collocato al centro della Piana e quindi facilmente raggiungibile. I motivi della paventata chiusura, sono da ricercare nella somma che il Comune deve versare per pagare l'affitto dei locali: si tratta di 32.000 euro annui, di cui il Comune pare non disporre più. «I Commissari ed il presidente Morabito dovrebbero valutare la possibilità che l'Ufficio sia spostato in locali di proprietà del Comune, in modo da ridurre i costi di gestione», prosegue Renato Bellofiore. Anche su questa problematica, il movimento “Per il bene Comune” si è mostrato attento e disponibile a trovare una soluzione, per evitare che Gioia Tauro subisca un'ulteriore umiliazione.