28 marzo 2009

PBC: SPRECO DI ENERGIA UN OLTRAGGIO ALLA CALABRIA



GIOIA TAURO, 28.03.09
Specifiche responsabilità politiche e cinici interessi speculativi di multinazionali senza scrupoli, cause primarie di una crescente industrializzazione selvaggia, fanno sì che il territorio calabrese si avvii inesorabilmente e speditamente verso il degrado totale, dando così un addio definitivo a turismo e agricoltura, da sempre per vocazione unici e veri motori economici del territorio. Diamo qui un esempio eloquente tra le tante scelte deleterie. I precedenti tralicci dell’altissima tensione trasportavano e trasportano
l’energia attraverso tre grossi cavi appesi ,più uno piccolo in cima ai centri di distribuzione. Le recentissime installazioni di megatralicci, simili a torri Eiffel, si stagliano mediamente oltre i cinquanta metri d’altezza e poggiano su una base di 51 metri quadrati. Questi conduttori elettrici , costruiti ancor prima delle centrali, servono a portare l’energia fuori dalla Calabria, prelevandola nella fertilissima piana di Gioia Tauro e sono corredati da un numero di nove cavi a gruppi di tre, con due più piccoli alla sommità. Probabilmente questi manufatti Enel potenziano notevolmente gli effetti nocivi da inquinamento da elettrosmog rispetto a quelli tradizionali, i cui effetti cancerogeni sono già stati ampiamente riconosciuti dal mondo scientifico, inquinando così per migliaia di km,considerata la percorrenza longitudinale e trasversale della Calabria e il proseguimento in altre regioni. Inoltre lo scempio paesaggistico è devastante. Allo svincolo autostradale di Rosarno, un tempo famoso per i giardini d’agrumi, solo per citare uno dei tanti casi, vi sono centinaia di tralicci di tutte le dimensioni, in parte dismessi e abbandonati dall’Enel, a testimoniare il degrado e l’assoluta mancanza di regole o di un minimo rispetto per un territorio sempre più considerato come una colonia da sfruttare. Eppure esistono il tanto decantato "osservatorio regionale del paesaggio" o"la convenzione europea del paesaggio" ma, come sempre, formule dai principi ineccepibili ma per un utilizzo gattopardesco, da vetrina politica, senza significato pratico. Le logiche che prevalgono sono quelle delle lobbies economiche di multinazionali italiane e straniere che, in cambio dei loro profitti ci regalano lettrodotti e centrali turbogas di nessuna utilità per il territorio. Tutto il resto sembra evidentemente illogico. Due elettrodotti costeggiano l’autostrada Sa-Rc e ai confini nord le proteste delle popolazioni di Laino Borgo, impongono un progetto di variante di 28 km e una spesa di 20 milioni di euro, l’equivalente di 714.287,7 euro a km. E’ recente la notizia che si dovranno spendere altri 390 milioni di euro per prelevare l’energia dalla turbogas di recentissima costruzione nella piana di Gioia Tauro, fino a sorgente in Sicilia. In quest’ultima regione, sono stati previsti altri 310 milioni di euro per il raddoppio della rete elettrica: uno sperpero di svariati e svariati miliardi di euro, solo per portare l’energia nei luoghi di consumo. La domanda è di una semplicità disarmante: perché non si sono fatte piccole centrali nei luoghi carenti d’energia e possibilmente da fonti alternative? Si sarebbero risparmiati miliardi di euro senza nessuno spreco nel trasporto dell’energia e scarsissimo inquinamento ambientale. Magari si sarebbero potuti risparmiare fondi utili da mettere in centri ricerca per l’occupazione dei giovani. Come ultimo regalo, all’orizzonte si profila un megarigassificatore per l’utilizzo europeo, ad altissimo rischio esplosione e dal forte impatto ambientale, nei luoghi della costa Viola, dirimpetto alle isole Eolie, luogo omerico più bello d’Italia. A nulla vale il fatto che già la Calabria immetta gas nella rete metanifera nazionale, o il fatto che esporti più’energia di quella che produce o che abbia 40 centrali idroelettriche ferme. Nonostante questo enorme contributo all’Italia, si fanno prospezioni per pozzi, perfino sul promontorio di Era Lacinia a Crotone, scatenando le sacrosante ire del comitato spontaneo a cui va il plauso del bene comune per questa lotta di civiltà. E che dire delle richieste per la costruzione di centrali biomasse a Sant’Eufemia d’Aspromonte e a Rizziconi, altamente inquinanti tanto che le società interessate alla loro costruzione sono disposte a corrispondere elevati indennizzi ai comuni che le ospitano come risarcimenti ambientali, senza che nessuno si occupi dell’inquinamento generale e della qualità complessiva dell’aria della piana di Gioia Tauro che non può sicuramente sopportare una tale concentrazione di ecomostri. Per il bene comune denuncia, si oppone e si opporrà sempre a questa politica miope del degrado, che continua inarrestabile e ha come primo effetto un aumento impressionante delle patologie tumorali.
Giuseppe Rizzo
componente del coordinamento Pbc
Regione Calabria

PBC: DOPO 5 MESI AL GIOVANNI XXIII DI NUOVO ATTIVE SALE OPERATORIE E REPARTO DI CHIRURGIA


GIOIA, MARTEDI' RIAPRE CHIRURGIA
Da Calabria Ora del 28.3.09 di Flavia Amato
GIOIA TAURO Dopo cinque mesi martedì riapriranno la sale operatorie e il reparto di Chirurgia del nosocomio Giovanni XXIII. Una battaglia lunga ma vincente quella condivisa da cittadini, associazioni e portata avanti con determinazione dalla lista civica "Per il bene Comune". Era lo scorso ottobre quando a causa di infiltrazioni d’acqua era stato chiuso il reparto di Chirurgia. Quello fu solo l’inizio di una serie di provvedimenti che portarono alla chiusura delle sale operatorie e il conseguente trasferimento a Scilla del personale medico chirurgico, infermieristico e di tutti gli strumenti e ferri chirurgici. Decisioni che hanno scosso l’opinione pubblica e che hanno portato all’organizzazione di proteste per il protrarsi delle condizioni di disagio dovute alla chiusura del reparto che in molti temevano fosse definitiva visto e considerato che è bastato poco per far trasferire tutto in un altro nosocomio. Quando la riapertura sembrava imminente ogni volta si presentavano impedimenti che non sembravano promettere bene. Invece, finalmente, a distanza di mesi la notizia più attesa è arrivata. Soddisfazione è stata espressa dai coordinatori del Pbc Renato Bellofiore e Jacopo Rizzo che in questi mesi si sono battuti cercando di informare e coinvolgere i cittadini e le autorità preposte. «Cinque mesi per vedere restituiti all’Ospedale i pezzi che aveva perso negli ultimi mesi a seguito di una serie di provvedimenti tutti – a detta dei coordinatori regionale e locale – assai discussi e discutibili». «Oggi (ieri ndr) finalmente si apprende che a far data dal 31 marzo riapriranno h 24 le sale operatorie ed il reparto di Chirurgia restituendo – si legge nella nota diramata dal Pbc - quell’assistenza sanitaria di emergenza urgenza che fino ad oggi è stata negata ai cittadini della Piana e ai lavoratori del porto». Ma seppur soddisfatti per la riapertura del reparto del Giovanni XXIII, Bellofiore e Rizzo proseguono la loro battaglia per difendere il sistema sanitario nella Piana criticando nettamente la proposta di riassetto di alcune sigle sindacali. «Poche sigle sindacali avanzano discutibili proposte di riassetto della sanità – scrivono i coordinatori del Pbc - per continuare ad assicurare orticelli in malora. Con tali proposte si continuerebbe sulla strada dello sperpero e della frammentazione sanitaria, mantenendo aperti Ospedali con pronto soccorso, che non avendo sale operatorie e reparti di chirurgia alle spalle, garantiscono solo dei "codici bianchi", ossia interventi di lieve entità di competenza dei medici di famiglia e delle guardie mediche. Ma dove erano le stesse sigle sindacali in questi 6 mesi – incalzano Bellofiore e Rizzo - quando tutti abbiamo rischiato la vita per la mancata riapertura delle sale operatorie e del reparto salvavita di chirurgia al Giovanni XXIII di Gioia Tauro? ». « Naturalmente, riaprendo le sale operatorie ed il reparto di Chirurgia al Giovanni XXIII, - si legge nella nota - dovranno essere potenziati tutti i reparti che servono a renderlo un "Ospedale per acuti" funzionale, come stabilito dalla Regione ». «La logica che deve stare dietro a qualunque proposta di riassetto della sanità deve essere – concludono i coordinatori - quella della concentrazione dell’offerta in un’unica struttura, per garantire completezza, funzionalità e celerità degli interventi tutto il resto è becera difesa di "orticelli inutili, in rovina sotto questo o quel campanile ma nel frattempo di malasanità nella Piana si muore».

GIOIA TAURO, PBC ANNUNCIA APERTURA SALE OPERATORIE DEL GIOVANNI XXIII


Gioia Tauro Il 31 marzo si torna alla normalità ma è polemica sui servizi sanitari
Martedì saranno riaperte le sale operatorie dell'ospedale
Il Movimento "Per il Bene Comune": serve il reparto di terapia intensiva

Da Gazzetta del Sud del 28.3.09 di Vincenzo Toscano
collaborazione e consulenza della cardiologia, per risolvere una qualsiasi patologia».GIOIA TAUROLa notizia è ufficiale. Martedì prossimo, 31 marzo, le sale operatorie dell'ospedale "Giovanni XXIII" di Gioia Tauro, saranno riaperte. Salvo, pero, altri malaugurati imprevisti, dopo i tanti e tanti che hanno prodotto la dilatazione dei tempi in maniera esasperante. E ciò, stante anche il fatto che già le sale operatorie dell'ospedale, se non si fosse messo "un filtro" all'impianto di climatizzazione, dovevano essere riaperte il 5 marzo, cioè tre giorni dopo la visita del commissario straordinario dell'Asp, prefetto Cetola e del direttore sanitario Enzo Rupeni.La notizia della riapertura la ufficializza il coordinatore regionale del movimento politico nazionale "Per il Bene Comune", avv. Renato Bellofiore e il coordinatore di Gioia Tauro arch. Iacopo Rizzo, che si trovavano nel presidio ospedaliero quando è giunta la comunicazione dell'Asp.A detta dei tecnici, il "Giovanni XXIII" è la struttura più moderna in materia di architettura ospedaliera ed è situata in luogo strategico nel cuore della Piana di Gioia Tauro, altamente fruibile e raggiungibile con qualsiasi mezzo dai numerosi utenti del comprensorio.Il movimento "Per il Bene Comune Calabria" «apprende con grande soddisfazione che riapriranno le sale operatorie, con il ritorno immediato del personale medico chirurgico, infermieristico e delle attrezzature da Scilla, restituendo quell'assistenza sanitaria di emergenza urgenza che fino ad oggi è stata negata ai cittadini della Piana e ai lavoratori del porto».«Altresì, apprendiamo con stupore che – continua la nota – mentre i più importanti sindacati della Sanità non assumono posizioni campanilistiche, qualche sigla avanza discutibili proposte di riassetto».«Ma dove erano – si chiedono Bellofiore e Rizzo – le stesse sigle sindacali in questi mesi di lotta per la riapertura del reparto salvavita di chirurgia al Giovanni XXIII? Ma se la maggioranza schiacciante dei Sindaci (24 a favore e 4 contrari) e dei cittadini della Piana (abbiamo 18 mila firme raccolte) sostengono la necessità di realizzare un "Policlinico Unico" della Piana per razionalizzare e concentrare i servizi, qual è la logica che ci deve portare ancora alla frammentazione e alla perdita di vite umane?».Secondo il movimento «bisogna assolutamente evitare che con la proposta dei sindacati si continui nella dannosissima frammentazione»: «Non è più pensabile che chi lotta tra la vita e la morte, quando ogni secondo è drammaticamente prezioso, debba essere portato in ambulanza da Gioia Tauro verso altre località per una semplice Tac per poi ritornare in sala operatoria a Gioia».Ma la riapertura della sale operatorie non basta: «Non si possono far funzionare le sale chirurgiche senza avere a fianco un reparto di Cardiologia come Unità o Struttura Complessa, con l'Utic (terapia intensiva) perché durante un intervento c'è sempre la necessità per l'anestesista della consulenza della cardiologia, per risolvere una qualsiasi patologia».

GIOIA TAURO, PBC ANNUNCIA APERTURA SALE OPERATORIE DEL GIOVANNI XXIII

Gioia Tauro Il 31 marzo si torna alla normalità ma è polemica sui servizi sanitari
Martedì saranno riaperte le sale operatorie dell'ospedale
Il Movimento "Per il Bene Comune": serve il reparto di terapia intensiva

Da Gazzetta del Sud del 28.3.09 di Vincenzo Toscano
GIOIA TAURO
La notizia è ufficiale. Martedì prossimo, 31 marzo, le sale operatorie dell'ospedale "Giovanni XXIII" di Gioia Tauro, saranno riaperte. Salvo, pero, altri malaugurati imprevisti, dopo i tanti e tanti che hanno prodotto la dilatazione dei tempi in maniera esasperante. E ciò, stante anche il fatto che già le sale operatorie dell'ospedale, se non si fosse messo "un filtro" all'impianto di climatizzazione, dovevano essere riaperte il 5 marzo, cioè tre giorni dopo la visita del commissario straordinario dell'Asp, prefetto Cetola e del direttore sanitario Enzo Rupeni.
La notizia della riapertura la ufficializza il coordinatore regionale del movimento politico nazionale "Per il Bene Comune", avv. Renato Bellofiore e il coordinatore di Gioia Tauro arch. Iacopo Rizzo, che si trovavano nel presidio ospedaliero quando è giunta la comunicazione dell'Asp.
A detta dei tecnici, il "Giovanni XXIII" è la struttura più moderna in materia di architettura ospedaliera ed è situata in luogo strategico nel cuore della Piana di Gioia Tauro, altamente fruibile e raggiungibile con qualsiasi mezzo dai numerosi utenti del comprensorio.
Il movimento "Per il Bene Comune Calabria" «apprende con grande soddisfazione che riapriranno le sale operatorie, con il ritorno immediato del personale medico chirurgico, infermieristico e delle attrezzature da Scilla, restituendo quell'assistenza sanitaria di emergenza urgenza che fino ad oggi è stata negata ai cittadini della Piana e ai lavoratori del porto».
«Altresì, apprendiamo con stupore che – continua la nota – mentre i più importanti sindacati della Sanità non assumono posizioni campanilistiche, qualche sigla avanza discutibili proposte di riassetto».
«Ma dove erano – si chiedono Bellofiore e Rizzo – le stesse sigle sindacali in questi mesi di lotta per la riapertura del reparto salvavita di chirurgia al Giovanni XXIII? Ma se la maggioranza schiacciante dei Sindaci (24 a favore e 4 contrari) e dei cittadini della Piana (abbiamo 18 mila firme raccolte) sostengono la necessità di realizzare un "Policlinico Unico" della Piana per razionalizzare e concentrare i servizi, qual è la logica che ci deve portare ancora alla frammentazione e alla perdita di vite umane?».
Secondo il movimento «bisogna assolutamente evitare che con la proposta dei sindacati si continui nella dannosissima frammentazione»: «Non è più pensabile che chi lotta tra la vita e la morte, quando ogni secondo è drammaticamente prezioso, debba essere portato in ambulanza da Gioia Tauro verso altre località per una semplice Tac per poi ritornare in sala operatoria a Gioia».
Ma la riapertura della sale operatorie non basta: «Non si possono far funzionare le sale chirurgiche senza avere a fianco un reparto di Cardiologia come Unità o Struttura Complessa, con l'Utic (terapia intensiva) perché durante un intervento c'è sempre la necessità per l'anestesista della collaborazione e consulenza della cardiologia, per risolvere una qualsiasi patologia».

26 marzo 2009

PBC NUOVO COMUNICATO: SPRECO DI ENERGIA E SOLDI PUBBLICI OLTRAGGIO ALLA CALABRIA E ALL’ECONOMIA.

PBC: SPRECO DI ENERGIA E SOLDI PUBBLICI OLTRAGGIO ALLA CALABRIA E ALL’ECONOMIA.
di Giuseppe Rizzo membro del Coordinamento regionale Pbc. Gioia Tauro 26.03.09
Specifiche responsabilità politiche e cinici interessi speculativi di multinazionali senza scrupoli, cause primarie di una crescente industrializzazione selvaggia, fanno si che il territorio calabrese si avvii inesorabilmente e speditamente verso il degrado totale, dando così un addio definitivo a turismo e agricoltura, da sempre per vocazione unici e veri motori economici del territorio. Diamo qui un esempio eloquente tra le tante scelte deleterie . I precedenti tralicci dell’altissima tensione trasportavano e trasportano l’energia attraverso tre grossi cavi appesi ,più uno piccolo in cima ai centri di distribuzione. Le recentissime installazioni di megatralicci ,simili a torri Eiffel , si stagliano mediamente oltre i cinquanta metri d’altezza e poggiano su una base di 51 mq!!! Questi conduttori elettrici , costruiti ancor prima delle centrali , servono a portare l’energia fuori dalla Calabria , prelevandola nella fertilissima piana di Gioia Tauro e sono corredati da un numero di nove cavi a gruppi di tre , con due più piccoli alla sommità. Probabilmente questi manufatti Enel potenziano notevolmente gli effetti nocivi da inquinamento da elettrosmog rispetto a quelli tradizionali , i cui effetti cancerogeni sono già stati ampiamente riconosciuti dal mondo scientifico , inquinando così per migliaia di km, considerata la percorrenza longitudinale e trasversale della Calabria e il proseguimento in altre regioni. Inoltre lo scempio paesaggistico è devastante. Allo svincolo autostradale di Rosarno ,un tempo famoso per i giardini d’agrumi, solo per citare uno dei tanti casi , vi sono centinaia di tralicci di tutte le dimensioni , in parte dismessi e abbandonati dall’Enel , a testimoniare il degrado e l’assoluta mancanza di regole o di un minimo rispetto per un territorio sempre più considerato come una colonia da sfruttare. Eppure esistono il tanto decantato "osservatorio regionale del paesaggio" o"la convenzione europea del paesaggio" ma , come sempre , formule dai principi ineccepibili ma per un utilizzo gattopardesco , da vetrina politica , senza significato pratico. Le logiche che prevalgono sono quelle delle lobbies economiche di multinazionali italiane e straniere che , in cambio dei loro profitti ci regalano elettrodotti e centrali turbogas di nessuna utilità per il territorio. Tutto il resto sembra evidentemente illogico. Due elettrodotti costeggiano l’autostrada SA-RC e ai confini nord le proteste delle popolazioni di Laino Borgo, impongono un progetto di variante di 28 km e una spesa di 20.000.000 di euro,l’equivalente di 714.287,7 euro a km! E’ recente la notizia che si dovranno spendere altri 390 milioni di euro per prelevare l’energia dalla turbogas di recentissima costruzione nella piana di Gioia Tauro, fino a Sorgente in Sicilia . In quest’ultima regione , sono stati previsti altri 310 milioni di euro per il raddoppio della rete elettrica: uno sperpero di svariati e svariati miliardi di euro , solo per portare l’energia nei luoghi di consumo. La domanda è di una semplicità disarmante:perché non si sono fatte piccole centrali nei luoghi carenti d’energia e possibilmente da fonti alternative? Si sarebbero risparmiati miliardi di euro senza nessuno spreco nel trasporto dell’energia e scarsissimo inquinamento ambientale. Magari si sarebbero potuti risparmiare fondi utili da mettere in centri ricerca per l’occupazione dei giovani. Come ultimo regalo , all’orizzonte si profila un megarigassificatore per l’utilizzo europeo , ad altissimo rischio esplosione e dal forte impatto ambientale, nei luoghi della Costa Viola , dirimpetto alle isole eolie , luogo omerico più bello d’Italia. A nulla vale il fatto che già la Calabria immetta gas nella rete metanifera nazionale ,o il fatto che esporti più’energia di quella che produce o che abbia 40 centrali idroelettriche ferme. Nonostante questo enorme contributo all’Italia ,si fanno prospezioni per pozzi ,perfino sul promontorio di Era Lacinia a Crotone , scatenando le sacrosante ire del comitato spontaneo a cui va il plauso del Bene Comune per questa lotta di civiltà. E che dire delle richieste per la costruzione di centrali biomasse a S.Eufemia d’Aspromonte e a Rizziconi, altamente inquinanti tanto che le società interessate alla loro costruzione sono disposte a corrispondere elevati indennizzi ai comuni che le ospitano come risarcimenti ambientali, senza che nessuno si occupi dell’inquinamento generale e della qualità complessiva dell’aria della piana di Gioia Tauro che non può sicuramente sopportare una tale concentrazione di ecomostri . Per il bene comune denuncia, si oppone e si opporrà sempre a questa politica miope del degrado, che continua inarrestabile e ha come primo effetto un aumento impressionante delle patologie tumorali.

PBC:<< BOICOTTANO L'OSPEDALE>>

Calabria Ora del 24.3.09 di Teresa Cosamano
GIOIA TAURO – Attraverso un comunicato stampa, il coordinatore regionale della lista civica "Per il bene comune" Renato Bellofiore insieme al coordinatore di Gioia Tauro Jacopo Rizzo, ha reso noto il malcontento verso l’Asp 5, che a loro avviso ha un comportamento «indifferente e colpevolmente omissivo ». Le critiche prendono spunto dai ritardi per la riattivazione del reparto di Chirurgia dell’ospedale di Gioia Tauro. «L’Asp - affermano nella nota - è composta da direttori sanitari inadempienti e tecnici inconcludenti capaci e bravi, a scoprire problemini per allargare all’infinito i tempi di riapertura delle sale operatorie della più moderna ed all'avanguardia struttura ospedaliera esistente nella Piana». Secondo Bellofiore e Rizzo, l’Asp evidenzierebbe con questo comportamento «indifferenza verso questo territorio in cui oltre al porto e alle aree industriali, la Calabria ha fatto dono di depuratori, termovalorizzatori, discariche, stabilimenti inquinanti e pattumiere di ogni ordine e grado. E con tutti questi doni, la Asp e la sua equipe, arriva al punto di azzardare il tentativo di portare avanti il disegno di allocare l’ospedale unico o ex unico o in compartecipazione con Polistena, in un luogo diverso da quello stabilito dalla conferenza dei sindaci e di trasferire divisioni e reparti da una struttura a norma ad altre fatiscenti, lasciando nel più alto dei pericoli, diverse migliaia di lavoratori». Quello che si propongono di fare i due coordinatori è di portare avanti quella che definiscono una "battaglia democratica di civiltà e di giustizia", fino a quando non otterranno tutte le risposte che si aspettano. «Quel che è certo – si legge nella nota – è che non intendiamo accettare che le sacrosante aspettative della città di Gioia Tauro e della stragrande maggioranza dei cittadini della Piana, con tutto quel che ruota intorno, subiscano l’arroganza e la prevaricazione di coloro che agiscono mettendo sotto i piedi le regole democratiche». Sono ormai passati sei mesi da quando è stata presa la decisione di interrompere il pubblico servizio della Chirurgia generale e d’urgenza del nosocomio Giovanni XXIII di Gioia Tauro, decisione questa che ha scatenato molte polemiche e malcontenti tra la popolazione non solo locale ma anche dei comuni vari limitrofi. Da quanto si apprende poi dalla nota di Bellofiore e Rizzo, lo scorso due marzo a seguito del sopralluogo effettuato dal Commissario stra-ordinario dell’Asp Massimo Cetola e dal Direttore sanitario Enzo Rupeni, era stato annunciato proprio da loro l’arrivo per il 5 marzo di tecnici per la verifica e la certificazione dell’agibilità delle sale operatorie. Ma a quanto pare, come scrivono i due coordinatori, Cetola e Rupeni «non avevano fatto i conti con il filtro dell’impianto di climatizzazione ». Frattanto, anche La Destra si muove a difesa del nosocomio gioiese. Il segretario provinciale Pino Cavallaro ha scritto una lettera aperta al presidente della Regione, Agazio Loiero. «La informo - scrive il segretario - dell’insopportabile situazione che si è venuta a creare presso l’ospedale di Gioia Tauro Giovanni XXIII. Il nostro territorio, parlo di quello della Piana, sta conoscendo un momento di totale disinteresse da parte dell’Asp 5 di Reggio Calabria, a cominciare dall’insensata idea di smantellare le guardie mediche dislocate in molti paesi pianigiani (è diquesti giorni la rivolta dei sindaci della zona contro questa scellerata decisione), per passare dalla chiusura di alcuni nosocomi della zona, e per finire con il paradosso che sta interessando l’ospedale di Gioia Tauro. Una struttura ospedaliera che dopo aver rilanciato la sua immagine riammodernando, tra l’altre cose, le sale operatorie, tra le più evolute nel territorio della Piana, adesso sono chiuse in attesa, forse, di qualche intervento "divino"».
GIOIA TAURO – Attraverso un comunicato stampa, il coordinatore regionale della lista civica “Per il bene comune” Renato Bellofiore insieme al coordinatore di Gioia Tauro Jacopo Rizzo, ha reso noto il malcontento verso l’Asp 5, che a loro avviso ha un comportamento «indifferente e colpevolmente omissivo ». Le critiche prendono spunto dai ritardi per la riattivazione del reparto di Chirurgia dell’ospedale di Gioia Tauro. «L’Asp - affermano nella nota - è composta da direttori sanitari inadempienti e tecnici inconcludenti capaci e bravi, a scoprire problemini per allargare all’infinito i tempi di riapertura delle sale operatorie della più moderna ed all'avanguardia struttura ospedaliera esistente nella Piana». Secondo Bellofiore e Rizzo, l’Asp evidenzierebbe con questo comportamento «indifferenza verso questo territorio in cui oltre al porto e alle aree industriali, la Calabria ha fatto dono di depuratori, termovalorizzatori, discariche, stabilimenti inquinanti e pattumiere di ogni ordine e grado. E con tutti questi doni, la Asp e la sua equipe, arriva al punto di azzardare il tentativo di portare avanti il disegno di allocare l’ospedale unico o ex unico o in compartecipazione con Polistena, in un luogo diverso da quello stabilito dalla conferenza dei sindaci e di trasferire divisioni e reparti da una struttura a norma ad altre fatiscenti, lasciando nel più alto dei pericoli, diverse migliaia di lavoratori». Quello che si propongono di fare i due coordinatori è di portare avanti quella che definiscono una “battaglia democratica di civiltà e di giustizia”, fino a quando non otterranno tutte le risposte che si aspettano. «Quel che è certo – si legge nella nota – è che non intendiamo accettare che le sacrosante aspettative della città di Gioia Tauro e della stragrande maggioranza dei cittadini della Piana, con tutto quel che ruota intorno, subiscano l’arroganza e la prevaricazione di coloro che agiscono mettendo sotto i piedi le regole democratiche». Sono ormai passati sei mesi da quando è stata presa la decisione di interrompere il pubblico servizio della Chirurgia generale e d’urgenza del nosocomio Giovanni XXIII di Gioia Tauro, decisione questa che ha scatenato molte polemiche e malcontenti tra la popolazione non solo locale ma anche dei comuni vari limitrofi. Da quanto si apprende poi dalla nota di Bellofiore e Rizzo, lo scorso due marzo a seguito del sopralluogo effettuato dal Commissario stra-ordinario dell’Asp Massimo Cetola e dal Direttore sanitario Enzo Rupeni, era stato annunciato proprio da loro l’arrivo per il 5 marzo di tecnici per la verifica e la certificazione dell’agibilità delle sale operatorie. Ma a quanto pare, come scrivono i due coordinatori, Cetola e Rupeni «non avevano fatto i conti con il filtro dell’impianto di climatizzazione ». Frattanto, anche La Destra si muove a difesa del nosocomio gioiese. Il segretario provinciale Pino Cavallaro ha scritto una lettera aperta al presidente della Regione, Agazio Loiero. «La informo - scrive il segretario - dell’insopportabile situazione che si è venuta a creare presso l’ospedale di Gioia Tauro Giovanni XXIII. Il nostro territorio, parlo di quello della Piana, sta conoscendo un momento di totale disinteresse da parte dell’Asp 5 di Reggio Calabria, a cominciare dall’insensata idea di smantellare le guardie mediche dislocate in molti paesi pianigiani (è diquesti giorni la rivolta dei sindaci della zona contro questa scellerata decisione), per passare dalla chiusura di alcuni nosocomi della zona, e per finire con il paradosso che sta interessando l’ospedale di Gioia Tauro. Una struttura ospedaliera che dopo aver rilanciato la sua immagine riammodernando, tra l’altre cose, le sale operatorie, tra le più evolute nel territorio della Piana, adesso sono chiuse in attesa, forse, di qualche intervento “divino”».

25 marzo 2009

COMUNICATO STAMPA SPRECO DI ENERGIA E SOLDI PUBBLICI

OLTRAGGIO ALLA CALABRIA E ALL’ECONOMIA

Specifiche responsabilità politiche e cinici interessi speculativi di multinazionali senza scrupoli, cause primarie di una crescente industrializzazione selvaggia, fanno si che il territorio calabrese si avvii inesorabilmente e speditamente verso il degrado totale, dando così un addio definitivo a turismo e agricoltura, da sempre per vocazione unici e veri motori economici del territorio.
Diamo qui un esempio eloquente tra le tante scelte deleterie . I precedenti tralicci dell’altissima tensione trasportavano e trasportano l’energia attraverso tre grossi cavi appesi ,più uno piccolo in cima ai centri di distribuzione. Le recentissime installazioni di megatralicci ,simili a torri Eiffel , si stagliano mediamente oltre i cinquanta metri d’altezza e poggiano su una base di 51 mq!!!
Questi conduttori elettrici , costruiti ancor prima delle centrali , servono a portare l’energia fuori dalla Calabria , prelevandola nella fertilissima piana di Gioia Tauro e sono corredati da un numero di nove cavi a gruppi di tre , con due più piccoli alla sommità.
Probabilmente questi manufatti Enel potenziano notevolmente gli effetti nocivi da inquinamento da elettrosmog rispetto a quelli tradizionali , i cui effetti cancerogeni sono già stati ampiamente riconosciuti dal mondo scientifico , inquinando così per migliaia di km,considerata la percorrenza longitudinale e trasversale della Calabria e il proseguimento in altre regioni.
Inoltre lo scempio paesaggistico è devastante.Allo svincolo autostradale di Rosarno ,un tempo famoso per i giardini d’agrumi, solo per citare uno dei tanti casi , vi sono centinaia di tralicci di tutte le dimensioni , in parte dismessi e abbandonati dall’Enel , a testimoniare il degrado e l’assoluta mancanza di regole o di un minimo rispetto per un territorio sempre più considerato come una colonia da sfruttare.
Eppure esistono il tanto decantato “osservatorio regionale del paesaggio” o“la convenzione europea del paesaggio” ma , come sempre , formule dai principi ineccepibili ma per un utilizzo gattopardesco , da vetrina politica , senza significato pratico.
Le logiche che prevalgono sono quelle delle lobbies economiche di multinazionali italiane e straniere che , in cambio dei loro profitti ci regalano elettrodotti e centrali turbogas di nessuna utilità per il territorio.
Tutto il resto sembra evidentemente illogico. Due elettrodotti costeggiano l’autostrada SA-RC e ai confini nord le proteste delle popolazioni di Laino Borgo,impongono un progetto di variante di 28 km e una spesa di 20.000.000 di euro,l’equivalente di 714.287,7 euro a km! E’ recente la notizia che si dovranno spendere altri 390 milioni di euro per prelevare l’energia dalla turbogas di recentissima costruzione nella piana di Gioia Tauro, fino a Sorgente in Sicilia . In quest’ultima regione , sono stati previsti altri 310 milioni di euro per il raddoppio della rete elettrica: uno sperpero di svariati e svariati miliardi di euro , solo per portare l’energia nei luoghi di consumo. La domanda è di una semplicità disarmante:perché non si sono fatte piccole centrali nei luoghi carenti d’energia e possibilmente da fonti alternative? Si sarebbero risparmiati miliardi di euro senza nessuno spreco nel trasporto dell’energia e scarsissimo inquinamento ambientale. Magari si sarebbero potuti risparmiare fondi utili da mettere in centri ricerca per l’occupazione dei giovani.
Come ultimo regalo , all’orizzonte si profila un megarigassificatore per l’utilizzo europeo , ad altissimo rischio esplosione e dal forte impatto ambientale, nei luoghi della Costa Viola , dirimpetto alle isole eolie , luogo omerico più bello d’Italia. A nulla vale il fatto che già la Calabria immetta gas nella rete metanifera nazionale ,o il fatto che esporti più’energia di quella che produce o che abbia 40 centrali idroelettriche ferme. Nonostante questo enorme contributo all’Italia ,si fanno prospezioni per pozzi ,perfino sul promontorio di Era Lacinia a Crotone , scatenando le sacrosante ire del comitato spontaneo a cui va il plauso del Bene Comune per questa lotta di civiltà. E che dire delle richieste per la costruzione di centrali biomasse a S.Eufemia d’Aspromonte e a Rizziconi, altamente inquinanti tanto che le società interessate alla loro costruzione sono disposte a corrispondere elevati indennizzi ai comuni che le ospitano come risarcimenti ambientali, senza che nessuno si occupi dell’inquinamento generale e della qualità complessiva dell’aria della piana di Gioia Tauro che non può sicuramente sopportare una tale concentrazione di ecomostri . Per il bene comune denuncia, si oppone e si opporrà sempre a questa politica miope del degrado, che continua inarrestabile e ha come primo effetto un aumento impressionante delle patologie tumorali.
Componente del Coordinamento Pbc Regione Calabria
Giuseppe Rizzo

23 marzo 2009

ENNESIMA OFFENSIVA DI BELLOFIORE E RIZZO

Ospedale di Gioia Tauro, sale operatorie ancora chiuse
«Ingiustificabile l'indifferenza dell'Asp 5 di Reggio Calabria»



Da Gazzetta del Sud del 23.3.09 di Vincenzo Toscano
GIOIA TAURO
«Non se ne può più! E più il tempo passa e più non si comprende il comportamento indifferente e colpevolmente omissivo dell'Asp 5 e della sua equipe, fatta di direttori sanitari inadempienti e tecnici inconcludenti, capaci di "scoprire problemini" uno dopo l'altro per allargare all'infinito i tempi di riapertura delle sale operatorie della più moderna struttura ospedaliera esistente nella Piana, nell'area immediatamente attigua al porto più grande del Mediterraneo. L'Asp e la sua equipe, con questo comportamento, evidenzia sprezzo verso questo territorio a cui oltre al Porto e alle aree industriali, la Calabria ha fatto dono di depuratori, termovalorizzatori, discariche, stabilimenti inquinanti e pattumiere di ogni ordine e grado. E con tutti questi "doni", l'Asp e la sua equipe arriva al punto di azzardare il tentativo di portare avanti il "disegno" di allocare l'ospedale unico o ex unico o in compartecipazione con Polistena in luogo diverso da quello stabilito dalla conferenza dei sindaci, e di "trasferire", divisioni e reparti da una struttura a norma ad altre fatiscenti, lasciando con ciò, consapevolmente, nel più alto dei pericoli, diverse migliaia di lavoratori al più alto rischio infortunistico del Mezzogiorno. E qualcuno, considerato il comportamento che fin qui siamo in grado di registrare, potrebbe rinsavire solo dopo una malaugurata "tumulazione avvenuta"».
Renato Bellofiore e Iacopo Rizzo coordinatori della lista Pbc parlano chiaro. Dopo aver fatto ricorso a tutte le procedure burocratiche, e interessato la magistratura con due denunce «senza risposta», affermano. «Non molleremo. E porteremo avanti questa battaglia di civiltà e di giustizia fino a quando non avremo risposte precise». Bellofiore e Rizzo concludono ricordando che «tra interruttori e filtri ci stiamo avviando a superare il sesto mese da quando è stato interrotto il pubblico servizio della Chirurgia generale e d'urgenza nell'ospedale Giovanni XXIII. E tanto avviene dopo che nel sopralluogo del 2 marzo, il commissario straordinario dell'Asp e il direttore sanitario Rupeni, avevano annunciato l'arrivo, per il 5 marzo, dei tecnici per la verifica tecnica e la certificazione dell'agibilità delle sale operatorie. Ma non avevano fatto i conti con il "filtro" dell'impianto di climatizzazione e il personale medico e paramedico continua a vedersi arrivare gli utenti del comprensorio gioiese nell'ospedale "agibile" di Scilla, che il comitato contro l'ospedale unico e per gli "orticelli" ha annesso alla Piana».

È l’appello che il movimento “Per il bene Comune” lancia alla giunta regionale «Più controlli sulla discarica»


Dopo il caso di Colleferro preoccupa il sito che sorge in contrada Marrella
Da Il Quotidiano della Calabria del 23.3.09 di VIVIANA MINASI
GIOIA TAURO - L'appello viene ancora una volta dai membri della lista civica nazionale “Per il bene Comune”, ed ancora una volta riguarda una tematica molto discussa negli ultimi tempi, ovvero il controllo degli impianti di smaltimento di rifiuti. Dopo le polemiche sorte in seguito all'inchiesta sull'inceneritore di Colleferro, nel quale i Carabinieri hanno scoperto che veniva smaltito di tutto, in maniera del tutto indiscriminata, “Per il bene Comune” chiede che la Regione Calabria si interessi della discarica di località Marrella, nella Piana di Gioia Tauro. «Chiediamo un monitoraggio epidemiologico ed ambientale sull'inquinamento derivante dai siti concentrati tra Gioia Tauro, Rizziconi e Rosarno, zone in cui sorgono un inceneritore, una discarica, un depuratore», chiedono Rizzo e Bellofiore di Pbc. E proseguono: «Questo progetto va attuato per consentire la valutazione dello stato di salute di chi vive nei comuni pianigiani che si trovano nei pressi degli impianti indicati, perché è un nostro diritto conoscere lo stato di salute del territorio in cui viviamo». L'aria intorno a discariche ed inceneritori, si sa, non è delle migliori, per cui è necessario, oggi più che mai, un monitoraggio accurato, onde evitare l'incenerimento di rifiuti tossici, e quindi l'immissione nell'aria di particellenocive per l'uomo. A tal fine, Bellofiore e Rizzo chiedono che venga installato un impianto speciale che misuri le polveri sottili e ne analizzi la loro caratterizzazione, coinvolgendo enti quali l'Asp, il Dipartimento di Epidemiologia, e l'Arpacal, che potrebbero valutare la presenza ventuale di una serie di fattori nocivi. «E' necessaria oramai la nascita di una task force all'interno dell'Arpacal - concludono Bellofiore e Rizzo - che controlli il ciclo dei rifiuti, la composizione del cdr e la qualità delle emissioni». Dunque i riflettori tornano ad accendersi su uno dei temi più delicati degli ultimi tempi. Quella del controllo sullo smaltimento dei rifiuti è una questione di strettissima attualità. Ancora, infatti, sono vive più che mai le immagini del disastro ambientale che, negli ultimi anni, si è compiuto ai danni della popolazione campana e del suo territorio. La Piana vorrebbe evitare tutto questo.

21 marzo 2009

Gioia Tauro La lista "Per il bene comune" sprona la Regione

Inceneritore e depuratore sollecitati controlli serrati
Pbc: subito il monitoraggio epidemiologico e ambientale


da Gazzetta del Sud del 21.3.09 di Francesco Toscano
GIOIA TAURO
Dopo quanto avvenuto per l'inceneritore di Colleferro, dove, secondo i carabinieri «veniva smaltito di tutto», la lista civica nazionale "Per il Bene Comune" (Pbc), con un comunicato a firma dei coordinatori regionale e locale, Renato Bellofiore e Iacopo Rizzo, auspica che «la Regione Calabria dia la massima importanza ai controlli sull'impianto di smaltimento dei rifiuti di Gioia Tauro». «In particolare – affermano – bisogna iniziare a fare ciò che fino ad oggi in Italia avviene solo in Emilia-Romagna, ossia vogliamo anche noi il monitoraggio epidemiologico e ambientale sull'inquinamento derivante dai molteplici siti concentrati tra Gioia Tauro, Rizziconi e Bosco di Rosarno, in particolare dalle discariche di Gioia Tauro di Contrada Marrella, dall'inceneritore di Contrada Cicerna, dalla centrale Turbogas di Rizziconi, dal mega depuratore di Gioia e dalle centrali biomasse sparse per la Piana». «Se si ha a cuore la salute dei cittadini, la tutela del territorio e il rispetto dell'ambiente bisognerà attuare questo progetto, che aveva trovato favorevole l'ex ministro dell'ambiente Pecoraro Scanio. Ciò permetterebbe di valutare lo stato di salute di chi vive vicino a tutti i siti sopra indicati, dove si svolgono o sono previsti tra l'altro processi di raccolta, trasformazione e smaltimento dei rifiuti».
I coordinatori della lista civica chiedono, «visto il crescente numero di patologie tumorali che stanno toccando i cittadini residenti nelle zone vicino all'inceneritore, che venga installato un impianto speciale di misurazione delle polveri sottili. Per tali studi si auspica si coinvolgano strutture pubbliche, ad esempio Asp, Dipartimento di Epidemiologia, Arpacal» Per Bellofiore e Rizzo, «è indispensabile estendere tali studi medici anche allo stato di salute dei lavoratori del Porto di Gioia Tauro, per poi incrociare i risultati con l'analisi della qualità dell'aria che dovrebbe essere curata dall'Arpacal. Così facendo l'Asp e l'Arpacal avrebbero accesso alle informazioni in maniera costante e diretta. Per i due coordinatori, sia Gioia Tauro che la Piana devono assolutamente avere un monitoraggio costante di tutti i siti ambientali a rischio o che svolgono un'attività ordinaria nella gestione dei rifiuti.

19 marzo 2009

Pbc: «Le sale operatorie sono pronte, il personale può ritornare a Gioia Tauro»


Gioia Tauro L’appello anche di Belcastro (Mpa)
«Giovanni XXIII, la commissione ripristini lo stato di legalità

Gazzetta del Sud del 16.3.09 di Vincenzo Toscano
GIOIA TAURO
«La città del Porto più grande del Mediterraneo, dove gravita un esercito di lavoratori ad altissimo rischio infortunistico non può e non deve vedersi spogliata una struttura ospedaliera strategica, centrale, moderna, all’avanguardia, a norma e facilmente fruibile dall’utenza della Piana. Non può e non deve assistere a trasferimenti di reparti a favore di Scilla, scelta dagli “alleati” per spogliare Gioia Tauro, come si apprende da notizie di stampa che riportano iniziative di personaggi che agiscono in controtendenza alle decisioni degli organismi regionali, e che, sempre in controtendenza, agiscono per la realizzazione dell’ospedale unico della Piana disattendendo la già democratica deliberata localizzazione ». Lo afferma l’on. Elio Belcastro su questi problemi «auspica che la commissione straordinaria del comune di Gioia Tauro, venuta per ripristinare la legalità, imponga la legalità». Il parlamentare del Mpa «auspica che la commissione vada fino in fondo per bloccare le manovre di evidente paralisi, di “scippo” e per smascherare le finalità delle trovate di tecnici fannulloni che paralizzano un ospedale partendo da una colpevole infiltrazione di acqua e proseguendo con la irreperibilità di un interruttore “speciale” o di un filtro “speciale”, prolungando l’interruzione del pubblico servizio ed omettendo, nel contempo, di denunciare ai Nas e ai vigili del fuoco strutture fuori norma, fatiscenti, antigieniche e pericolose per la salute dei cittadini». Auspica inoltre che «come alti rappresentanti dello Stato prendano una posizione chiara per imporre chiarezza sulla vicenda dei terreni offerti al prefetto Zanini, che questa offerta ha tenuto per sé, obbedendo alla consegna del silenzio. Auspica che si dica al generale Cetola che la data di riapertura di Chirurgia a Gioia Tauro, fissata dallo stesso e dal direttore sanitario Rupeni per giovedì 5 marzo, è saltata per un filtro» «La storia del Giovanni XXIII – ha concluso l’on. Belcastro – è molto strana. E strano è il fatto che mentre Polistena “scoppia”, per il moderno e capiente nosocomio gioiese si sentenzia che i posti letto sono limitati perché “è spogliato di reparti a favore di Scilla”. Affermazioni molto pesanti e di enorme gravità». Da parte loro i coordinatori della lista civica nazionale “Per il bene comune”, Renato Bellofiore e Iacopo Rizzo fanno sapere che «l’iniziativa che conferma “la santa alleanza” Polistena-Palmi- Scilla, benedetta da governatori e presidenti, con il fine di depredare la città destinata a trainare l’economia della Calabria, non può che sollevare alcune perplessità. Siamo di fronte – dicono – ad un penoso teatrino della politica, dove si pensa di poter dire e fare tutto e il contrario di tutto, e dove la coerenza e la decenza sono le ultime delle preoccupazioni. Infatti è bene che tutti sappiano che i protagonisti di queste iniziative continuano a delegittimare e a non riconoscere nei fatti proprio quella Conferenza dei sindaci del 3 ottobre 2007, dalla quale vorrebbero ora legittimata la loro proposta di riordino ospedaliero tesa alla salvaguardia dei loro “orticelli in rovina” e contro la collettività». Sulla mancata riapertura del reparto di Chirurgia del “Giovanni XXIII”, Bellofiore e Rizzo riferiscono che venerdì scorso si sono recati all’Asp di Reggio dove hanno incontrato l’ing. Costantino: «È emerso che le sale chirurgiche del Giovanni XXIII sono già state regolarmente collaudate e la mancata riapertura dipenderebbe unicamente da “problemini” riguardanti i soli motori esterni dell’impianto di climatizzazione. In considerazione di ciò – proseguono – chiedono al prefetto Cetola e al dott. Rupeni, l’immediato ritorno di medici ed infermieri h. 24 all’ospedale di Gioia Tauro per il ripristino dell’emergenza urgenza sanitaria nella Piana e nel Porto di Gioia Tauro, allo stato e da troppo tempo negata».

15 marzo 2009

Lista Civica Nazionale
“PER IL BENE COMUNE”
Coordinamento Regione Calabria

Gioia Tauro, 15 marzo 2009

COMUNICATO STAMPA

La Lista Civica Nazionale “Per il Bene Comune”, preso atto delle dichiarazioni dei vertici dell’Amministrazione Comunale di Palmi che vuole redigere “da sola” una proposta di un riordino ospedaliero della costa dell’ex Asl 10 da presentare alla Conferenza dei Sindaci, non può che sollevare alcune perplessità: è il solito teatrino della politica dove si pensa di poter dire tutto e subito dopo il contrario di tutto e dove la coerenza è l’ultima delle preoccupazioni. Infatti è bene che tutti sappiano che fino ad oggi i politici di Palmi continuano a delegittimare e a non riconoscere nei fatti proprio quella Conferenza dei Sindaci dalla quale oggi vorrebbero legittimata “la loro” proposta di riordino.

A riprova di quanto detto si evidenzia che in data 3/10/2007 la Conferenza dei Sindaci della Piana ha espresso democraticamente ed a maggioranza schiacciante, ben 24 Sindaci su 28 presenti, la volontà di 180.000 abitanti della Piana di vedere finalmente realizzato, superando ogni campanile locale, un “Policlino Unico” al centro della Piana, e precisamente nell’area geografica di Cannavà.

Dopo tale decisione, purtroppo sono stati gli stessi vertici dell’Amministrazione Comunale di Palmi a non voler riconoscere valore a tale delibera tant'è che, a tutt’oggi, insistono per costruire un mezzo Ospedale in Palmi ossia per una scelta campanilistica e di frammentazione dell’offerta sanitaria a discapito dell’intera comunità pianigiana, espressasi ad oggi contro tale scellerata ipotesi con oltre 18.000 firme.

Sul fronte “Policlinico Unico” o Ospedale nuovo e sulla mancata riapertura del reparto di Chirurgia del Giovanni XXIII, Bellofiore e Rizzo della lista Pbc, venerdì 13 marzo 2008, si sono recati presso l’ASP 5 di Reggio Calabria per incontrare il Commissario straordinario Prefetto Massimo Cetola e al contempo l’ing. Costantino, responsabile dell’Ufficio Tecnico Asp 5. Bellofiore e Rizzo hanno trovato disponibilità dall’Ufficio del Commissario per un imminente incontro con il Generale Cetola. In tale occasione verranno consegnati i vari esposti presentati alla magistratura di Palmi e Reggio Calabria riguardanti le problematiche dei terreni siti in Palmi dove si dice dovrebbe sorgere l’Ospedale della Piana e le problematiche riguardanti la mancata riapertura di Chirurgia a Gioia Tauro, che da ottobre ad oggi, si ricorda, sta di fatto causando un’interruzione di pubblico servizio.

Dall’incontro con l’ing. Costantino è emerso che le sale chirurgiche del Giovanni XXIII sono già state regolarmente collaudate e la mancata riapertura dipenderebbe unicamente da problemini tecnici che potrebbero sorgere solo da giugno in poi con il grande caldo perché riguardanti i soli motori esterni dell’impianto di climatizzazione.

A tal proposito Bellofiore e Rizzo ritengono di fondamentale importanza tali dichiarazioni per un’immediata messa in funzione delle sale operatorie, in quanto i “problemini tecnici” riguardano le sole ventole dei condizionatori poste esternamente sulla terrazza e potrebbero essere riparati in tutta calma prima dell’estate. Tanto premesso,
chiedono
al Commissario straordinario Prefetto Cetola e al Direttore Sanitario dott. Rupeni, non essendoci più nessun motivo ostativo alla riapertura delle sale operatorie, l’immediato ritorno di medici ed infermieri h.24 all’Ospedale di Gioia Tauro per il ripristino dell’emergenza urgenza sanitaria nella Piana e nel Porto di Gioia Tauro, allo stato e da troppo tempo negata.
Il Coordinatore di Gioia Tauro
Arch. Jacopo Rizzo
Il Coordinatore regionale
Avv. Renato Bellofiore

10 marzo 2009

"Per il bene comune":la burocrazia si accanisce contro l'ospedale? Ai vertici dell'Asp si chiede spiegazione del perché di tutti questi inconvenienti.

Gioia Tauro: Rinviata la stesura del verbale di collaudo delle sale operatorie mentre sorge un nuovo problema.
Giustifica
Da Gazzetta del sud del 10.3.09 di Vincenzo Toscano
GIOIA TAURO
«Ancora una volta la già lenta macchina burocratica messa in moto dall'Asp 5 ha fatto cilecca. E si aggravano i danni ai cittadini e ai lavoratori». Renato Bellofiore e Iacopo Rizzo della Lista civica nazionale "Per il bene comune", sbottano in questo modo in un lungo comunicato stampa «dopo aver preso atto – affermano – di un duplice evento negativo: il mancato arrivo giovedì scorso dei tecnici che avrebbero dovuto redigere il verbale di collaudo delle sale operatorie del "Giovanni XXIII" così come aveva annunciato al direttore sanitario dott. Giuseppe Zampogna il massimo responsabile dell'Asp reggina generale Cetola; il rinvio del collaudo deciso dall'ing. Morello, presentatosi il giorno dopo (venerdì), a causa di un ulteriore problema "sfuggito" ai vari tecnici e uffici tecnici preposti ossia la sostituzione di un filtro nell'impianto di climatizzazione».
Quindi, per i due coordinatori di Pbc, «il fatto che dopo un "inseguimento" di cinque mesi che è servito anche per trovare un "interruttore speciale", all'atto del collaudo è invece sorto un altro inconveniente che ha richiesto un "prolungamento" dei tempi, rafforza l'idea che qualcuno continua a remare contro la riapertura di questo reparto salvavita del "Giovanni XXIII". E a questo punto se ne assumerà la responsabilità penale e civile perché continueremo con le denunce alla magistratura. Siamo amareggiati e increduli nel constatare che nonostante l'interessamento del commissario del Comune dott. Galati e nonostante ben due esposti alla Procura della Repubblica e ai Nas per interruzione di pubblico servizio, ci sia ancora qualcuno che continua a "remare" in difformità della legge».
A questo punto Pbc si rivolge ancora ai vertici dell'Asp reggina per «avere spiegazioni del perché di tutti questi inconvenienti: una volta l'interruttore, un'altra volta il gruppo elettrogeno, un'altra ancora la scheda elettrica. e perché questi inconvenienti che tengono in "ostaggio", tra l'altro, un esercito di lavoratori ad altissimo rischio infortunistico non sono stati segnalati tutti in una volta?».
«Allo stato delle cose e per l'assurdità di quanto avviene – continuano Bellofiore e Rizzo – è utile ribadire fino alla noia che qui noi stiamo parlando, per chi non lo sapesse o si ostina ad ignorarlo, dell'ospedale strategico del cuore della Piana, al centro della più allarmante polveriera infortunistica della costa tirrenica reggina. Stiamo parlando dell'ospedale nel quale per la mancata semplice manutenzione e per il misterioso fermo dei lavori per l'Utic, terapia intensiva, Pronto soccorso e altro, che si protrae ormai oltre ogni limite ragionevole di tempo, è stata innescata da quel dì ed è ancora oggi "vigente", una pericolosa interruzione di pubblico servizio che preoccupa il vasto bacino d'utenza e, soprattutto, i lavoratori del porto e delle tre aree industriali». Riferendosi, poi, al problema dell'ospedale unico o ex unico o nuovo, Bellofiore e Rizzo affermano che «le mancate verità vengono fuori e se ne discuterà in tutte le sedi competenti. Infatti – continuano – solo da poco tempo abbiamo appreso che la commissione straordinaria del comune di Gioia Tauro aveva offerto al prefetto Zanini la disponibilità di terreni, a titolo gratuito, confiscati alla mafia, disponibili per la costruzione di un grande policlinico e per dare un segnale forte di legalità da parte delle Istituzioni che avrebbero anche opportunamente goduto, in un momento caratterizzato dalla gravissima recessione mondiale, di un ingente risparmio di pubblico denaro. Su questa delicata questione che riguarda la realizzazione dell'ospedale unico nel centro della Piana, Pbc non mollerà, anche perché non intende piegarsi di fronte a chi sostiene e supporta logiche decisionali di parte e incomprensibili, a scapito di una maggioranza schiacciante e rappresentativa come la Conferenza dei sindaci che - forse il prefetto Zanini non lo sa - si è espressa con un atto deliberativo democratico, indicando dove dovrà sorgere l'ospedale unico. Intanto – concludono i due coordinatori di Pbc – per la "telenovela" che ha paralizzato il "Giovanni XXIII", adesso si aspetta un filtro».

8 marzo 2009

Ospedale di Gioia, ultimi controlli. Pbc : "C'è qualcuno che rema contro lo stesso nosocomio gioiese per fini non sempre molto espliciti".

Sopralluogo dell’ingegnere dell’Asp alle sale operatorie. Verificato lo stato dell’impianto elettrico
Resta solo da avviare il sistema di climatizzazione

Il Quotidiano del 8.3.09 di NICOLA ORSO
GIOIA TAURO - Il bio-ingenere dell'Asp, Giovanni Morello, si è recato nei giorni scorsi all'ospedale “Giovanni XXIII” per effettuare gli ultimi controlli all'impianto elettrico delle sale operatorie. “Le sale operatorie del nosocomio gioiese - ha detto Morello - sono state ferme per alcuni mesi, poiché necessitavano di verifiche relativamente alla sicurezza elettrica, oltre che di altri interventi.
Queste verifiche tecniche vengono normalmente effettuate in tutte le sale operatorie con periodicità. Per quanto riguarda questo ospedale, tali verifiche sono state piuttosto laboriose, perché si è reso necessario sostituire alcuni importanti componenti
elettrici. Oggi - ha affermato il bio-ingegnere - ho completato tutti i controlli, per cui potrò stilare un verbale con la relativa certificazione”. E' tutto pronto, dunque, perché venga riaperta la sala operatoria? “In teoria sì, però stiamo ancora verificando, con la ditta manutentrice, la funzionalità dell'impianto di climatizzazione. La stessa società si è impegnata ad effettuare le dovute verifiche tecniche nel giro di tre o quattro giorni, cui seguirà una relazione attestante la messa in funzione dell'impianto. Per ciò che mi compete, già lunedì prossimo, rilascerò la certificazione relativa agli apparati elettrici”. Stando al lavoro svolto da Morello, non dovrebbero più sussistere motivi ostativi per la riapertura delle sale operatorie e, quindi, per il rientro di Chirurgia. Appresi gli ultimi sviluppi della “vicenda ospedale”, il coordinatore regionale del movimento “Per il bene comune”, Renato Bellofiore, pur manifestando apprezzamento per l'impegno dell'ingegnere Morello e per le sollecitazioni continue del direttore sanitario dottor Zampogna, affinché si torni presto alla normalità, esprime alcune perplessità che scaturiscono dal protrarsi dei controlli tecnici che avrebbero potuto essere effettuati in brevissimo tempo. “Si ha l'impressione - ha dichiarato l'avvocato Bellofiore - che dall'interno del “Giovanni XXIII” ci sia qualcuno che rema contro lo stesso nosocomio gioiese per fini non sempre molto espliciti. Aspettiamo fiduciosi - conclude il coordinatore del Pbc - l'evolversi dei fatti per poter, eventualmente, intervenire”.

3 marzo 2009

Gioia Tauro Ieri il commissario Cetola ne ha verificato lo status. Ospedale, verso la piena agibilità delle sale operatorie

Il Direttore Sanitario Zampogna: salvo intoppi giovedì verrà stilato il certificato che consentirà l'immediata riapertura


Da Gazzetta del Sud del 3.3.09 di Vincenzo Toscano
GIOIA TAURO - Dopo ben cinque mesi di sospensione "provvisoria", è imminente la riattivazione della Chirurgia d'urgenza nell'ospedale "Giovanni XXIII". Per giovedì prossimo, infatti, è fissato l'arrivo dei tecnici che dovranno verificare i lavori e certificare l'agibilità del reparto.
La notizia viene da fonte certa. È infatti il direttore sanitario e responsabile del Pronto soccorso del nosocomio cittadino, dott. Giuseppe Zampogna, a dare l'importante annuncio dopo che, ieri pomeriggio, ha accolto il generale Cetola, commissario dell'Asp 5, il quale, rientrando da Catanzaro, ha effettuato una ricognizione sullo stato delle cose al "Giovanni XXIII" accompagnato dal direttore sanitario della stessa Asp, dott. Enzo Rupeni.
«Il gen. Cetola e il dott. Rupeni – ha riferito Zampogna – hanno rilevato che i lavori sono stati effettuati e, a questo punto, si aspetta solo la verifica tecnica per certificare la piena agibilità delle sale operatorie. Se ciò avverrà, vale a dire se non ci saranno altri intoppi, giovedì al termine della verifica verrà stilato il certificato che consentirà l'immediata riapertura del reparto operatorio».
Sarà un caso ma è convinzione generale che la recente visita di appena quattro giorni addietro del commissario straordinario del Comune dott. Domenico Galati all'ospedale su richiesta dei rappresentanti della Lista civica nazionale "Per il bene comune" sia stata veramente "salutare". Infatti, nel pomeriggio dello stesso giorno della visita del dott. Galati, si è provveduto a rimuovere l'ultimo ostacolo rappresentato dalla ricerca di uno "speciale" interruttore.
«Sarà stato il fatto» afferma il coordinatore regionale di Pbc, Renato Bellofiore, promotore tra le altre iniziative di una recente manifestazione di protesta davanti l'ospedale, «che il dott. Galati, resosi conto che tutti remano contro questa città, abbia esplicitamente avvertito che Gioia Tauro non è "terra di nessuno". Quindi ha chiesto una relazione sulla situazione ed ha anche assicurato l'intervento di lavoratori del Comune per riportare tutto alla normalità. Ringraziamenti al dott. Galati, dunque, che ha anche scoperto la "pentola" riguardante i terreni offerti al prefetto Zanini per l'ospedale unico».
Una breve dichiarazione viene anche dai referenti locali del Pd, Cosimo Altomonte e Nunzio Candido, che esprimono «gratitudine al dott. Galati per la presa di posizione che ha dato un forte impulso alla soluzione di una pratica "stagnante", quella del "Giovanni XXIII", un ospedale situato in ottima posizione nella Piana e, quindi, da utilizzare in pieno a favore del territorio e di migliaia di lavoratori in pericolo».

Gioia La lista civica nazionale chiede d'incontrare il commissario Bagnato La "bonifica" dello Zimbario preoccupa Pbc


Gazzetta del Sud del 3.3.09 di Vincenzo Toscano
GIOIA TAURO Nuovo allarme per la Piana lanciato dalla Lista civica nazionale "Per il bene comune" che, in una nota a firma di Renato Bellofiore e Iacopo Rizzo, chiede ufficialmente un incontro al commissario straordinario del Comune di Rosarno.
«Sulla bonifica del terreno di località Zimbario – si legge – Pbc Calabria apprende con estrema preoccupazione dalla stampa che durante l'ultimo convegno sull'Osservatorio culturale che il commissario straordinario Bagnato avrebbe riferito che "si sta lavorando sulla bonifica dello Zimbario di Rosarno per fare una discarica di servizio per gli impianti di selezione dei rifiuti". Per Pbc, qualora si sia già dato seguito a tali lavori senza neanche rispondere agli interrogativi e ai tanti dubbi da noi posti al comune di Rosarno, sarebbe un comportamento in contrasto con il principio enunciato durante il convegno richiamato che "la democrazia è rappresentanza" e manifesterebbe, invece, scarsa attenzione di chi governa verso le problematiche legate alla salute dei cittadini, al rispetto dell'ambiente e alla salvaguardia delle peculiarità dei territori».
Pbc ricorda che «già lo scorso aprile la società francese "Veolia" ha ampliato con un sopralzo di 8 metri, per la portata di complessivi 126 mila metri cubi, la discarica di servizio di Gioia Tauro in località Marrella, ampliamento realizzato prima ancora di aver ottenuto il giudizio di compatibilità ambientale da parte della Regione. Purtroppo – proseguono Bellofiore e Rizzo – anche l'ampliamento di Marrella è servito a risolvere il problema delle ceneri residue dell'inceneritore tant'è che si cerca tutt'oggi di aprire un'ulteriore discarica allo Zimbario».
A questo punto Pbc chiede ufficialmente un incontro al commissario straordinario del Comune di Rosarno, Domenico Bagnato, al fine di «chiarire le problematiche sollevate già lo scorso agosto e rimaste insolute, tutte riguardanti il grado o meno di inquinamento accertato o da accertare nei terreni dello Zimbario e quali rischi corrono le popolazioni raggiunte dalle acque che a diverse altezze attraversano l'area in questione». (v.t.)

2 marzo 2009

INCENERITORE discarica dello Zimbario di Rosarno, niente ceneri Il Pbc chiede un incontro al Commissario Bagnato per la discarica di servizio

Da Calabria Ora del 2.3.09 di Domenico Mammola
Si torna a discutere della possibile realizzazione della discarica di servizio in contrada Zimbario di Rosarno, per ospitare le ceneri del termovalorizzatore. Esiste una proposta di Veolia, che gestisce l’impianto gioiese, secondo cui la società s’impegna a bonificare i 44 ettari dell’area, oggi una discarica abusiva, e creare altre strutture, in cambio della concessione dello Zimbario per 10 anni al fine di creare una discarica di servizio per il termovalorizzatore. L’attuale commissione straordinaria, che guida l’ente medmeo, non avrebbe disdegnato la proposta. Sulla vicenda, però, si è pronunciata con parole dure la lista civica “Per il bene Comune”, guidata da Renato Bellofiore e Jacopo Rizzo. «Pbc chiede ufficialmente un incontro al Commissario straordinario del Comune di Rosarno Domenico Bagnato, - si legge in una nota - al fine di chiarire mediante un confronto le problematiche rimaste insolute riguardanti il grado d’inquinamento, accertato o da accertare da parte di enti pubblici dei terreni dello Zimbario e quali rischi corrono le popolazioni raggiunte dalle acque che a diverse altezze attraversano l’area in questione ». Pbc ha parlato di un «ennesimo atto di degrado ambientale nel territorio della Piana e per la salute dei cittadini. Già lo scorso aprile Veolia ha ampliato la discarica di servizio di Gioia Tauro, località Marrella, ampliamento realizzato prima ancora di aver ottenuto il giudizio di compatibilità ambientale da parte della Regione Calabria che, infatti, è stato richiesto successivamente all’ampliamento a cavallo tra agosto e settembre 2008. Sulla procedura adottata al fine di ampliare la discarica di “Marrella”, ci siamo opposti con ricorso presentato al Comune di Gioia Tauro e alla Regione Calabria ». La realizzazione della discarica a Rosarno, quindi, suonerebbe come una beffa per Bellofiore e Rizzo, che hanno voluto puntualizzare che «Pbc Calabria si oppone con fermezza e con ogni regola democratica ai “furbetti del polverino” che, dopo aver imposto che a Gioia Tauro e nella Piana si debbano bruciare i rifiuti di tutta la Calabria nel nome della tecnologia obsoleta e dannosa dell’incenerimento dei rifiuti, aggravano il problema delle discariche chiedendo di farne sorgere sempre di nuove e per giunta di tipo speciale e vogliono trasformare l’intera Piana di Gioia Tauro in un’enorme discarica a cielo aperto». L’emergenza rifiuti patita dalla Piana nel dicembre scorso aveva portato un’accelerazione degli incontri tra le istituzioni per tentare di affrontare il nodo discariche, dal momento che nel reggino sono tutte esaurite e si è dovuto ricorrere alla forzosa riapertura di quella di Rosarno. Le parole del commissario Bagnato, «si sta lavorando sulla bonifica dello Zimbario per fare una discarica di servizio per gli impianti di selezione dei rifiuti» indicano la volontà di proseguire una linea progettuale già tracciata dalla precedente amministrazione rosarnese.