GIOIA TAURO - «La notizia della rapina e della violenza messa in atto contro il titolare di una tabaccheria sulla centralissima Via Roma a Gioia Tauro, ci rende profondamente inquieti e preoccupati, in quanto conferma un'escalation criminale in aumento non solo a Gioia Tauro ma nell'intera città della Piana». Così il Pbc sulla situazione dell'ordine pubblico. «Nel manifestare tutta la nostra solidarietà ad Antonio Domenico Rosace e rivendicare il diritto dei cittadini a vivere in città sicure, rimarchiamo - si legge in una nota - come il tema fondamentale della legalità e poi della giustizia e della certezza della pena costituiscano gravi questioni che rimangono irrisolte e che dovrebbero interrogare in maniera pressante l'agire delle forze dell'ordine per un maggiore controllo del territorio, e le scelte degli attuali Commissari prefettizi che reggono il Comune di Gioia Tauro orientandole in direzione di una maggiore presenza in campo di vigili urbani e polizia provinciale per prevenire illeciti e garantire un maggiore controllo del nostro territorio». Il Pbc ritiene «assurdo e non più giustificabile né tollerabile che, soprattutto nelle zone periferiche della città, densamente popolate, assistere a “spettacoli” come l'incendio di copertoni e quant'altro, i cui effetti sono fortemente dannose e irreversibili per tutta la cittadinanza. Su queste questioni è auspicabile che i Commissari inizino a confrontarsi». Per questo il Pbc ha chiesto un incontro a Prefetto e Commissari straordinari.
GIOIA TAURO - «La notizia della rapina e della violenza messa in atto contro il titolare di una tabaccheria sulla centralissima Via Roma a Gioia Tauro, ci rende profondamente inquieti e preoccupati, in quanto conferma un'escalation criminale in aumento non solo a Gioia Tauro ma nell'intera città della Piana». Così il Pbc sulla situazione dell'ordine pubblico. «Nel manifestare tutta la nostra solidarietà ad Antonio Domenico Rosace e rivendicare il diritto dei cittadini a vivere in città sicure, rimarchiamo - si legge in una nota - come il tema fondamentale della legalità e poi della giustizia e della certezza della pena costituiscano gravi questioni che rimangono irrisolte e che dovrebbero interrogare in maniera pressante l'agire delle forze dell'ordine per un maggiore controllo del territorio, e le scelte degli attuali Commissari prefettizi che reggono il Comune di Gioia Tauro orientandole in direzione di una maggiore presenza in campo di vigili urbani e polizia provinciale per prevenire illeciti e garantire un maggiore controllo del nostro territorio». Il Pbc ritiene «assurdo e non più giustificabile né tollerabile che, soprattutto nelle zone periferiche della città, densamente popolate, assistere a “spettacoli” come l'incendio di copertoni e quant'altro, i cui effetti sono fortemente dannose e irreversibili per tutta la cittadinanza. Su queste questioni è auspicabile che i Commissari inizino a confrontarsi». Per questo il Pbc ha chiesto un incontro a Prefetto e Commissari straordinari.
Da Gazzetta del Sud del 25.5.09 di Gioacchino Sacca Gioia Tauro
Le indagini sulla rapina perpetrata sabato mattina in una rivendita di tabacchi in via Roma vanno avanti con verifiche e controlli. L'attività investigativa della Polizia è a caccia dell'identificazione dei due giovani malviventi che hanno colpito alla testa col calcio di una pistola il titolare dell'esercizio. Si cerca soprattutto di capire, forse sulla base delle indicazioni della vittima, se uno dei rapinatori possa essersi reso protagonista di un altro colpo, messo a segno il sabato precedente sempre sulla via Roma ai danni di un negozio di abbigliamento per bambini. Ci sarebbero infatti alcune analogie sulle quali stanno lavorando gli uomini del dott. Rocchè, dirigente del Commissariato, e del dott. Amore, responsabile della Sezione investigativa.
Del problema criminalità si fa carico il movimento politico "Per il Bene Comune", che, a firma del coordinatore locale, Jacopo Rizzo, e del coordinatore regionale, Renato Bellofiore, ha diramato un documento. «La notizia della rapina e della violenza messe in atto contro il titolare di una tabaccheria sulla centralissima via Roma a Gioia Tauro ci rende profondamente inquieti e preoccupati in quanto conferma un'escalation criminale non solo a Gioia ma nell'intera "città della Piana". Nel manifestare tutta la nostra solidarietà – prosegue la nota – e nel rivendicare il diritto dei cittadini a vivere in città sicure, rimarchiamo come il tema fondamentale della legalità e poi della giustizia e della certezza della pena costituiscano gravi questioni che rimangono irrisolte e che dovrebbero interessare in maniera pressante l'agire delle forze dell'ordine per un maggiore controllo del territorio e le scelte dei commissari che reggono il Comune orientandole in direzione di una maggiore presenza in campo di vigili urbani e polizia provinciale per prevenire illeciti e garantire un maggiore controllo del nostro territorio».
«È assurdo e non più giustificabile né tollerabile – si legge ancora – che soprattutto nelle zone periferiche della città, densamente popolate (come la zona Ciambra), si debba assistere a spettacoli come l'incendio di pneumatici ed altro ancora, con effetti e conseguenze dannosi per tutta la cittadinanza. Su tali questioni è auspicabile che i signori commissari inizino a confrontarsi, perchè quanto sta accadendo in questi mesi a Gioia Tauro, ma un po' anche in tutta la Piana, preoccupa la società civile e la popolazione. "Per il Bene Comune" afferma con più forza il diritto alla legalità ed a vivere in una città più sicura. Questo è il risanamento che vogliamo».
Da Gazzetta del Sud del 20.5.09 di Vincenzo Toscano GIOIA TAURO Vicenda rigassificatore: per la lista civica nazionale "Per il bene comune" la realizzazione in loco «del più grande rigassificatore d'Italia arrecherà danni ai pescatori di Gioia Tauro e all'attività principale di trashipment, mettendo a rischio un indotto lavorativo di 3.000 persone». "La Giunta regionale, con il benestare dei commissari prefettizi dei Comuni di Gioia Tauro, Rosarno e San Ferdinando» rimarcano i coordinatori di Pbc Renato Bellofiore e Iacopo Rizzo, nonché il gruppo di lavoro formato da Giuseppe Rizzo, Giovanni Laurendi e Rocco Mangione, «hanno deciso che nell'area portuale venga installato il più grande rigassificatore d'Italia. Se solo si considera che nei pochissimi porti del mondo in cui vi sono rigassificatori all'arrivo delle navi metaniere vi è un blocco totale del traffico marittimo, come potrà la realizzazione del più grande rigassificatore d'Italia conciliarsi e non arrecare danno all'attività principale di trashipment e ai pescatori?» si chiede il Pbc aggiungendo che «il rischio è che l'impianto di rigassificazione possa dare il colpo di grazia ad un porto già in difficoltà per la spietata concorrenza di altri siti. Inoltre, chi ci assicura che al primo anche piccolo incidente le maggiori compagnie di navigazione che oggi preferiscono Gioia Tauro non si orientino su altri approdi più sicuri? Il tutto si sta concretizzando senza considerare il rischio enorme a cui una tale struttura - contenente 12 miliardi di metri cubi di gas esporrà i cittadini residenti, per la possibilità del verificarsi da un momento all'altro del sisma e/o maremoto di fine o inizio secolo che da sempre si verifica nella nostra zona considerata ad altissimo rischio sismico».
Gli esponenti di "Per il bene comune" sostengono quindi che «a questo punto è chiaro che proprio il governo regionale di centrosinistra vuole il rigassificatore a Gioia Tauro a tutti i costi. In Calabria si constata che a tale andazzo si sono adeguati anche i tradizionali partiti di sinistra, un tempo anche di "lotta" oggi solo di governo, che dall'interno della Giunta invero non hanno impedito tale scempio. Sul punto mai una critica all'operato del presidente, mai una minaccia di caduta di governo. Questo tipo di politica calabrese, sempre uguale e trasversale, nel corso degli anni ha devastato la Piana di Gioia, facendola diventare terra di conquista a vantaggio di multinazionali nordiste e addirittura estere. Al porto le maggiori aziende sono del Nord Italia – conclude la nota –, all'inceneritore ci sono i francesi della multinazionale "Veolia", a Rizziconi nella centrale turbogas gli svizzeri. E per completare il saccheggio del territorio e dell'ambiente, si potrebbe pensare che per completare l'opera mancano solo i saraceni. Mentre la Piana langue nella disoccupazione e nel precariato più alto d'Italia».
Da Gazzetta del sud del 19.5.09 di Vincenzo Toscano
GIOIA TAURO
Ha proposto tre cose il dott. Domenico Saraceno, direttore dell'Unità operativa di Chirurgia del "Giovanni XXIII": «Blocco dei ricoveri, trasferimento di tutto il personale medico presso altra U.O. di Chirurgia dell'Asp, ripresa dell'attività di Chirurgia quando l'organico sarà ripristinato».
E Saraceno l'ha fatto con una lettera ai vertici aziendali, evidenziando che «l'organico medico dell'Unità operativa, già carente, si è ridotto ulteriormente a tre unità» e «l'organizzazione del lavoro, dalla programmazione obbligatoria delle ferie, ai congedi, ai riposi settimanali e festivi diventa incompatibile con l'erogazione di un'assistenza sufficiente» e si tende ad «evitare carenze assistenziali causate da "stress-psicofisico", già presente e che si è accentuato nell'ultima settimana».
«Se ciò avvenisse sarebbe vergognoso» affermano in un comunicato diramato alla stampa i coordinatori di "Per il bene comune", Renato Bellofiore e Iacopo Rizzo, che hanno chiesto «le dimissioni dei responsabili dello sfascio» e si sono precipitati in ospedale dove hanno incontrato anche l'on. Elio Belcastro (Mpa), già a colloquio con il dott. Pugliese.
«Dimissioni – continuano i due esponenti di Pbc – perchè l'Asp 5, benché sollecitata e informata della problematica, invece di risolverla inviando il personale mancante, avallerebbe una proposta di chiusura e di trasferimento che getterebbe nel panico e nel caos sanitario i cittadini e i lavoratori del porto. A questo punto, stanchi di tutte queste manovre che mirano a salvaguardare qualche orticello in malora, i cittadini e i lavoratori del porto sono pronti a mobilitarsi ed a rivolgersi alla Procura della Repubblica e al prefetto per chiedere loro di evitare l'interruzione di pubblico servizio e riattivare a pieno regime la Chirurgia, visto e considerato che anche dagli attuali commissari straordinari del Comune, che dovrebbero essere i primi tutori della salute pubblica cittadina, non si riesce ad avere una risposta definitiva».
Per questi motivi Pbc chiede «le dimissioni dei responsabili politici e manageriali di questo sfascio, che dovrebbero rispondere delle proprie colpe ai cittadini».
«È una vergogna sotto tutti i profili» ha dichiarato da parte sua l'on. Belcastro. «Qui, in un posto strategico e ad alto rischio, forse "sulla spinta nazionale che invoca sicurezza nei luoghi di lavoro (sic!)" si nega il diritto alla salute e le responsabilità sono a diversi livelli. Perchè questi ospedali sono privi di sanità e le responsabilità sono della classe politica e commissariale che gestisce la cosa pubblica in modo scriteriato».
Il parlamentare del Movimento per le autonomie conclude auspicando «un immediato intervento della magistratura per "scoprire gli altarini"» confermando l'iniziativa, da parte sua, di «coinvolgimento immediato della Commissione parlamentare antimafia anche per vedere dove sono i medici del "Giovanni XXIII", come sono utilizzati e scoprire la pentola piena di soprusi e di menzogne della pratica dell'ospedale unico della Piana».
Gioia Tauro Nuovo esposto inviato dai coordinatori di "Per il bene comune" Bellofiore e Rizzo
Da Gazzetta del Sud del 5.5.09 di Vincenzo Toscano GIOIA TAURO Un nuovo allarme viene lanciato sull'ospedale "Giovanni XXIII" da parte di Renato Bellofiore e Iacopo Rizzo del Movimento Politico nazionale "Per il Bene Comune", secondo i quali per Chirurgia «la chiusura è dietro l'angolo e i cittadini della Piana e i lavoratori del porto più grande del Mediterraneo, che svolgono quotidianamente lavori a rischio rilevante di incidenti, assolutamente non possono essere privati di un servizio salvavita così importante e nel sito ad essi più vicino e rapidamente raggiungibile». E in un esposto che è stato inviato a tutti gli organismi competenti, a cominciare dal direttore sanitario dell'Asp 5 Rupeni, prefetto , presidente della giunta regionale, Procure di Palmi e Reggio, chiedono «l'immediato ripristino dell'organico di medici e chirurghi necessario per garantire il servizio di assistenza sanitaria in emergenza urgenza h. 24 nella Piana e nel porto di Gioia Tauro garantito dal reparto di chirurgia e, inoltre, il corretto funzionamento di tutti i reparti del "Giovanni XXIII" ad esso correlati». «Constatiamo con inquietudine e preoccupazione – scrivono nell'esposto i due coordinatori del Pbc – che nonostante i vertici dell'Asp 5 abbiano dichiarato che l'ospedale di Gioia Tauro va potenziato, la realtà è completamente diversa al punto che attualmente per assenza di chirurghi il reparto, e con esso l'intera struttura ospedaliera, rischia a breve la chiusura. Qualcuno ci dovrebbe spiegare come si concilia un potenziamento con una riduzione drastica dei chirurghi che da 9 o più unità effettive ha portato oggi, dopo la riapertura del 31 marzo, a solo 3 chirurghi costretti a svolgere l'intera attività, con turni doppi e senza possibilità di prendere alcun permesso. Siamo di fronte ad una gestione pericolosissima della sanità perché cosi facendo si costringono i chirurghi a lavorare in condizioni proibitive, con sovraccarichi di lavoro e senza nessun presupposto per poter lavorare in maniera serena. Situazione talmente estrema che potrebbe portare gli stessi medici superstiti del reparto decimato a rifiutarsi di intervenire perché non ci sono i presupposti per erogare il servizio in condizioni idonee. E mentre la richiesta aumenta e tutti gli interventi già programmati per questa settimana rischiano di essere rinviati a data da stabilirsi non si capisce come sia possibile che si trasferiscano chirurghi senza sostituirli, non si rinnovino contratti o che semplicemente non si rinnovino ordini di servizio». «Forse – aggiungono gli esponenti del Pbc – l'unica vera logica che si coglie in questo indirizzo politico sanitario è quella che prima di ogni altra cosa si vuole continuare a salvaguardare tutti i vari orticelli e non ci si preoccupa minimamente dei rischi a cui si espongono i cittadini» e quindi passano a qualche interrogativo: «Ma è possibile che non ci siano più medici chirurghi? Sono spariti tutti? Ma quelli in organico nell'ospedale di Gioia Tauro e nella Piana sono tutti impiegati dove c'è più necessità? Perché il dubbio che potrebbe venire è che siano impiegati strategicamente per giustificare il mantenimento in vita dei diversi orticelli svolgendo altrove interventi di piccola chirurgia ambulatoriale mentre potrebbero e dovrebbero salvare vite umane. Se così fosse alla prima tragedia dovuta a questo disservizio, sempre più annunciata, gli eventuali responsabili ne dovranno rispondere direttamente perché si potrebbe di fatto configurare un'interruzione di pubblico servizio. Restiamo comunque disorientati e preoccupati perché al contrario delle parole, di fatto le uniche decisioni che vengono assunte sembrano preludere ad un'imminente chiusura del reparto di chirurgia e conseguentemente dell'intero Ospedale di Gioia Tauro. I cittadini della Piana e i lavoratori del porto a fortissimo rischio di incidenti – concludono Bellofiore e Rizzo –, non possono essere privati di un servizio salvavita nel sito ad essi più vicino e rapidamente raggiungibile». E in una breve dichiarazione a margine dell'esposto, Bellofiore ribadisce che «la sanità commissariale reggina ha riaperto la chirurgia ma, nel contempo, l'ha immediatamente "presa in ostaggio". Perché non ha provveduto a far rientrare, vai a capire perché, il personale medico e non può esplicitare i suoi doveri d'istituto».
INOLTRATA ISTANZA FORMALE DI ACCESSO AD ATTI E DOCUMENTI
Da Il Quotidiano del 22.04.09 UN' istanza formale di accesso agli atti e ai documenti indicati dalla Commissione Straordinaria dell'Asp 5 a sostegno della nomina dell'ingegnere Francesco Costantino, a Responsabile unico delprocedimento per il progetto preliminare del Nuovo ospedale della Piana.
E' stata avanzata dal comitato Pro ospedale Unico, promotore di una petizione popolare tutt'ora in corso. Tra i documenti richiesti: l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri; quella del Commissario delegato della Presidenza del Consiglio dei Ministri Vincenzo Spaziante, la nota del soggetto attuatore con la quale si comunicava che l'assessore al patrimonio della Provincia aveva confermato la cessione del suolo della scuola agraria di Palmi all'Asp e infine quella dell'Asp 5ma anche quella del soggetto attuatore con la quale lo stesso soggetto comunicava di non avere osservazioni in merito all'affidamento dell'incarico. Il tutto al fine di proseguire l'azione giudiziaria avviata dal Comitato che si oppone alla costruzione del nuovo ospedale. Opposizione che si basa, tra le altre cose, anche sulla contestazione della destinazione d'uso scolastico dei terreni dell'Istituto Agrario Ferraris di Palmi che - secondo il Comitato - non può essere assolutamente modificata. “Del resto - si legge in una nota - la Provincia sono decenni che già riconosce tale destinazione d'uso alla scuola finanziandole i progetti su detti terreni e permettendo la didattica su detti terreni da parte di studenti e professori”. Ma secondo il comitato ci sarebbe un terzo motivo che impedirebbe la locazione della nuova struttura sanitaria e cioè quello che tra i presupposti che la commissione straordinaria pone a fondamento per la nomina del responsabile unico del procedimento per la costruzione del nuovo ospedale ci sia l'indicazione di una nota del soggetto attuatore Prefetto Zannini con la quale si comunicava all'Asp 5 che l'assessore al Patrimonio della Provincia aveva confermato la cessione del suolo. “Ciò - ribadisce il Comitato - è completamente falso in quanto l'assessore non può assolutamente per legge cedere alcunchè del patrimonio della Provincia spettando tale facoltà, qualora ci siano sempre i presupposti di legge, alla votazione dell'intero Consiglio provinciale”. Quanto riportato dalla Commissione dell’Asp nella nomina del responsabile del procedimento si è basato e si sarebbe formato su un presupposto addirittura giuridicamente inesistente.
Da Gazzetta del Sud del 22.04.09 di Vincenzo Toscano
GIOIA TAURO Renato Bellofiore e Iacopo Rizzo, i due delegati del comitato spontaneo di cittadini sorto per battersi «contro la proposta di frammentazione dell'offerta sanitaria pubblica ed a favore dell'ospedale unico della Piana a Cannavà», non hanno alcuna intenzione di mollare. Ed alla denuncia di ieri hanno fatto seguire un'istanza formale con la quale hanno richiesto all'Asp 5 tutta la documentazione che ha portato al conferimento dell'incarico al responsabile unico del procedimento. Intanto si registra una lunga dichiarazione dell'on. Elio Belcastro, parlamentare di Mpa. «Un ospedale – ha sottolineato – non più "policlinico unico", né solo, ma "nuovo", cioè in aperta difformità dalle linee governative». «Linee nate dalla necessità di non "scarrozzare" da un ospedale all'altro soggetti bisognosi di essere immediatamente assistiti nella massima urgenza, come sarebbe il caso di lavoratori del porto, a fortissimo impatto infortunistico. Se le cose stanno per come hanno denunciato i delegati del "Comitato di Cittadini Pro Ospedale Unico della Piana di Gioia Tauro – ha aggiunto – siamo in presenza di un fatto di gravità eccezionale». «Le istituzioni coinvolte nella problematica – ha proseguito il parlamentare della Piana – si sono assunti la grossa responsabilità di "pensare di archiviare, con disinvolta sufficienza", la deliberazione democratica della conferenza dei sindaci della Piana che avevano dato una precisa indicazione del sito dove avrebbe dovuto essere collocato l'ospedale unico». Belcastro avanza dubbi sulle procedure «portate avanti» per mettere in moto «l'iter burocratico-procedurale»: «Non è assolutamente tollerabile che le istituzioni – ha concluso – "operino" sovvertendo le regole democratiche».
GIOIA TAURO MANIFESTATI DUBBI SULLA TITOLARITÀ DEI TERRENI OSPEDALE UNICO
Da Gazzetta del sud del 21.4.09 di Vincenzo Toscano GIOIA TAURO I delegati del comitato cittadini pro ospedale unico della Piana di Gioia Tauro, arch. Iacopo Rizzo e avv. Renato Bellofiore, hanno trasmesso una diffida all'Asp 5, in persona del legale rappresentante pro tempore dott. Massimo Cetola, e al responsabile unico del procedimento per la realizzazione del nuovo ospedale della Piana, ing. Francesco Costantino, chiedendo di verificare «se ad oggi siano state e si stiano rispettando le procedure normative previste dalla legge» in caso contrario «non continuare nella progettazione preliminare e in qualunque altra operazione connessa o consequenziale alla costruzione del nuovo ospedale della Piana sui terreni dell'Istituto agrario di Palmi se non prima in possesso di valido titolo di proprietà». Quanto sopra si rileva da un comunicato fatto pervenire agli organismi dell'informazione e che risulta indirizzato ai massimi livelli istituzionali nazionali, regionali, provinciali, nonché alla magistratura. Alla diffida, i delegati del Comitato hanno provveduto ad allegare copia della delibera della Conferenza dei sindaci del 3 ottobre 2007 in cui a maggioranza schiacciante i primi cittadini decisero che il nuovo ospedale della Piana «per il bene di tutte le comunità sarebbe dovuto sorgere nell'area di Cannavà di Rizziconi». Rizzo e Bellofiore, appreso che «l'Asp 5 sta procedendo alla progettazione preliminare del nuovo ospedale in Palmi, sui terreni di pertinenza dell'Istituto agrario "Ferraris" in località Trodio, autonomamente e in contrasto con la decisione assunta dalla conferenza dei sindaci del 3 ottobre 2007» e che «tali terreni, da un recente controllo presso la Conservatoria, risultano intestati all'Ente Patronato Regina Elena», scrivono «in nome e per conto del comitato spontaneo di cittadini sorto nella Piana di Gioia Tauro nell'agosto 2008, promotore di una petizione popolare tutt'ora in corso con all'attivo già 18.000 firme raccolte, contro la proposta di frammentazione dell'offerta sanitaria pubblica tra le città di Palmi e Polistena ed a favore dell'ospedale unico della Piana a Cannavà» e fanno quindi rilevare che da quanto sopra «si evince che l'Asp 5 non ha, ad oggi, né la proprietà né altro titolo per procedere alla progettazione preliminare dell'ospedale nuovo, né può avere la certezza che la proprietà le sia trasferita in un prossimo futuro». E ciò poiché «la legge 11 gennaio 1996 n. 23, art. 8, concernente il trasferimento e l'utilizzazione degli immobili dei Comuni e dello Stato, al comma 3 specifica che nel caso di immobili appartenenti a soggetti diversi da Comuni e Stato e sui quali sussista una destinazione ad uso scolastico, i rapporti conseguenti a tale uso sono regolati con apposita convenzione tra gli enti interessati»; nel caso in specie «da notizie di stampa è risultato che i terreni del "Ferraris" sono soggetti al vincolo di destinazione d'uso scolastico». In premessa seguono altre considerazioni da parte del Pbc e, tra l'altro, viene evidenziato che «la progettazione preliminare da parte dell'Asp 5, in assenza di un titolo valido, sta comportando un enorme ed evidente spreco di risorse professionali ed economiche, con sperpero di soldi pubblici, mentre il personale tecnico impegnato sarà distratto dalle normali attività lavorative».
OSPEDALE, SITO SENZA PROPRIETÀ CHIESTO L’INTERVENTO DI PROCURA E CORTE DEI CONTI PER EVITARE SPRECHI
Da il Quotidiano del 21.4.09 PALMI - Individuato da un pezzo come sito «a costo zero », circoscritto, accettato dalle istituzioni competenti (un po' meno dal territorio, ma tant'è) e già oggetto di una progettazione preliminare su cui l'Ufficio Tecnico dell'Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria è al lavoro da due mesi, ma mai acquisito, almeno ufficialmente, al demanio pubblico. E' lo strano caso del parco da 8 ettari annesso alla Scuola Agraria «Galileo Ferraris» di contrada San Gaetano a Palmi, che dovrebbe ospitare il «Nuovo Ospedale»: quello che, tanto per intenderci, nel piano di riorganizzazione sanitaria della Regione, sarà chiamato (assieme al presidio sanitario già esistente di Polistena) «a dare una risposta definitiva alla domanda di salute» nella Piana di Gioia Tauro degli attuali 7 famigerati «mezzi ospedaletti». Il paradosso è che proprio la nuova struttura, progettata per mettere fine ai troppi casi di malasanità e di sprechi pubblici - già finanziata con 57 milioni di euro, a valere su un Apq Governo-Regione, e pronta ad essere costruita «in due anni» (Loiero dixit) grazie ad un decreto urgente di Protezione Civile - proprio per via di quel «piccolo dettaglio » del titolo di proprietà ancora mancante sul sito ove dovrebbe sorgere, potrebbe diventare, manco a dirlo, l'ennesimo spreco a danno dei contribuenti. Almeno così la pensano i promotori del «Comitato spontaneo pro Ospedale Unico» che dall'anno scorso hanno ingaggiato nella Piana una battaglia contro la scelta (non condivisa da tutto il territorio) di costruire a Palmi il nuovo nosocomio da 300 posti letto, raccogliendo peraltro, tra i cittadini, 18 mila firme a sostegno della loro causa. E che non ci pensano proprio, a rassegnarsi all'opzione Palmi: dopo la petizione e le continue segnalazioni (cadute nel vuoto) alla Regione e alla Provincia, Renato Bellofiore e Jacopo Rizzo, i due attivisti di Gioia Tauro, vere anime del «Comitato pro Ospedale Unico», ieri hanno deciso infatti di passare alle vie di fatto. Inviando stavolta al commissario dell'Asp 5, Massimo Cetola e al responsabile del procedimento, l'ingegner Francesco Costantino - ma per conoscenza anche alle Procure della Repubblica di Palmi e Reggio Calabria e alla Corte dei Conti - una «diffida dal proseguire, in assenza di titolo di proprietà, nella progettazione preliminare dell'Ospedale della Piana in Palmi presso i terreni ad uso scolastico dell'Istituto Agrario Galileo Ferraris». Nell'ammonizione scritta, che è stata spedita anche alla Regione Calabria, alla Provincia, al Ministero della Salute e persino al presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Giuseppe Pisanu, Rizzo e Bellofiore, ribadiscono innanzitutto la loro contrarietà alla «frammentazione dell'offerta sanitaria pubblica tra Palmi e Polistena» e il loro sostegno «a favore di Ospedale Unico della Piana da costruire a Cannavà - scrivono - nel rispetto della scelta ufficiale fatta dalla Conferenza dei Sindaci dell'ex Asl 10, in rappresentanza di 180 mila abitanti, in maniera istituzionale e soprattutto democratica, mediante l'adozione di una delibera votata il 3 ottobre 2007, nella quale 22 sindaci su 26 presenti hanno statuito che l'Ospedale della Piana dovrà essere costruito a Cannavà di Rizziconi, sito ritenuta centrale e di facile raggiungimento da tutti i comuni ». Ciò premesso, la diffida del fronte «pro Ospedale Unico» muove dalla considerazione che i terreni di contrada San Gaetano (che continuano ad ospitare vigneti e uliveti coltivati dalla Scuola Agraria) da un recente controllo presso la Conservatoria dei Registro Immobili di Reggio Calabria risultano ancora intestati all'Ente Patronato “Regina Elena” e che dunque «da ciò si evince che l'Asp 5 non ha, ad oggi, né la proprietà né altro titolo per procedere alla progettazione preliminare dell'ospedale che, in assenza di un titolo valido, sta comportando un'enorme ed evidente spreco di risorse professionali ed economiche con possibile sperpero di soldi pubblici». Né risulta, stando a quanto sostengono infine Rizzo e Bellofiore, che la Scuola Agraria sia mai stata messa al corrente dell'acquisizione del sito né tanto meno che con essa sia mai stata stipulata una convenzione, come prevede la legge nel caso di trasferimento ed utilizzazione di immobili appartenenti a soggetti diversi da Comuni e Stato e sui quali sussiste una destinazione ad uso scolastico.
Da Calabria Ora del 16 aprile 2009 di Marco Galimi La riapertura del reparto di chirurgia e delle sale operatorie dell’ospedale di Gioia Tauro, il “Giovanni XXIII”, sembrava aver finalmente messo fine ai disagi creati ai cittadini e alle polemiche nate dopo lo spostamento degli stessi reparti presso l’ospedale di Scilla. Ecco arrivare, invece, l’ennesima denuncia da parte della lista civica nazionale “Per il bene comune” sulla situazione sanitaria del nosocomio cittadino. Questa volta è la carenza e il depotenziamento dell’organico dei medici chirurgici a preoccupare il coordinatore del Pbc di Gioia Tauro, Iacopo Rizzo, e il coordinatore regionale, Renato Bellofiore, turbati dai gravi rischi che correrebbero i pazienti, i lavoratori del porto e i cittadini della Piana. La nuova denuncia è stata inviata oltre che al direttore sanitario dell’Asp 5, Vincenzo Rupeni, al presidente della giunta regionale, Agazio Loiero, ai commissari straordinari del comune di Gioia Tauro, al commissario straordinario dell’Asp di Reggio Calabria, Massimo Cetola, al presidente della conferenza dei sindaci, Domenico Rocco Ceravolo e alle procure di Palmi e Reggio Calabria. «Sin dalla riapertura delle sale operatorie e del reparto di chirurgia avvenute lo scorso 31 marzo – scrivono in una nota – l’organico preesistente alla loro chiusura, risulta carente della metà dei medici chirurghi». Secondo quanto affermano dal Pbc, infatti, la situazione di carenza del personale medico è causata al fatto che alcuni non sono rientrati dall’ospedale di Scilla e ancora non sono stati sostituiti, altri perché durante il periodo di chiusura del reparto di chirurgia trasferiti presso il presidio ospedaliero di Polistena, ed altri ancora non fatti rientrare perché in licenza o in permesso. Quello che chiedono dal Pbc è quindi «un immediato ordine di servizio che sin da subito risolva questi inquietanti disagi nell’erogazione di un servizio di pubblica ed indispensabile necessità protrattosi ormai da oltre 6 mesi». L’attuale situazione, che secondo i rappresentanti della lista civica, starebbe comportando notevoli disagi e gravi rischi alla popolazione, era già stata segnalata il 10 aprile scorso dagli stessi coordinatori del Pbc chiedendo un incontro con il direttore sanitario Asp 5, Vincenzo Rupeni. Richiesta che è stata fatta «personalmente alla segreteria del direttore sanitario, alla quale è stata anche inoltrata un sollecito di incontro, più volte richiesto ed ancora non concesso». La questione sanità nella Piana di Gioia.
Da Gazzetta del Sud del 16.4.09 di Vincenzo Toscano
GIOIA TAURO - Si mantiene alta la tensione sull'operatività dell'ospedale "Giovanni XXIII". Dopo l'ennesimo sopralluogo del coordinatore regionale della Lista civica nazionale "Per il bene comune", avv. Renato Bellofiore, e di quello locale arch. Iacopo Rizzo, gli stessi ieri mattina hanno fatto pervenire un "rapporto" al direttore sanitario dell'Asp 5 dott. Vincenzo Rupeni e, per conoscenza, al presidente della Regione, ai commissari straordinari del Comune di Gioia, al commissario straordinario dell'Asp 5, al direttore sanitario del "Giovanni XXIII", al presidente della Conferenza dei sindaci nonché alle Procure di Palmi e Reggio. «"Pbc" denuncia l'ennesima situazione di grave rischio – si legge – a danno dei pazienti, dei lavoratori del porto di Gioia Tauro e della popolazione della Piana a causa della carenza d'organico dei medici chirurghi. Sin dalla riapertura delle sale operatorie e del reparto di chirurgia, avvenuta lo scorso 31 marzo, l'organico preesistente alla chiusura dell'ottobre 2008 risulta carente della metà dei medici chirurghi. Alcuni perché non rientrati dall'ospedale di Scilla, altri perché durante il periodo di chiusura di Chirurgia trasferiti presso il nosocomio di Polistena e ancora non fatti rientrare, altri ancora perché in licenza e/o permesso. Situazione peraltro già segnalata il 10 aprile u.s. personalmente dai rappresentanti di "Pbc" alla segreteria del direttore sanitario dell'Asp 5». La Lista civica nazionale chiede quindi al dott. Rupeni, «un immediato ordine di servizio che risolva questi disagi nell'erogazione di un servizio di pubblica necessità». «Ci risiamo» afferma da parte sua l'on. Elio Belcastro (Mpa). «Ci eravamo illusi che con la riapertura di Chirurgia potesse tornare un po' di sereno ma evidentemente ci eravamo sbagliati. Sull'ospedale che dovrebbe "tamponare" una grande polveriera infortunistica e non, si continua a remare contro per portare a termine un disegno organizzato da una minoranza che pretende di chiudere un ospedale moderno e a norma, imponendo la realizzazione di un ospedale nuovo (e non unico) in luogo diverso da quello democraticamente deliberato».
Da il Quotidiano della Calabria del 16.4.09 di Nicola Orso
GIOIA TAURO - La lista civica “Per il bene comune” torna ad occuparsi dei problemi dell'ospedale “Giovanni XXIII” di Gioia Tauro. “Denunciamo l'ennesima situazione di grave rischio a danno dei pazienti, dei lavoratori del Porto e dell'intera popolazione della Piana a causa del depotenziamento dell'organico dimedici chirurghi che dovrebbero operare presso il nosocomio gioiese”. Così esordiscono Renato Bellofiore e Iacopo Rizzo, coordinatore regionale e locale del movimento Pbc, in una lettera inviata al direttore sanitario dell'Asp 5, Rupeni e al Governatore Loiero, alla Commissione straordinaria del Comune di Gioia Tauro, al generale Cetola, commissario straordinario dell'Asp 5, a Giuseppe Zampogna, direttore sanitario del “Giovanni XXIII”, a Rocco Ceravolo, presidente della Conferenza dei Sindaci, nonché alle Procure della Repubblica di Palmi e Reggio. “Sin dalla riapertura delle sale operatorie e di Chirurgia - scrivono - e anche prima, l'organico risultava carente. A ciò c'è da aggiungere che coloro che non sono rientrati da Scilla non sono stati sostituiti ed altro personale, temporaneamente destinato a Polistena, continua ancora a stare in trasferta”.
Da il Quotidiano della Calabria del 15.4.09 di NICOLA ORSO
GIOIATAURO -Il secondo inceneritore non verrà costruito a Gioia Tauro. Giovedì scorso nel corso di una riunione tenutasi a Roma tra il Governo e la Regione, si è stabilito di abbandonare l'idea del raddoppio dell'impianto. In un comunicato diffuso alla stampa la lista civica “Per il bene comune”, tramite i coordinatori locale e regionale, rispettivamente Iacopo Rizzo e Renato Bellofiore, esprime piena soddisfazione per la decisione presa. “Finalmente - riporta la nota - dopo tante battaglie durate due anni, le 8000 firme raccolte dai movimenti popolari composti da sindaci, partiti, parti sociali e singole personalità e dopo le manifestazioni pubbliche di Catanzaro, Lamezia e Reggio, anche questa battaglia di civiltà è stata vinta. L'aver messo da parte - continuano Bellofiore e Rizzo - la scellerata decisione del raddoppio, quando ormai era stato tutto stabilito, è la chiara dimostrazione che quando si procede sulla strada della legalità, in difesa dei principi imprescindibili della salute pubblica e del rispetto delle peculiarità del territorio, ogni ostacolo può essere superato”. Dunque, niente raddoppio dell'inceneritore, una prospettiva che aveva agitato gli animi di alcuni soggetti politici e non, una decisione che, se fosse stata attuata, secondo i sostenitori del no al raddoppio avrebbe provocato danni irreparabili all'ambiente e, di conseguenza, alla salute dei cittadini. Per Bellofiore e Rizzo ed il loro movimento, particolarmente impegnati sul fronte del no, possiamo dire che sia stata la gradita sorpresa dell'uovo di Pasqua. Soddisfazione è stata espressa anche dal sindaco di Laureana di Borrello, Domenico Ceravolo, che, fermo restando «l’impegno a verificare le emissioni », esprime compiacimento per la scelta della Regione, «che dimostra che quando i sindaci della Piana rimangono uniti, ottengono risultati». Ceravolo «Se i sindaci restano uniti ecco i risultati»
Ceravolo a nome dei sindaci: produttivo il fronte comune. Belcastro (Mpa): decisione sacrosanta Da Gazzetta del Sud del 12.4.09 di Vincenzo Toscano GIOIA TAURO
«Apprendiamo con soddisfazione la svolta stabilita giovedì scorso, a Roma nell'incontro tra il Governo e la Regione Calabria, al termine del quale si è deciso definitivamente che il secondo inceneritore (o il raddoppio del primo) non verrà costruito a Gioia Tauro». È quanto comunica la Lista civica nazionale "Per il Bene Comune" in una nota a firma del coordinatore regionale avv.
Renato Bellofiore e del coordinatore locale arch. Iacopo Rizzo. «Finalmente – si legge – dopo battaglie durate due anni, ottomila firme raccolte dai movimenti popolari, una grande manifestazione a Gioia Tauro il 22 dicembre 2007 con diecimila persone in piazza (movimenti, comitati, sindaci della Piana, partiti e singole personalità politiche, parti sociali), nonché proteste pubbliche a Catanzaro, Lamezia e Reggio Calabria, anche questa battaglia di civiltà, di democrazia e di valori profondi è stata vinta per merito di tutti questi soggetti. L'aver abbandonato la decisione del raddoppio dell'impianto di contrada Cicerna, con in gioco tra l'altro enormi interessi economici, è la chiara dimostrazione che quando si procede sulla strada della legalità, in difesa dei principi sacrosanti edimprescindibili della tutela della salute dei cittadini e del rispetto delle peculiarità dei territori, la volontà delle popolazioni residenti non può e non deve essere ignorata». Da parte sua Rocco Domenico Ceravolo, presidente della Conferenza dei sindaci dei Comuni ricadenti nell'Asp 5, organismo che insieme a movimenti e associazioni è stato promotore e protagonista di numerose mobilitazioni che indussero il governatore Loiero e il Consiglio regionale ad emanare la legge che bloccò il raddoppio dell'inceneritore, esulta per un risultato che «è una dimostrazione ulteriore del fatto che quando il fronte è comune è possibile raggiungere un obiettivo che va a tutto beneficio delle popolazioni amminstsrate. Continueremo a vigilare sul corretto funzionamento della struttura di contrada Cicerna, auspicando che la Piana di Gioia Tauro non venga mai più considerata come la pattumiera della regione». La notizia è stata accolta con favore anche dall'on. Elio Belcastro (Mpa), per il quale «era atteso con impazienza e trepidazione l'annuncio che la Regione aveva sposato la giusta causa delle popolazioni della Piana di Gioia Tauro che in tutti i modi civili e democratici avevano espresso e ribadito la loro ferma opposizione al raddoppio dell'impianto di termovalorizzazione di contrada Cicerna. È una decisione sacrosanta – continuato l'on. Belcastro – perché non è giusto che tutti gli impianti che creano disagi e problemi all'ambiente e alla salute vengano sistematicamente "assegnati" a Gioia Tauro. Mentre quando si presenta l'opportunità di dare qualcosa che serva a dare sollievo ai grossi problemi di disoccupazione esistenti nel territorio, tutto viene "dirottato" in aree più forti e protette. Come è avvenuto per la tanto sbandierata zona franca che ha avuto ben altre destinazioni (due a Lamezia) e per l'ospedale "unico" che la politica vorrebbe allontanare dalla zona di grande fruibilità e "codice rosso", aumentando la portata dei pericoli per cittadini e lavoratori».
Ospedale, riattivati da ieri sale operatorie e reparto chirurgia Galati: occorre un nosocomio capace di rispondere alle esigenze dell'intera area
Da Gazzetta del Sud del 1.4.09 di Vincenzo Toscano GIOIA TAURO
Chirurgia ha ripreso la sua preziosa attività al "Giovanni XXIII" dopo ben sei lunghi mesi di "distacco" a Scilla. Grande soddisfazione in città, di cui si è fatto interprete il commissario straordinario dott. Domenico Galati, il quale, dopo il sopralluogo di un mese addietro al nosocomio cittadino, ha intrapreso un'azione decisa e determinante per la riapertura delle sale operatorie.
«Quando le istituzioni dialogano – ha esordito Galati – riescono a risolvere tutti i problemi. E poi trovo giusto che Gioia Tauro diventi il baricentro delle strutture al servizio dei cittadini e dei lavoratori, visto che questa città è il fulcro su cui poggiano grandi strutture industriali ed economiche. Il porto, il rigassificatore in procinto di essere realizzato, hanno bisogno di un nosocomio capace di rispondere puntualmente alle esigenze dell'intera area. Questo è il fattore più importante che deve avere priorità e che non può essere disatteso. Per il resto, vedremo. Perché, oltre all'aspetto sanitario e infortunistico, vi sono altri problemi non meno importanti. Come la questione della mobilità e dei collegamenti dei quali i cittadini di Gioia Tauro e della Piana non possono fare a meno. Ed i lavoratori devono potersi servire di mezzi efficienti per raggiungere il loro posto di lavoro nel porto e nelle aree industriali. La viabilità – ha proseguito Galati – sarà interessata dai prossimi insediamenti e quindi bisogna pensare alle vie di collegamento prima che questi insediamenti vengano completati e messi in funzione. E tutto deve essere programmato e realizzato in anticipo per non stravolgere la vita dei cittadini ai quali bisogna offrire per tempo le opere di cambiamento. Operare in anticipo significa quanto meno procedere in parallelo alla creazione di tutte quelle infrastrutture capaci da fronteggiare in modo "indolore" l'impatto con la nuova realtà, di una città proiettata nel futuro. In questo contesto – ha concluso Galati – è fin troppo evidente che Gioia Tauro non può fare a meno di avere un ospedale che dia risposte ai cittadini e ai lavoratori. E il "Giovanni XXIII" non può essere lasciato così com'è, ma va necessariamente potenziato in divisioni e reparti perché non può delegare a nessuno il ruolo che ha e che è chiamato a svolgere con l'entrata in funzione di un colosso industriale come il rigassificatore».
Commovente la cerimonia d'inaugurazione cui hanno partecipato i dott. Zumbo, Cutrupi, Currò, il direttore sanitario dott. Giuseppe Zampogna e paramedici; la stessa è stata preceduta dalla benedizione dei locali da parte dell'infermiere Scarcella, nelle vesti di diacono. Renato Bellofiore e Iacopo Rizzo di Pbc che hanno avuto una grande parte nella "battaglia" di riapertura di Chirurgia, hanno dichiarato che «finalmente l'ospedale avrà all'attivo delle sale operatorie efficienti che permetteranno a reparti validissimi come urologia, pronto soccorso, chirurgia, cardiologia, anestesia di poter riprendere la loro piena e totale attività sanitaria, al servizio della popolazione. I cittadini della Piana e gli oltre 3.000 lavoratori portuali potranno tirare un mezzo respiro di sollievo. Diciamo mezzo perché fin quando non verranno riaperti i reparti e le strutture "portanti" come "traumatologia/ortopedia" e "medicina" ed a pieno regime quello di cardiologia con la terapia intensiva e radiologia h. 24, si continuerà a far rischiare la vita ai tanti lavoratori del porto. E' infatti di ieri notte la notizia che un lavoratore del porto ha subito un gravissimo incidente a causa della caduta di un container su di un arto inferiore, provocandogli un trauma da schiacciamento con amputazione parziale del piede destro. Purtroppo tale lavoratore portato d'urgenza al pronto soccorso dell'Ospedale più vicino, vale a dire Gioia Tauro, senza un servizio di radiologia notturna e senza il reparto di ortopedia, è stato dirottato per forza maggiore presso l'ospedale di Polistena. Il tutto perché ancora oggi qualcuno alla Regione e all'Asp 5 ha deciso, non si sa in base a quale logica, di ignorare la "polveriera infortunistica" e di continuare nella "frammentazione degli orticelli", facendo si che l'ospedale adiacente al più grande porto del Mediterraneo, non debba essere completo di reparti vitali come radiologia h 24, ortopedia/traumatologia, cardiologia e terapia intensiva, medicina, che lo renderebbero finalmente a tutti gli effetti un "ospedale per acuti" come previsto dal piano regionale».
Pbc conclude ringraziando quanti sono stati vicini "in questa battaglia di civiltà. Il dott. Galati, l'on. Belcastro, Cosimo Altomonte e Nunzio Candido del Pd, Pro Loco, l'Alaga, l'associazione pensionati e le società di mutuo soccorso di Gioia Tauro".
Dopo mesi di lavori all’ospedale Giovanni XXIII attive anche le sale operatorie Da Il Quotidiano del 1.4.09 di NICOLA ORSO
GIOIA TAURO - Da ieri mattina all'Ospedale “Giovanni XXIII” si respira un clima diverso. Dopo alcuni mesi di interruzione per motivi di lavori urgenti sono stati riaperti il reparto di Chirurgia e le sale operatorie. Le battaglie, condotte incessantemente dalla lista civica “Per il bene comune” e da altri soggetti politici e non, fra questi l'Alaga e la Pro Loco, hanno prodotto il risultato sperato. “E' un ottimo traguardo per la città e per tutti coloro che si sono adoperati affinché si tornasse alla normalità - ha detto il responsabile locale del Pbc Iacopo Rizzo - nel corso della breve cerimonia aperta dalla benedizione, a cura dell'infermiere professionale Antonio Scarcella, che è anche diacono ed alla quale hanno artecipatoi dirigenti medici Giuseppe Currò e Franco Cutrupi, il direttore di Urologia Antonino Zumbo, l'aiuto chirurgo Carlo Madafferi, nonché il personale infermieristico ed ausiliario. Da parte sua Renato Bellofiore, coordinatore regionale del Pbc, ha affermato: “Questo è uno degli obiettivi che ci siamo preposti perché nella Piana di Gioia Tauro possa ritornare una sanità efficiente. Riteniamo che l'Ospedale di Gioia Tauro sia in grado di dare un grande contributo. Qui ci sono reparti validissimi, con altrettanto valido personale medico e paramendico che, avendo gli strumenti adeguati, può garantire sanità di alto profilo”. Compiacimento per i risultati ottenuti sono stati espressi dal direttore sanitario del nosocomio gioiese Giuseppe Zampogna e dal commissario prefettizio Rocco Domenico Galati. Quest'ultimo, qualche tempo fa, si era personalmente recato in ospedale per una ricognizione di carattere generale sullo stato complessivo della struttura sanitaria. “Sono soddisfatto - ha detto Galati - in una sua breve dichiarazione. L'Ospedale di Gioia Tauro, per il ruolo strategico che ha, merita la massima attenzione e l'impegno della Commissione Straordinaria il cui sforzo è volto di azionare un'opera di salvaguardia della legalità e dei diritti a partire da quello alla salute. Saremo vigili anche nel futuro per evitare che accada quanto si è verificato in futuro e cioè che per piccoli, banali incongruenze o guasti il presidio ospedaliero venga chiuso o trasferito”. Da ieri, dunque, Chirurgia e sale operatorie in piena efficienza, per affrontare le necessità della popolazione del comprensorio.