16 novembre 2008

Pbc: lo sviluppo territoriale della Piana di Gioia Tauro parte dalla creazione della città del porto "Metauria"

Gioia Tauro A margine dell'incontro sul Piano territoriale 19 "Pbc" fa una proposta - L'unione fa la forza se nasce la "Città del Porto"

Gazzetta del Sud del 16 nov. 2008 di Vincenzo Toscano
GIOIA TAURO
"Metauria" o "Città del Porto". Un'opportunità da non sprecare alla luce dell'incontro sul Pit 19. E' un'iniziativa di "Per il Bene comune" e di un pool di studiosi dello stesso Pbc, con a capo i coordinatori regionale e locale Renato Bellofiore e Iacopo Rizzo, e la "regia" di un tecnico, l'ing. Andrea Cento. Da questi nascono le prime riflessioni propositive per uno sviluppo territoriale della Piana di Gioia Tauro che tende a valorizzare le risorse e le potenzialità dei vari Comuni che per Pbc dovrebbero unirsi, partendo da quelli con maggiore affinità, per la creazione della "Città del Porto" o "Metauria".
«Mai come in questo momento – osservano i promotori dell'iniziativa – i quattro Comuni intorno al Porto (Gioia Tauro, Rizziconi, Rosarno e San Ferdinando) si trovano accomunati dai tanti e complessi problemi che potrebbero avviarsi a soluzione, partendo dalla fattiva collaborazione delle rispettive Amministrazioni. Lo stato commissariale di Gioia, Rosarno e San Ferdinando sotto molti aspetti deve considerarsi una risorsa, perché i commissari hanno il potere e la possibilità di agire senza condizionamenti, anticipando i tempi di realizzazione».
Perché Metauria? «E' un modo per indicare un territorio che ha una storia i cui albori risalgono alla civiltà greco-romana; è una concreta speranza di assistere alla fusione dei quattro Comuni, capace di immettere nel loro territorio le tante sinergie, altrimenti sprecate, per raggiungere "l'effetto Città". Punto di partenza è la popolazione, residente e fluttuante, che vive in questo sistema urbano: oltre 50.000 abitanti che aumentano di anno in anno, intorno alla grande infrastruttura portuale. Questa popolazione, frammentata com'è ora, non ha alcun potere decisionale. Tutti si sentono autorizzati a rappresentarla nei diversi livelli istituzionali ma le decisioni sono prese altrove e passano sulla testa dei cittadini delle comunità interessate».
«Servizi e infrastrutture sociali – sottolinea l'ing. Andrea Cento – non possono essere collegati a ridosso dei quattro centri esistenti di cui ci stiamo occupando, in quanto finirebbero per essere ancora di più congestionati. È necessario realizzare sul territorio, diventato comune, complesse strutture urbane terziarie, naturalmente collegate ai quattro centri urbani esistenti e con l'esterno attraverso linee di comunicazione frequenti e veloci, onde evitare che questi nuovi insediamenti siano percepiti come isolamento».
«Non si vuole di proposito elencare le innumerevoli infrastrutture necessarie per innalzare la qualità della vita in questo contesto urbano» dicono l'avv. Renato Bellofiore e l'architetto Iacopo Rizzo, «non è questa la sede adatta, ma questi quattro centri urbani entrati a far parte del Pit dovrebbero sentirsi compartecipi di un disegno comune per la crescita razionale del sistema urbano, economico e produttivo».

15 novembre 2008

METAURIA O CITTA’ DEL PORTO

COMUNICATO STAMPA DELLA LISTA CIVICA NAZIONALE
"PER IL BENE COMUNE"


Gioia Tauro, 14 nov. 2008
Alla luce dell’incontro sui PIT 19 svoltosi a Palmi il 13.11.08, in seno alla Lista Civica Nazionale “Per il Bene Comune” nascono le prime riflessioni propositive per uno sviluppo territoriale della Piana di Gioia Tauro, che mettendo da parte ogni tipo di campanilismo locale tendono a valorizzare le risorse e le potenzialità dei vari Comuni che per Pbc dovrebbero unirsi partendo da quelli con maggiore affinità per la creazione della “città del porto” o “Metauria”.

Mai come in questo momento i quattro Comuni intorno al Porto: Gioia Tauro, Rizziconi, Rosarno e San Ferdinando, si trovano accomunati dai tanti e complessi problemi che potrebbero avviarsi a soluzione, partendo dalla fattiva collaborazione delle rispettive Amministrazioni locali.

Lo stato commissariale dei Comuni di Gioia, Rosarno e San Ferdinando, sotto molti aspetti, deve considerarsi una risorsa, perché è per certo che i Commissari hanno il potere e la possibilità di agire senza condizionamenti di alcun genere: almeno è quello che noi cittadini comuni ci auguriamo. Essi hanno la facoltà di ascoltare la società civile rappresentata dai cittadini, singoli ed associati, vagliare le loro proposte ed agire di conseguenza per il bene comune.

Perché Metauria? E’ un modo per indicare un territorio che ha una storia i cui albori risalgono alla civiltà greco-romana; è una concreta speranza di assistere alla fusione dei quattro Comuni, capace di immettere nel loro territorio le tante sinergie, altrimenti sprecate, per raggiungere “l’effetto Città”.

Punto di partenza è la popolazione, residente e fluttuante, che vive in questo sistema urbano: oltre 50.000 abitanti che aumentano sempre di più, di anno in anno, intorno alla grande infrastruttura portuale.

Questa popolazione, frammentata come è ora, non ha alcun potere decisionale. Tutti, dico tutti, si sentono autorizzati a rappresentarla nei diversi livelli istituzionali; le decisioni che riguardano il suo territorio sono prese altrove e, passando sulla testa dei cittadini delle comunità interessate, prendono tutto a spese di costoro, lasciandoli grondare lacrime e sangue.

E’ evidente allora l’urgenza di affrontare e risolvere i problemi urbanistici, economici e produttivi del territorio comune per governare adeguatamente l’espansione, soprattutto del settore terziario sociale. Partendo dalla considerazione che ad ogni popolazione (numero totale di abitanti) corrisponde una soglia di servizi, è logico supporre che più grande è il numero di cittadini di una città, tanto più grandi e di qualità sono i servizi, da dislocare sul territorio in modo razionale.

Questi servizi ed infrastrutture sociali non possono essere collegate a ridosso dei quattro centri esistenti di cui ci stiamo occupando, in quanto finirebbero per essere ancora di più congestionati. E’ necessario, quindi, realizzare sul territorio, diventato comune, complesse strutture urbane terziarie, naturalmente collegate ai quattro centri urbani esistenti e con l’esterno attraverso linee di comunicazione frequenti e veloci, onde evitare che questi nuovi insediamenti siano percepiti come isolamento.

Quando si parla di terziario sociale si intende comprendere i settori della ricerca (monitoraggio, inquinamento ambientale, ecc..), dell’istruzione ai vari livelli, della sanità (per esempio: Ospedale unico o nuovo da ubicare a Cannavà come necessità di allontanarsi dalle aree congestionate e tale da servire tutta la popolazione della Piana), dell’assistenza, della cultura, del turismo, del tempo libero, ma anche dell’abitazione e dell’amministrazione pubblica.

Gli assi stradali principali che collegano Gioia, Rosarno e San Ferdinando e questi con il sistema portuale, dovrebbero essere potenziati, includendo, per esempio, una viabilità, anche questa primaria, capace di inglobare nel sistema urbano che si vuole potenziare, Rizziconi ed il suo territorio. Tutto ciò comporterebbe la creazione di un altro svincolo autostradale sul fiume Budello, il potenziamento dell’asse verso il porto e l’entroterra in prossimità di Rizziconi, la ristrutturazione della SS 111 fino a Cittanova.

Non si vuole di proposito elencare le innumerevoli infrastrutture necessarie per innalzare la qualità della vita in questo contesto urbano, non è questa la sede adatta, ma i quattro Centri urbani che sono entrati a far parte dei PIT, dovrebbero sentirsi compartecipi di un disegno comune, organizzare insieme un programma di sviluppo, dove sono elencate le priorità e le opere da intraprendere per la crescita razionale del sistema urbano, economico e produttivo che li accomuna.
Lista Civica Nazionale “Per il Bene Comune”
Ing. Andrea Cento

14 novembre 2008

Studio francese: gli inceneritori aumentano il rischio di tumori

Vivere nei pressi di un inceneritore di rifiuti aumenta il rischio di tumore? Secondo uno studio condotto dal dipartimento per la Salute e per l’Ambiente francese, la percentuale di rischio aumenterebbe sensibilmente, con addirittura punte di rischio del 9,1%.

La ricerca ha preso in considerazione i casi di cancro che si sono manifestati tra il 1991 e il 1999, spiegando però che il legame “causa-effetto” tra presenza dell’inceneritore e casi di cancro non è dimostrato. Dovrebbero essere infatti considerate anche le altre variabili (stile di vita, tabagismo, tipo e natura dell’alimentazione, consumo d’alcol, esposizione professionale a sostanze tossiche, precedente presenza di inquinamento urbano, industriale o rurale) che possono aver prodotto i singoli casi di tumore.

Restano però, nelle aree con inceneritore, alcune forme sospette di cancro quali quello al fegato con un rischio del 6,8%, linfomi maligni chiamati “non-Hodgkin” dell’1,9%, sarcomi dei tessuti molli con più del 9,1%, tumori al seno e utero con un rischio del 2,8% e alla mammella con il 4.8%.

Dati che sicuramente fanno riflettere… Forse bisogna agire in qualche modo? Noi di Pbc abbiamo deciso di organizzarci. Voi cosa fate?

LETTERA APERTA Ci ammaliamo, ma diteci solo chi e come ci sta avvelenando.

Il Quotidiano del 14 nov. 2008 - Lettera firmata.
VIVO con la mia famiglia a Cittanova un paese ai piedi dello Zomaro. Vi scrivo di getto avendo appena letto un articolo sul Quotidiano del 11 novembre 2008 alla pagina 15 a firma di Michele Albanese “Allarme tumori - un sos da Gioia”, la denuncia di una mamma sulla grave malattia del proprio figlio colpito da leucemia e che fa un'accusa precisa, indicando
nei presunti rifiuti tossici sepolti sull'Aspromonte la causa principale all'origine del male che ha colpito il proprio figlio e come lui tanti altri. Sono cose che noi che abitiamo in quei paesi ci diciamo a bassa voce da tanto tempo, forse dicerie, forse no. Ovviamente nessuna prova o certezza. Mi riallaccio a questa denuncia, “a questo grido di dolore” di una mamma, perché anch'io colpito negli affetti più cari: mia moglie appena sette mesi fa, subito dopo la nascita del nostro quarto figlio, si è ammalata di poliomesite, una malattia autoimmunitaria che colpisce i muscoli. Subito dopo di lei, a distanza di qualche settimana, anche mia sorella uno stesso problema che colpisce il sangue e gli organi interni (nella
stessa strada ben 5 casi in poco tempo). Come sempre succede soprattutto nei piccoli paesi si domanda in giro, si chiede, le notizie girano velocemente e così scopriamo
che solo negli ultimi due/ tre anni decine e decine di casi analoghi. Mia moglie è in cura al Policlinico Universitario di Messina (e con lei altre persone di Cittanova) e lì parlando con il Primario del reparto di neurologia, non più tardi di una settimana fa, ho esposto gli stessi dubbi chiedendogli anche se era possibile interessare l'università nello studio per la ricerca delle cause all'origine di questi problemi e chi secondo lui dovesse essere investito di questa “ cosa”, se la Procura, le Asl o anche il Ministero della Salute. Certo è che non si può più rimanere in silenzio se è in gioco la nostra vita e quella dei nostri figli. Se veramente hanno trasformato l'Aspromonte in una discarica di rifiuti tossici è bene che sia accertato e che quello che sta accadendo non sia archiviato come “casi che rientrano nella media nazionale” perché così probabilmente non è. In tutto questo la cosa che mi fa più specie e va sottolineata è il silenzio, oserei dire cinico e disinteressato, dei medici di base. Non c'è ne è uno che sia interessato di capire. “Aiutateci voi”, continuate le inchieste, intervistate i dirigenti ed i funzionari sanitari, i magistrati, date a questo problema risonanza nazionale, fate alzare il livello di attenzione. Se ci stanno avvelenando lo dobbiamo sapere. Lettera firmata

LETTERA APERTA Ci ammaliamo, ma diteci solo chi e come ci sta avvelenando.


Il Quotidiano del 14 nov. 2008 - Lettera firmata.
VIVO con la mia famiglia a Cittanova un paese ai piedi dello Zomaro. Vi scrivo di getto avendo appena letto un articolo sul Quotidiano del 11 novembre 2008 alla pagina 15 a firma di Michele Albanese “Allarme tumori - un sos da Gioia”, la denuncia di una mamma sulla grave malattia del proprio figlio colpito da leucemia e che fa un'accusa precisa, indicando
nei presunti rifiuti tossici sepolti sull'Aspromonte la causa principale all'origine del male che ha colpito il proprio figlio e come lui tanti altri. Sono cose che noi che abitiamo in quei paesi ci diciamo a bassa voce da tanto tempo, forse dicerie, forse no. Ovviamente nessuna prova o certezza. Mi riallaccio a questa denuncia, “a questo grido di dolore” di una mamma, perché anch'io colpito negli affetti più cari: mia moglie appena sette mesi fa, subito dopo la nascita del nostro quarto figlio, si è ammalata di poliomesite, una malattia autoimmunitaria che colpisce i muscoli. Subito dopo di lei, a distanza di qualche settimana, anche mia sorella uno stesso problema che colpisce il sangue e gli organi interni (nella
stessa strada ben 5 casi in poco tempo). Come sempre succede soprattutto nei piccoli paesi si domanda in giro, si chiede, le notizie girano velocemente e così scopriamo
che solo negli ultimi due/ tre anni decine e decine di casi analoghi. Mia moglie è in cura al Policlinico Universitario di Messina (e con lei altre persone di Cittanova) e lì parlando con il Primario del reparto di neurologia, non più tardi di una settimana fa, ho esposto gli stessi dubbi chiedendogli anche se era possibile interessare l'università nello studio per la ricerca delle cause all'origine di questi problemi e chi secondo lui dovesse essere investito di questa “ cosa”, se la Procura, le Asl o anche il Ministero della Salute. Certo è che non si può più rimanere in silenzio se è in gioco la nostra vita e quella dei nostri figli. Se veramente hanno trasformato l'Aspromonte in una discarica di rifiuti tossici è bene che sia accertato e che quello che sta accadendo non sia archiviato come “casi che rientrano nella media nazionale” perché così probabilmente non è. In tutto questo la cosa che mi fa più specie e va sottolineata è il silenzio, oserei dire cinico e disinteressato, dei medici di base. Non c'è ne è uno che sia interessato di capire. “Aiutateci voi”, continuate le inchieste, intervistate i dirigenti ed i funzionari sanitari, i magistrati, date a questo problema risonanza nazionale, fate alzare il livello di attenzione. Se ci stanno avvelenando lo dobbiamo sapere. Lettera firmata

La denuncia della Lista Civica Nazionale “Per il Bene Comune” Chirurgia, lavori fermi al nosocomio di Gioia Tauro


Il Quotidiano del 13 nov. 08 - di Simona Gerace
GIOIA TAURO - Sono ancora fermi i lavori di ripristino del reparto di Chirurgia dell'Ospedale “Giovanni XXIII” di Gioia Tauro. A denunciare la situazione è la lista civica nazionale “Per il bene comune” che non si rassegna ad accettare passivamente la chiusura di una struttura un tempo considerata il “fio - re all'occhiello della Piana. «Ancora è tutto fermo e non c'è nessuna ditta e nessun operaio al “Giovanni XXIII” - è scritto in un comunicato - la mancata manutenzione quotidiana e il misterioso fermo dei lavori per l'Utic, terapia intensiva, Pronto Soccorso ed altro, ha innescato una pericolosa interruzione di pubblico servizio che preoccupa il vasto bacino d'utenza e, soprattutto le persone ad “alto rischio”. I lavori nel reparto di Chirurgia - si legge ancora - latitano, e questo ci preoccupa visto che le esperienze precedenti di sistemazione dei reparti salvavita non si sa ad opera di chi, da quando e perché sono stati interrotti ». Queste le denuncie della lista “Per il bene comune” che chiede spiegazioni di tali “incompiuti” agli organi competenti. «Per queste gravissime incongruenze - si legge nella nota - gradiremmo una risposta autorevole da parte del massimo dirigente dell'Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria, Massimo Cetola, il quale, riteniamo, sia stato informato sulle “stranezze” che caratterizzano la storia dello sfascio di questo Ospedale dei lavoratori del Porto, dell'area del quadrilatero industriale e di una grossa fetta di utenza della Piana di Gioia Tauro». Ma la lotta della lista non si ferma qui, infatti - come è esplicitato nel comunicato - «si sta preparando un fitto e documentato dossier che verrà consegnato al Procuratore della Repubblica. In esso sarà ricostruita la storia delle inadempienze, dei fermi “seco - lari” di vari lavori, e delle omissioni che hanno distrutto un nosocomio 'avanguardia mettendo in serio pericolo la vita di cittadini e lavoratori. Intanto - conclude la nota - auspichiamo che sui lavori urgenti da effettuare al Giovanni XXIII possa pervenire al più presto una voce chiara ed autorevole, capace di ridare un minimo di serenità ad un bacino d'utenza “provato” da dubbi e incertezze sulle prestazioni sanitarie». s.g.

PBC SU OSPEDALE DELLA PIANA: E' UN BLUFF LA LETTERA DEI SINDACI PRO PALMI. ECCO I RETROSCENA.


Il Quotidiano del 13 nov. 08 - di Francesco Condoluci
ERA una riunione «sui servizi sociali». Con tutti i sindaci del territorio convocati a Polistena, per discutere di progetti in materia di «assistenza ai disabili e portatori di handicap» nei comuni. Niente che avesse a che fare insomma, con strutture ospedaliere e riorganizzazione sanitaria. Eppure qualcuno, quell'assise, ha pensato bene di trasformarla in una specie di plebiscito a favore dell'ubicazione del tanto discusso Nuovo Ospedale a Palmi. «Alla fine della riunione, mentre tutti andavamo di fretta, un collega ci ha passato un foglietto, chiedendoci di firmare per il mantenimento dell'ospedale a Polistena e per la costruzione del nuovo presidio a Palmi e sottolineando che tanto alla Regione avevano già deciso così»: così il sindaco di Anoia, Antonio Napoli ha raccontato come sono andate le cose in quell'incontro nell'aula consiliare di Polistena da cui è poi scaturita la lettera diffusa dal primo cittadino di Sant'Eufemia d'Aspromone, Enzo Saccà e firmata in 17. «Visto che l'anno scorso, malgrado avessimo votato a larga maggioranza per la realizzazione dell'ospedale nel sito baricentrico di Cannavà, quella scelta è stata ignorata, ho ritenuto di firmare, dal momento che ci è stato fatto capire che non c'è alternativa », ha aggiunto Napoli. Facendo sgonfiare come un soufflè venuto male, quella che era stata spacciata per una sorta di inequivocabile posizione “bulgara” degli amministratori, a suffragio del sito di Palmi come sede del Nuovo Ospedale di cui si diconsiglieri batte da mesi, senza che laRegione abbia ancora preso una posizione ufficiale. Nessuna discussione dunque, ma solo una firma strappata frettolosamente, come fosse una scelta obbligata. Nel frattempo però, la posizione dei sindaci sul Nuovo Ospedale è diventata una sorta di barzelletta su cui far fiorire commenti e punti di vista di opposta tendenza. Ieri, ad esempio, il segretario provinciale del Pdci, Enzo Infantino, ha parlato del documento in questione come di «una chiara e netta presa di posizione di 17 sindaci a sostegno di una migliore razionalizzazione dell'offerta sanitaria nella Piana, tramite il potenziamento e il rilancio dell'ospedale di Polistena e la realizzazione del nuovo ospedale a Palmi. Come PdCi - ha proseguito l'esponente politico palmese - ci batteremo contro l'ipotesi dell'ospedale Unico che non è prevista in nessun documento della Regione, perché pensiamo che in un territorio così vasto è necessario costruire una rete composta da due presidi ospedalieri in grado di garantire a tutti i cittadini di poterne rapidamente usufruire». Una specie di “peana” in omaggio a questa fresca scelta dei sindaci che però cozza con quanto sostiene invece la lista “per il Bene Comune” che smonta definendo «un bluff» la lettera e ricordando che «tra i firmatari sono stati inseriti comuni “abusivi”, fuori del comprensorio come Bagnara e Scilla» e che già «qualche sindaco ha seccamente smentito di aver firmato il documento pro Polistena e Palmi». f. c.

13 novembre 2008

Gazzetta del 13.11.08. Pbc denuncia ritardo lavori per la Chirurgia e annuncia un dossier per la magistratura

Gioia Tauro Documento-denuncia del movimento "Per il Bene comune"
Ospedale, preoccupa il ritardo nei lavori per la Chirurgia
Bellofiore e Rizzo stanno preparando un dossier per la magistratura


di Vincenzo Toscano
GIOIA TAURO
«Ancora tutto fermo e nessuna ditta e nessun operaio al "Giovanni XXIII". E stiamo parlando, per chi non lo sapesse, a cominciare dal governatore della Calabria e dai suoi assessori, dell'ospedale strategico del "cuore" della Piana, al centro della più allarmante "polveriera infortunistica" della costa tirrenica reggina. Stiamo parlando dell'ospedale nel quale per la mancata manutenzione (quella ovvia, ordinaria, normale, semplice) e per il misterioso fermo dei lavori per l'Utic, terapia intensiva, Pronto soccorso ed altro, che si protrae oltre ogni limite ragionevole di tempo, è stata innescata da quel dì ed è ancora oggi "vigente", una pericolosa interruzione di pubblico servizio che preoccupa il vasto bacino d'utenza e, soprattutto i lavoratori ad alto rischio».
Dice questo e altro l'avv. Renato Bellofiore, coordinatore regionale del Movimento politico nazionale "Per il Bene Comune", dopo l'ultimo dei trasferimenti "temporanei" per urgenti lavori di restauro e messa a norma che hanno sguarnito un presidio che, per dirla con l'ex primario chirurgo prof. Giovanni Frisina, «era, prima dell'avvento delle Usl, delle Asl e dei loro manager, il fiore all'occhiello della sanità della Piana».
«Ci preoccupa enormemente questo ritardo nell'effettuazione dei lavori per Chirurgia – continua Bellofiore – soprattutto perché a farci preoccupare ci sono i precedenti che riguardano reparti salvavita come l'Utic, i cui lavori non si sa ad opera di chi, da quando e perché sono stati interrotti e sono rimasti interrotti. E per queste gravissime incongruenze gradiremmo una risposta autorevole da parte da parte del massimo dirigente dell'Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria, il generale Cetola, il quale, riteniamo, sia stato informato sulle "stranezze" che caratterizzano la storia dello sfascio di questo ospedale dei lavoratori del Porto, dell'area del quadrilatero industriale (Gioia Tauro, Rosarno, San Ferdinando, Rizziconi) e di una grossa fetta di utenza della Piana di Gioia Tauro. Al punto in cui siamo arrivati non possiamo rimanere ancora a guardare. E quindi – annuncia il coordinatore regionale di Pbc – con la collaborazione del coordinatore locale Iacopo Rizzo e dei tecnici a noi vicini, stiamo preparando un fitto e documentato dossier che consegneremo al procuratore della Repubblica. Dossier in cui viene scrupolosamente e puntualmente ricostruita tutta la storia delle inadempienze, dei fermi "secolari" di vari lavori, e delle omissioni che hanno distrutto un nosocomio d'avanguardia mettendo in serio pericolo la vita di cittadini e lavoratori. Perché tutti, secondo le precise competenze, abbiamo il dovere civico e morale di intervenire per rimuovere in via definitiva una situazione enormemente grave e sempre più insostenibile soprattutto quando coinvolge la salute dei cittadini e del mondo operaio che ruota attorno a questo ospedale. Pertanto – conclude Bellofiore – mentre diamo corpo al documentato dossier per la Procura della Repubblica, auspichiamo che sui vari lavori urgenti da effettuare al "Giovanni XXIII" possa pervenire al più presto una voce chiara ed autorevole, capace di ridare un minimo di serenità ad un bacino d'utenza abbastanza "provato" da dubbi e incertezze sulle risposte sacrosante alla domanda di sanità».
Rizzo, infine, fa un brevissimo riferimento alla questione "ospedale unico" per dire che «è circolato un foglio a firma di 17 sindaci, tra i quali qualcuno si è adoperato ad inserirne alcuni che sono al di fuori del comprensorio della Piana di Gioia Tauro. Ed è di una gravità eccezionale la secca smentita di un sindaco (quello di San Procopio ndc) che ha dichiarato di "non essere tra i firmatari del documento pro Polistena e Palmi"».

12 novembre 2008

Pbc su salute e ambiente lancia un nuovo allarme tumori nella Piana.Si continua a non voler affrontare il problema

Problema leucemie a Gioia Tauro

Allarme tumori un Sos da Gioia Tauro

Da il Quotidiano della Calabria del 11.11.08, di MICHELE ALBANESE

GIOIA TAURO - “Buongiorno sono la mamma di un ragazzo di 26 anni malato di leucemia. Vorrei che i lettori del Quotidiano sappiano che purtroppo nella Piana i casi di leucemia linfomi e tumori è in aumento, perchè come si sa da tempo, nelle nostre belle e contaminate montagne sono state scaricate rifiuti tossici. Nessuno ne prende atto, purtroppo, e a pagarne le conseguenze sono i nostri figli che muoiono giovani. Basta stare zitti, che si facciano indagini e si bonifichi la zona”. Tra le tante decine di mail che la nostra redazione riceve ogni giorno, quella scritta dalla signora Maria Pace di Gioia Tauro ci ha lasciato attoniti e sgomenti. Un grido di allarme e disperazione quello lanciato da una mamma che con molta forza e determinazione ha trovato il coraggio di rendere pubblico il dramma che suo figlio sta vivendo mettendolo in relazione con la presunta presenza di rifiuti tossi sepolte sulle montagne della zona pre-aspromontana della Piana. Un allarme non nuovo, quello “gridato” dalla signora Maria del quale già in passato ci siamo occupati. Allarme che purtroppo si ripete e che non arriva solo da questa mamma ma da tanti nostri lettori (ultimi alcuni cittadini di Galatro che hanno notato nelle acque del Metramo una strana schiuma giallastra, presenza inconsueta per un fiume che nasce in una zona dove non ci sono industrie chimiche) che si aggiungono a quelle recenti dell'ex sindaco di Cosoleto. “Da Luglio - ci ha detto la signora Maria - combatto insieme a mio figlio. Una nuova battaglia per la vita dopo aver perso quella di mio marito morto per tumore. Ho quattro figli e nonostante le mie difficoltà quotidiane ed anche economiche, la mia sofferenza non voglio che altri vivano questi drammi. Ecco perché ho scritto al Quotidiano. Voglio fare un appello ai genitori della Piana affinché nasca un movimento dal basso per costringere le Autorità ad accertare la possibile presenza di rifiuti tossici nel nostro territorio. E' un nostro dovere tutelare la salute dei nostri figli” Su questi allarmi abbiamo sempre mantenuto una posizione prudente da un lato per non lanciare allarmismi ingiustificati e dall'altra perché allo stato non vi è alcuna relazione precisa tra i casi di leucemie o altre patologie tumorali che si registrano nella Piana con la possibile presenza di rifiuti tossici in Aspromonte. Della loro presenza varie volte ci siamo occupati. Il messaggio della signora Maria ci obbliga a rioccuparci di questa vicenda. Alla signora Maria che ci legge e ai tanti lettori l'invito di contattarci. Racconteremo le loro storie. Chi vuole scriverci può farlo inviando una mail a : piana@ilquotidianodellacalabria.it oppure telefonando o inviando un fax al numero 0966-935320.

Gazzetta del Sud 11.11.08. Sanità nella Piana, Pbc non molla ricevuta dal Procuratore Neri

Gioia Tauro Saccomanno, Bellofiore e Rizzo non mollano

Sanità nella Piana, Pbc e Agorà Calabria ricevuti dal Procuratore Neri

Vincenzo Toscano

GIOIA TAURO

Problema ospedale unico della Piana. Mentre procede la riorganizzazione dei laboratori di analisi ospedalieri dell'area pianigiana – con il previsto trasferimento dell'attività presso Polistena e Gioia Tauro – con un comunicato stampa viene reso noto che esponenti della lista civica nazionale "Per il Bene Comune" e l'associazione Agorà Calabria–Comitati per la Calabria, sono stati ricevuti dal procuratore di Palmi, dott. Francesco Neri, al quale hanno illustrato la difficile problematica relativa alla questione sanità nella Piana, anche come componenti del comitato spontaneo sorto a difesa dell'ospedale unico.

Al procuratore l'avv. Giacomo Saccomanno, responsabile provinciale di Agorà Calabria e coordinatore regionale dei Comitati per la Calabria, l'avv. Renato Bellofiore e l'arch. Iacopo Rizzo, rispettivamente coordinatore regionale e cittadino di "Per il Bene Comune", hanno evidenziato la loro posizione «in relazione anche alla necessità manifestata, tra l'altro, da oltre 17.000 cittadini, di realizzare una struttura sanitaria unica per consentire quel salto di qualità che i cittadini della Piana, certamente, meritano. Si tratterebbe di unificare tutti i reparti e le specializzazioni per evitare sprechi, inefficienze e mala sanità».

I predetti hanno riferito al procuratore della Repubblica degli «strani messaggi di delegittimazione ricevuti», consegnando una articolata segnalazione affinchè si faccia chiarezza sulla situazione. Saccomanno, Bellofiore e Rizzo hanno anche sottolineato al dott. Francesco Neri che la situazione della Piana è estremamente difficile mancando punti di riferimento e rilevando l'assenza, fino a qualche mese addietro, delle Istituzioni; hanno rilevato, ancora, che «mancando la politica e con un tessuto sociale non certamente impermeabile, unico punto di riferimento certo è rimasta la magistratura, allorquando, però, vi sono persone impegnate e che fanno il loro dovere fino in fondo».

I rappresentati delle citate associazioni hanno anche riferito che la Procura di Palmi «con la presenza di un magistrato come il dott. Neri, potrà fare quel salto di qualità che la potrà portare all'efficienza che, sicuramente, merita. Una fortuna avere avuto, anche se in applicazione, un magistrato cosi valoroso, indipendente e preparato. Il procuratore della Repubblica – affermano, infine, Saccomanno, Bellofiore e Rizzo – con grande cordialità ha ringraziato per la visita e per le attestazioni di stima, promettendo che, come è sua abitudine, farà fino in fondo il suo dovere per dimostrare che lo Stato esiste e i cittadini possono rivolgersi con fiducia per ottenere giustizia».

11 novembre 2008

E' tutto un bluff! Pbc: documento pro Ospedale nuovo a Palmi fioccano inesorabili le prime smentite dei Sindaci coinvolti.

San Procopio. Documento unitario pro ospedale unico a Palmi -
Il Sindaco Palermo: non sono tra i firmatari


Gazzetta del Sud del 11.11.08
San Procopio. Con riferimento all'articolo pubblicato su "Gazzetta del Sud" dello scorso 9 novembre a pagina 41 – in cui si parlava di un documento unico a firma di 17 sindaci, riguardante l'ubicazione dell'ospedale unico a Palmi – riceviamo una nota del sindaco di San Procopio, Rocco Palermo - che nell'articolo figura tra i firmatari del predetto documento -.
Palermo ci fa sapere che «non essendo stato presente alla riunione congiunta, non ho avuto la possibilità di esprimere nessuna volontà, nè verbale nè a firma, sull'importanza dell'ubicazione di tale opera che, tuttavia, ritengo vada trattata con estrema cautela al fine di garantire, al comprensorio tutto, quelle competenze e quelle comodità che necessitano, nel rispetto di una garanzia sanitaria collettiva che sicuramente oggi lascia a desiderare».
Il primo cittadino di San Procopio aggiunge che «per coscienza, dopo aver interpellato la volontà della popolazione tutta e, quindi, nel concetto dello spirito democratico, penso che l'alternativa espressa in altri contesti (esempio, località Cannavà del comune di Rizziconi) sarebbe, al momento, viste le difficoltà oggettive della viabilità territoriale, più facilmente raggiungibile da questa comunità». (red. rc)




10 novembre 2008

Pbc «Ospedale unico, da 17 sindaci un inquietante cambio di rotta» «La scelta di Palmi è destituita di fondamento. Gazzetta del sud 10.11.08


Piana Secondo Saccomanno (Agorà) e Bellofiore e Rizzo (Pbc)
«Ospedale unico, da 17 sindaci un inquietante cambio di rotta» «La scelta di Palmi è destituita di fondamento: tutto deve ancora passare al vaglio del Consiglio regionale»

Vincenzo Toscano
GIOIA TAURO
Giacomo Saccomanno di "Agorà Calabria" e i due coordinatori di Pbc, regionale e locale, Renato Bellofiore e Iacopo Rizzo, tornano sulla scelta di costruire a Palmi il nuovo Ospedale della Piana e in particolare sul parere positivo su tale scelta di 17 sindaci della Piana, parere positivo esteso anche al potenziamento dell'ospedale di Polistena.
«Una scelta – scrivono – completamente destituita di fondamento, in quanto le procedure istituzionali da seguire per arrivare a una decisione in merito devono, necessariamente, passare ancora attraverso la revisione del Piano sanitario regionale della terza Commissione regionale sanità e il voto finale del Consiglio regionale. Al momento – puntualizzano – addirittura non si può neanche parlare di una volontà del Consiglio provinciale di Reggio di cedere i suoi terreni per il nuovo ospedale perché anche questa decisione deve passare dal voto del Consiglio. Sarebbe bastata un lettura del Psr per evitare di rilasciare informazioni alla stampa false e fuorvianti dalla realtà».
Per coloro che affermano il contrario, Pbc e Agorà Calabria «rimangono in attesa di una smentita con indicazione del numero di pagina del nuovo Psr dove è scritto che Palmi è già sede designata». Pbc e Agorà Calabria rilevano ancora una serie di azioni «poste in essere anche da sindaci all'infuori dei canali istituzionali per tentare di stravolgere e sovvertire il voto libero, democratico e pubblico emesso all'interno della Conferenza dei Sindaci, in un momento in cui non vi erano interessi di altra natura. Stranamente, senza alcun elemento nuovo, sembrerebbe che alcuni di questi sindaci abbiano firmato un documento che contrasterebbe con la votazione del 3 ottobre 2007, stravolgendo la posizione assunta in una conferenza pubblica ed istituzionale».
Da qui in avanti, Pbc e Agorà Calabria passano a formulare una serie di interrogativi: «Ci si chiede: come mai vi è stato questo cambiamento di rotta? Come mai i sindaci non hanno ritenuto di rispettare la volontà popolare manifestata da decine di migliaia di firme di loro cittadini? A che titolo hanno firmato un documento al di fuori delle sedi istituzionali e senza convocare una nuova conferenza o quanto meno il proprio consiglio comunale? Vi sono state delle pressioni che hanno fatto cambiare l'indirizzo istituzionale?. Sono questi tutti interrogativi che, messi assieme a tutti gli altri fatti già segnalati, rendono la vicenda preoccupante ed inquietante – chiudono così il comunicato congiunto i due organismi – in riferimento a quali veri interessi vi siano dietro la scelta della struttura ospedaliera».

9 novembre 2008

Da Gazzetta del Sud 9.11.08:Pbc continua la raccolta firme, soddisfazione per il raggiungimento di quota 17.000





Gioia Tauro A cura di Pbc sul "temporaneo" spostamento della Chirurgia d'urgenza

"Giovanni XXIII", continua la raccolta di firme

Vincenzo Toscano

GIOIA TAURO

Per Renato Bellofiore, coordinatore Regionale di Pbc, «sale alta la tensione per il trasferimento – che si assicura essere "temporaneo" – del reparto di Chirurgia d'urgenza dell'Ospedale più strategico nel cuore della Piana. E la tensione sale sempre più perché «è al di fuori del mondo» pensare che con la presenza del Porto e di tutto il resto, che nell'insieme costituisce uno spaccato molto "incandescente" per le "occasioni" infortunistiche di cui tanto si parla in campo nazionale, si può pensare, ripeto, di tenere lontano questo Reparto "salvavita". Come non si può nemmeno pensare – osserva inoltre Bellofiore – che qualcuno possa ancora continuare a "giocare a nascondino" con il fatto molto serio dei ritardi e delle interruzioni dei lavori per rendere funzionale e nella migliore efficienza il "nato morto" reparto di Cardiologia, reso monco dalla paralisi dei lavori dell'Utic, della terapia intensiva, nonché di altri lavori rimasti sempre sulla carta». Ecco che «incoraggiati e sostenuti dalla popolazione della Piana e dalle migliaia di lavoratori dell'area industriale e del Porto intendiamo ribadire che il nostro impegno per il rilancio del "Giovanni XXIII" sarà totale». Il coordinatore regionale di "Per il Bene Comune" fa sapere che sta proseguendo la raccolta delle firme "Pro Ospedale Unico" arrivata ormai a superare la soglia delle 17.000 mila firme.

"Pbc intende ribadire che non è possibile più comprimere i crescenti malcontenti della popolazione dnella Piana che con la firma documentata "Pro Ospedale Unico e contro ogni campanilismo locale", sta sancendo espressamente la volontà in favore della costruzione di un Policlinico, ossia un'unica struttura ospedaliera completa da realizzarsi nell'area geografica baricentrica di Cannavà». E dà notizia che nelle prossime settimane abbiamo intenzione di raggiungere quota 25.000 firme». Il tutto sul percorso intrapreso dai Sindaci della Piana del rispetto della democrazia e della legalità, principi questi ultimi espressi mediante il voto e sanciti dai Sindaci nel verbale della riunione del 3 ottobre 2007».

8 novembre 2008

PBC: PIENA SODDISFAZIONE PER IL SUPERAMENTO DI 17.000 FIRME RACCOLTE ED ANNUCIA:<< OGGI, O MAI PIU’, UNITI PER REALIZZARE “UN POLICLINICO” NELLA PIANA

Gioia Tauro, 8 novembre 2008

COMUNICATO STAMPA

PIANA DI GIOIA TAURO, PBC CONTINUA LA RACCOLTA FIRME PER LA PETIZIONE POPOLARE “PRO OSPEDALE UNICO DELLA PIANA E CONTRO OGNI CAMPANILISMO LOCALE”. PBC ESPRIME PIENA SODDISFAZIONE PER IL SUPERAMENTO DELLE 17.000 FIRME RACCOLTE ED ANNUCIA:<<>>.

La Lista Civica Nazionale “Per il Bene Comune” fa sapere che sta proseguendo senza sosta la raccolta firme “Pro Ospedale Unico” arrivata ormai a superare la soglia delle 17.000 mila firme.

Pbc intende ribadire che non è possibile più comprimere le gravi preoccupazioni ed i crescenti malcontenti della popolazione residente nella Piana che si oppongono ad una Sanità con reparti e cliniche divise e dimezzate tra due cittadine e che nell’ordine di decine di migliaia, ad oggi, con documenti alla mano hanno sottoscritto la petizione popolare “Pro Ospedale Unico e contro ogni campanilismo locale”, sancendo espressamente con quella firma la loro volontà in favore della costruzione di un POLICLINICO, ossia un’unica struttura ospedaliera completa da realizzarsi nell’area geografica baricentrica di Cannavà rispetto a tutti i Comuni della Piana.

Non ci fermeremo alle 17.000 firme già ampiamente superate ma nelle prossime settimane abbiamo intenzione di raggiungere quota 25.000 di firme.

Tutta la cittadinanza della Provincia di Reggio Calabria e della Piana di Gioia Tauro in particolare sta rispondendo in maniera massiccia all'appello lanciato da Pbc insieme ai comitati civici sorti spontaneamente nei vari comuni delle Piana, producendo un risultato che ci stimola ulteriormente nel percorso intrapreso dai Sindaci della Piana del rispetto della democrazia e della legalità, principi questi ultimi espressi mediante il voto e sanciti dai Sindaci nel verbale della riunione del 3 ottobre 2007.

Pbc nel ringraziare sin d’ora tutti i cittadini che con la loro firma Le hanno permesso di essere ricevuta innanzi alla III Commissione Sanità della Regione Calabria per esporre e documentare le ragioni a sostegno della promossa petizione popolare “Pro Ospedale Unico”, forte della volontà popolare e nello stesso tempo fiduciosa che le motivazioni addotte e i documenti prodotti alla Regione saranno positivamente determinanti per il raggiungimento della realizzazione di un Policlinico della Piana, rende noto che continuerà ad oltranza la raccolta firme fino alle prossime elezioni regionali e, per tale motivo, sarà presente questo sabato 8 e domenica 9 novembre, a partire dalle ore 16, fuori dell’ingresso centrale del Centro Commerciale “Porto degli Ulivi” di Rizziconi.

UFFICIO STAMPA

7 novembre 2008

Pbc solidarizza con i lavoratori delle autoliee Lirosi senza stipendio da mesi.

COMUNICATO STAMPA



Dopo aver sentito le ragioni della protesta Pbc solidarizza con i lavoratori della Lirosi senza stipendio da mesi.



La manifestazione di protesta che i lavoratori della Lirosi autolinee hanno intrapreso da oltre 10 giorni è il frutto della ormai regolare mancanza di corresponsione degli stipendi che mese dopo mese sono ancora oggi assoggettati a subire. Le gravi difficoltà nella maggior parte delle famiglie dei dipendenti, da mesi senza salario, sta comportando non pochi problemi a tutta la cittadinanza dell’intera Provincia in quanto il fermo dei mezzi attuato si ripercuote negativamente su tutti gli strati e le categorie sociali presenti in Regione: dagli studenti che non potendo adoperare il servizio di trasporto subiscono un aggravio di spesa, nonostante siano in possesso di regolare abbonamento, agli stessi lavoratori che non possono più utilizzare gli autobus della Lirosi per raggiungere i propri posti di lavoro in tutta la Provincia ed i giovani universitari che devono raggiungere le loro sedi per le lezioni.

In un contesto difficile come quello della città di Gioia Tauro da mesi in ginocchio, ormai privata di quasi tutte le realtà produttive cittadine, nella assoluta indifferenza degli amministratori che ci hanno governato, Pbc non può assistere con apatia a tutto quello che sta succedendo e chiede agli amministratori locali, a S.E. il Prefetto e alla Regione Calabria di sforzarsi di dare risposte ai lavoratori che protestano per ottenere il loro sacrosanto diritto ad essere pagati per il lavoro svolto.

Pbc si aggiunge al coro di proteste cittadine dei lavoratori della Lirosi autolinee con grande solidarietà e chiede anche alle categorie prima citate di utenti-lavoratori-universitari, che benché subiscano il grave disagio sulla mancata mobilità, comprendano e solidarizzino con i lavoratori della Lirosi senza retribuzione da mesi.

E’ evidente che questa lotta non è purtroppo l’unica sofferenza nella città di Gioia Tauro, poiché anche le attività definite certe in questa cittadina diventano sempre più precarie, ne è d’esempio il grido di aiuto pro lavoro lanciato in questi giorni dai tanti dipendenti della Coop. All Services che rischiano il posto di lavoro.

Per quanto esposto, Pbc solidarizzando e sostenendo l’azione promossa dai lavoratori della Lirosi autoservizi, chiedono che sia formato al più presto un tavolo di concertazione con la presenza del titolare dell’azienda Lirosi, di un rappresentante della Regione Calabria e di un rappresentante della Prefettura, senza tralasciare il ruolo importante delle parti sociali, al fine di meglio attivare ragionamenti collegiali con i lavoratori in protesta nella gestione della loro giusta vertenza.

Il Coordinatore Pbc di Gioia Tauro

arch. Jacopo Rizzo

Il Coordinatore Pbc Regione Calabria

Renato Bellofiore

6 novembre 2008

Dalla "Sanità" calabrese un 'buco' di 900 milioni di euro. Pbc: per chi ha gestito la "Sanità" in Calabria fino ad oggi solo vergogna.

COMUNICATO STAMPA

Dalla sanità calabrese un 'buco' di 900 milioni di euro. Per chi ha gestito la Sanità in Calabria fino ad oggi solo vergogna. E’ arrivato il momento di dire basta e pretendere che si individuino i colpevoli.

Più che di buco nero è di una voragine che si dovrebbe parlare per la Sanità in Calabria e dire che questa rappresenta il segno più evidente del degrado, della metafora dello scambio politico-mafioso, del disprezzo assoluto delle persone e del valore della vita che negli ultimi 15 anni chi ha gestito la Sanità calabrese è riuscito a creare e diffondere.

Dopo le parole di Loiero e dell’assessore Spaziante, dette ieri in Consiglio regionale, è emersa una sanità calabrese gestita senza il minimo rispetto dei canoni di legalità, una sanità in cui si è verificato di tutto: ricoveri inutili, cerotti d'oro e, voragini nel bilancio della sanità regionale, addirittura una media di ricoveri provenienti da pronto soccorso di 240 all'anno, a fronte di una media situazione nazionale dello stesso tipo, che è di 180, cerotti del valore di 245 euro che in qualche Asp venivano pagati 3540 euro e con una spesa farmaceutica in Calabria non allineata alla normativa statale. Dopo l’esposizione di questa drammatica situazione contabile-organizzativa riguardante la Sanità, purtroppo i calabresi hanno preso atto a muso duro che, le voci ricorrenti di un disastro economico non erano un brutto incubo ma la pura e semplice realtà. Una voragine nella quale le risorse finanziarie sono state spese in modo errato e senza portare vantaggi al settore.

Pbc da sempre attenta alle problematiche attinenti la salute dei cittadini ha spesso denunciato le anomalie dei molti fondi destinati alla spesa sanitaria calabrese che venivano utilizzati in modo errato e senza portare vantaggi al settore, ma è rimasta inascoltata!

Per Pbc le parole di Loiero dette in Consiglio regionale hanno evidenziato, seppur indirettamente, l'alta percentuale di danni erariali nel settore della spesa sanitaria che non possono che suscitare allarme essendo a tutti ben noto che la non corretta utilizzazione delle disponibilità finanziarie si è tradotta e si tradurrà per il futuro in una minore qualità dell'assistenza sanitaria da offrire ai cittadini calabresi.

Per evitare che questa voragine debitoria possa nel futuro essere concausa di altri casi di morti per malasanità, Pbc chiede con forza al Governo centrale e regionale di non abbasserà la guardia sui controlli ma al contrario intensificarli e potenziare le indagini per ognuna delle morti sospette avvenute negli Ospedali calabresi, sempre evitando responsabilità generalizzate bensì individuando quelle singole, in una nuova ottica volta ad evitare d’ora in avanti sprechi ed abusi.
Gioia Tauro, 6 novembre 2008
Il Coordinatore Pbc Regione Calabria
Renato Bellofiore

5 novembre 2008

Calabria Ora del 4.11.08Gioia, la Lista Civica Nazionale Pbc contro l’ampliamento della discarica di Veolia

Gioia, la civica contro l’ampliamento della discarica di Veolia - La lista civica nazionale “Per il bene comune” si oppone all’ampliamento della discarica di contrada Marrella.

GIOIA TAURO

Pbc ieri ha diramato un comunicato stampa a firma dei coordinatori regionale e cittadino Renato Bellofiore e Jacopo Rizzo per comunicare che «con una relazione scritta presentata alla Regione Calabria, alla Provincia, alla Commissione straordinaria del Comune di Gioia, al commissario per l’emergenza ambientale, al direttore generale Arpacal, al commissario straordinario Asp, si è opposta alla richiesta di ampliamento, avanzata dalla società Veolìa servizi ambientali Tecnitalia spa alla Regione di ben 126.016 metri cubi della discarica di contrada Marrella». «E’ un attacco su tutti i fronti quello sferrato al territorio, all’ambiente e alla salute dei cittadini della Piana dalla società Veolìa, nell’indifferenza totale dei nostri politici e amministratori locali che dovrebbero tutelarci – scrivono i coordinatori - Si chiede come sia possibile di poter allargare la discarica di Marrella senza prevedere le ripercussioni negative che ne deriverebbero per la popolazione vicina, che già vive una situazione territoriale, di salute pubblica e di inquinamento ambientale drammatica e pericolosa – si legge – derivante dall’ospitare, in un’area ristretta la folta presenza di mega inceneritori, centrali turbogas, discariche e depuratori». E ancora continuano: «Il tutto in un contesto di totale assenza di dati ufficiali su monitoraggi ambientali e controlli sanitari che dovevano essere svolti nella zona dagli enti preposti a tutela dei cittadini. E’ inconcepibile e paradossale pensare che l’ampliamento della discarica viene richiesto per una zona dove è in funzione un inceneritore, che le discariche dovrebbe eliminarle». La lista Pbc, convinta che «non si possa continuare a concentrare tutti gli impianti più inquinanti nella Piana si opporrà legalmente a tali esagerazioni anche, se ne ricorreranno estremi, al Tar di Reggio a difesa del bene primario inviolabile della salute pubblica dei cittadini».