10 ottobre 2008

Da Gazzetta del Sud del 10 ottobre '08 - Pbc : salviamo l'Istituto tecnico agrario di Palmi



Gioia Tauro
Intervento del coordinatore di "Per il bene comune"
Bellofiore: salviamo l'Istituto tecnico agrario di Palmi

di Vincenzo Toscano
GIOIA TAURO
Un affondo del movimento "Per il bene comune" che in un comunicato stampa, dal titolo "Salviamo l'Istituto tecnico agrario di Palmi a rischio chiusura, con conseguente perdita di 150 posti di lavoro", è finalizzato – secondo quanto affermano i due coordinatori, locale e regionale, Iacopo Rizzo e Renato Bellofiore - a «mettere in chiaro la problematica del terreno "vincolato" e che si vorrebbe "svincolare" per la realizzazione dell'ospedale nuovo».
«La decisione campanilistica imposta al territorio della Piana di costruire il nuovo ospedale a Palmi, sui terreni adiacenti e a servizio dell'Istituto Tecnico Agrario di Palmi in località Trodio – si legge nel comunicato – metterà a rischio la sopravvivenza di questa scuola d'eccellenza, dalle tradizioni centenarie, unica in tutta la provincia. E avrà come probabile prima e immediata conseguenza la perdita di numerosi posti di lavoro. L'azienda agricola dell'Istituto è composta da terreni coltivati a frutteto, agrumeto (di tutti i tipi), vigneto e uliveto, da una cantina, una distilleria, un pollaio, una stalla, da serre, un terreno seminativo per la produzione di fieno biologico. Essa viene gestita in modo da realizzare un modello di agricoltura sostenibile, adottando tecniche e fattori di produzione non problematici dal punto di vista agronomico e poco impattanti dal punto di vista ambientale».
Per come riferito a "Pbc" dal preside Carmelo Libero Cacciamo la scuola agraria «non ha senso di esistere senza l'azienda. Nè avrebbe senso la proposta avanzata dalla politica di sopperire a tale mancanza con un sito alternativo, distante dalla scuola, per tutta una serie di ragioni: costi ulteriori per tali trasferimenti e costruzione della nuova azienda; pericolosità di dover spostare quotidianamente numerosi alunni per raggiungere i terreni necessari per le attività didattiche. Ciò comporterebbe – prosegue la nota – nella migliore delle ipotesi, la perdita di circa il 40% del tempo a disposizione per l'apprendimento, il blocco immediato di tutta la produzione biologica in corso, come il vino e l'olio che vengono annualmente commercializzati dalla scuola e i cui utili vengono reinvestiti in attività per gli studenti».
Pbc rende poi noto l'organico "a rischio" dell'Ita: «All'interno dell'azienda e dell'Istituto agrario oggi lavorano 70 insegnanti, 4 addetti tra assunti di ruolo e ad incarico annuale, 3 tecnici assistenti di azienda, 3 cuochi, 28 collaboratori scolastici, 13 tecnici assistenti ai laboratori, 7 unità amministrative, 1 segretario; senza considerare poi che la scuola per la cura dei terreni e dell'azienda si serve pure di manodopera esterna». Concludendo, Pbc esprime «profonda preoccupazione perché fino ad oggi è stata fatta un'analisi superficiale di questi e altri problemi ai quali nessun politico ha inteso dare ufficialmente la giusta importanza e le giuste risposte».